Stanca di essere forte a tutti i costi

Buongiorno, sono una donna di 42 anni e sono davvero stanca della mia vita; sono 20 anni che faccio una vita orrenda; mia madre si è ammalata di cancro nel 1996 ed è morta l’anno seguente; era l’unica persona che mi capiva, con cui riuscirei a sopportare tutto lo schifo che mi circonda, ma lei non c’è più.

Mio padre e mio fratello non mi chiedono niente, potrei presentarmi con i capelli verdi e dipinta di rossa che non alzerebbero un sopracciglio, le rare volte in cui ho pianto davanti a loro prendevano la porta e uscivano in silenzio. Ho studiato tanto, prima il liceo classico, poi l’Università, ma da quando è morta mia madre lavoro nelle rivendita di materiali edili di famiglia, un lavoro che odio , che non porta niente se non preoccupazioni e notti in bianco, devo fare tutto io, l’ufficio, il piazzale, le pulizie e vorrei tanto andarmene, ma se andassi via in 1 mese andrebbe tutto in malora e allora le bimbe di mio fratello sarebbero in mezzo ad una strada e allora sopporto sempre ed ancora. La vita privata fa schifo, non ho un compagno, niente di niente; ho avuto una storia davvero importante, in cui si parlava di matrimonio, ma lui mi ha lasciata dalla sera alla mattina e ormai sono passati 12 anni, da allora poche stupidaggini di una sera e niente altro; non sono una top model ma non sono brutta, me lo dicono in tanti eppure mi ritrovo sempre da sola; sono andata da una psicologa 12 anni fa ma non ne ho tratto nessun beneficio e adesso non resisto più; dopo l’ennesimo fallimento (un uomo che ho conosciuto allo stadio) voglio solo che finisca questa sofferenza, vorrei riuscire a rassegnarmi al fatto che sarò da sola tutta la vita e accettare questo senza soffrire: non ne posso più di sentirmi dire che sono io a volere questa situazione e che devo cambiare il mio approccio; ho provato ad accettare questa solitudine, sono anche andata in vacanza da sola, ma è stata una schifezza (perdoni il termine); vorrei solo smettere di stare male.Grazie

Accettare la perdita di qualcuno di cui ci si è preso cura per tanti anni è difficile e doloroso, ci vuole tempo. La figura materna è un punto di riferimento molto importante. Per una donna rappresenta tante cose, un modello, un’amica, un perno sul quale basare la propria crescita psicoaffettiva e comportamentale. È per questo che negli anni tale presenza diventa sempre più significativa. Ammalandosi però, anche se non sempre in maniera palese, mostra la sua fragilità ed il suo bisogno di cura, regredisce ed anche il suo ruolo cambia. Ed allora chi, come lei, risulta essere forte prende il suo posto divenendo il sostegno ed il punto cardine di tutta la famiglia. È evidente che se per tanti anni è stato così, gli altri faranno riferimento a questa nuova figura che prima era figlia poi diventa donna e madre di tutta la famiglia d’origine e anche di più (se andassi via in 1 mese andrebbe tutto in malora e allora le bimbe di mio fratello sarebbero in mezzo ad una strada).

Gli altri quindi non riescono a consolare una donna che se l’è sempre cavata da sola, che vedono forte, poiché non saprebbero da dove cominciare. È chiaro che la ‘donna’, intesa come essere femminile, ne risente poiché non è riuscita a realizzarsi e a dedicarsi ad una relazione, rinunciando a se stessa (vorrei riuscire a rassegnarmi al fatto che sarò da sola tutta la vita e accettare questo senza soffrire). Ma il suo sacrificio va ben oltre la necessità. Gli altri dovrebbero imparare a gestire da soli la propria vita indipendentemente da lei. Quando si strutturano determinate dinamiche all’interno di una famiglia è difficile uscirne per poi modificare il proprio e poi l’altrui comportamento. Bisogna fare un
lavoro interiore molto importante e complesso pertanto il percorso diviene abbastanza impegnativo. Guardare adesso indietro ed accorgersi di non aver pienamente vissuto la propria giovinezza rinunciandovi, non è cosa da poco ma a 40 anni la donna diventa consapevole di tante cose che prima non osservava anche perché non sembravano importanti. C’è sempre un momento nella vita in cui si sente un bisogno pressante di cambiare, bisognerebbe ascoltare quella necessità ed esternarla. È un’opportunità a cui non bisogna rinunciare poiché la rinuncia ormai fa parte del passato.

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