Dopo un’adolescenza difficilissima non ho più energie

Salve dottoressa, Mi chiamo Jessica e ho quasi 27 anni. Cercherò di farla più breve possibile. Ho vissuto un’infanzia e un’adolescenza a dir poco sconcertante. I miei genitori hanno divorziato quando avevo 6 anni.


Poco dopo mia madre è caduta in depressione da cui non è mai uscita, anzi è peggiorata divenendo schizofrenia. Io ho vissuto i primi anni successivi insieme ai miei nonni materni (e a mio fratello più piccolo ) quando purtroppo a 12 anni viene a mancare mia nonna, per me ormai madre, e dunque cado in questo vortice depressivo (ma ero troppo piccola per capirlo). Due anni dopo muore mio nonno (altra figura principale perché mio padre lo vedevo solo una volta al mese se non meno). Dopo il decesso di mio nonno mi vedo obbligata ad andare a vivere con mio padre all’età di 14 anni, senza però averci un rapporto vero e proprio e subendo il distacco dalle uniche amiche che avevo. Gli anni dell’adolescenza sono stati comunque molto difficili e tributati dovuti alla scalata nel conoscere mio padre e nel frattempo nel recare aiuto e cure a mia madre, con cui poi sono tornata a vivere siccome comprò una casa vicino a mio padre. Ho dunque subito le sue crisi e non ho mai vissuto a pieno la mia crescita, dovendo pensare al suo benessere. All’età di 16 anni nasce anche mia sorella, da parte di mio padre e la nuova moglie. Per qualche anno tutto sembra restare vagamente in modo discreto (se tralasciamo il mio stress di stare dietro ad una persona schizofrenica e in più una bambina neonata ). All’età di 18 anni “scappo” di casa perché incontro un ragazzo di cui mi innamoro follemente e mi sento che per la prima volta nella vita posso avere una famiglia, la sua. In tutto  questo finisco la scuola e mi diplomo. La vita però ovviamente non può essere vissuta sulle spalle degli altri, perciò un anno dopo decido di trasferirmi a Londra. Mi trovo tuttora a Londra, sono passati 6 anni. Ho lavorato duramente e ho fatto un college, adesso sono iscritta all’università e lavoro e studio allo stesso tempo. Però la vita ha continuato a non darmi tregua. Qualche anno fa sono stata picchiata in strada e ho affrontato tutto da sola. Ho l’anemia quindi spesso mi sento debole e devo fare trasfusioni di ferro. Ma continuo comunque ad andare avanti, lavorare duramente, anche se mi sento sola, anche se spesso sto male. Ho recuperato il rapporto con mio padre ma comunque lui non sa il dolore e il peso che porto dentro. Non sa cosa voglia dire per me lottare costantemente da sola. Essermi trovata in padiglioni di ospedali, sola, in un altro paese, con flebo di ferro attaccate alle braccia. O non sa cosa provo a faticare ogni giorno per lavorare e studiare. E non gliene faccio una colpa. A nessuno parlo di questo. Mi dico che sono forte. Che continuerò a lottare. Che non sarò come mia madre. Ma adesso sono arrivata ad un punto che non riesco più. Sono stanca, vedo solo nero.

Per fare la tua domanda manda una mail a girlpower@banzaimedia.it

Cara Jessica, non tutti sono in grado di affrontare con forza e determinazione ciò che lei ha sostenuto da sola in tutti questi anni e in un periodo significativo della sua vita. La sua energia e vitalità le hanno permesso di costruire qualcosa di speciale e autentico e forse ora si è soffermata a riflettere sulla energia impiegata. È quindi naturale, se non fisiologico, avere bisogno di qualcuno che possa sostenerla con lo stesso vigore con cui lei ha sostenuto le persone e le circostanze attorno a lei.
È importante che lei lo faccia considerandolo un pieno diritto a tutela della sua salute psicofisica.

Precedente Amo ancora la mia ex: come riprendere in mano la vita? Successivo Attacchi di panico e situazione sentimentale travagliata