Perchè i miei genitori preferiscono mia sorella?

Buongiorno Dottoressa. Le scrivo perché sono in cerca di consigli… Ho 25 anni e da anni ormai non ho un rapporto con i miei genitori… Fin da piccola non ho mai avuto molta confidenza con loro a causa anche del lavoro dei miei che li costringeva a restare fuori casa per molte ore…


Sono sempre stata messa da parte, considerata stupida, asociale, maleducata… ma la realtà era un altra… Ho una sorella più grande, ormai sposata e con un neonato, ma con lei le cose vanno molto peggio….mi tratta come se fossi una nullità e aizza i miei contro di me. Nonostante io con le mie forze sia riuscita ad aprirmi delle porte lavorative.

Lei è la figlia che ha dato soddisfazioni, che è più intraprendente (anche se la sua è più maleducazione verso gli altri per il suo essere “superiore”). Dopo la nascita di mio nipote ormai io non sono più niente…mio padre e mia madre riempiono di attenzioni e di soldi loro che spendono e spandono mentre io faccio due lavori per poter andare avanti…
A me non interessa più nulla, ormai mi sono rassegnata… ma non posso andar via di casa perché non riuscirei a mantenermi…. ci sarebbero altre cose da dire… forse non c’è un filo logico…. volevo solo scrivere un po’…. buona giornata.

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Quando non ci si conosce bene è facile fraintendere o interpretare male gli atteggiamenti dell’altro. Tale disagio resta nonostante si cresca. Può succedere anche che quando le cose all’interno della famiglia non siano prettamente ‘sane’, si ricerca un ‘capro espiatorio’ sul quale riversare le proprie paturnie o mancanze. Di conseguenza gli si attribuiscano delle ‘etichette’ senza che questi le abbia ricercate. Ma è sempre la coppia genitoriale a strutturare tali dinamiche e pertanto l’atteggiamento degli altri fratelli ne è molto condizionato.

Ciò perché ogni nascita ha una storia pregressa vissuta dai genitori e da chi già era in vita.

E’ opportuno però iniziare ad esprimere i propri vissuti in modo sincero e aperto anche se non si è abituati. C’è sempre tempo per cominciare a conoscersi e pertanto essere considerati diversi da ciò che gli altri dicono. Ciò che loro ‘evitano’ non è tanto la persona quanto ciò che la stessa può rappresentare per loro.

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