Una relazione finita impossibile da dimenticare

Cara dottoressa, Ho un problema. Cercherò di fargliela breve per poterle fare capire il più possibile della mia vita. Ho conosciuto il mio primo amore quando avevo 14 anni appena compiuti, abbiamo avuto una relazione per 4 anni e mezzo.

Una relazione complicata, fatta di gelosie morbose, di insicurezza, di lacrime ma di un amore quasi devastante. Mi sono sempre sentita come se non fossi abbastanza, ero in continua ricerca di qualcosa con cui potergli dimostrare che non doveva lasciarmi, che non doveva sostituirmi o farmi del male. Ma puntualmente mi lasciava e i giorni successivi lo vedevo con altre ragazze passarmi davanti e guardarmi come per dire “hai visto? non sei nessuno per me, posso sostituirti quando voglio”! Successivamente tornavamo sempre insieme. Lui nei miei confronti ha un amore malato, un amore di ossessione e possessività. Io lo amo e basta, l’ho sempre amato. Due anni fa (all’età di 18 anni) ci siamo lasciati, e dopo due settimane lui si è messo con la mia migliore amica con cui sta da due anni a questa parte. Io in questi due anni ho sempre sofferto il fatto che non riuscissi ad innamorarmi, non davo tempo a nessuna relazione di crescere, a nessun sentimento. Tutto sembrava accendersi nella prima settimana di conoscenza, ma poi zero assoluto. Finchè 4/5 mesi fa ho deciso di avere quel confronto che non avevo mai avuto con quel “lui”. (Ci eravamo lasciati ed io avevo successivamente scoperto la loro relazione ma non avevo chiesto ne sentito nessuno dei due perchè non volevo saperne più nulla). Siamo tornati a parlare e da li è nato qualcosa che non so definire, per 3 mesi e mezzo abbiamo fatto l’amore (lui continuava a stare con lei) e ci siamo detti cose cosi profonde che neanche in 4 anni della nostra relazione . Poi ci siamo persi, abbiamo scelto per il bene di entrambi che non era corretto. O forse ha scelto lui, come sempre. Il motivo per cui le scrivo è perchè vorrei sapere PERCHE’ piango ogni qual volta parlo di lui. Se leggo un suo messaggio, se lo nomino e se parlo dei miei sentimenti. Potrei essere nella giornata più felice del mondo. Ma se si tratta di lui sono un fiume in piena, con lui non riesco a trattenere nulla. Ne l’amore, ne i pensieri, ne i sentimenti ne le lacrime. Eppure la mia vita scorre in modo normale, quasi equilibrato. Avrei potuto decidere di tornarci insieme e non ne avevo intenzione, ma.. Piango se si tratta di lui. Mi emoziona. Mi fa male. Spero di averle dato un’idea di quello che vivo, e vorrei tanto sapere un suo parere a riguardo. Grazie Buona giornata Veronica

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Quando l’amore fa soffrire, fa anche piangere e qualcosa che resta ‘incompiuto’ diventa motivo di sofferenza. Lasciar andare è difficile, pertanto qualsiasi ricordo legato a ciò che si avrebbe voluto fa male. La porto però a riflettere su quanto questa relazione abbia invece fatto emergere di lei. Forse è cambiata e di conseguenza tornare indietro sarebbe come riproporre un modo di essere ormai abbandonato. Nell’amore non vi è necessità di dimostrare all’altro un ‘motivo’ per non essere lasciato, l’altro resta perché lo desidera. La paura dell’abbandono è la prima causa di incomprensioni,litigi, gelosie perché non permette alla relazione di crescere in termini di fiducia. Quest’ultima è fondamentale per far funzionare qualsiasi tipo di rapporto, soprattutto affettivo, e in linea di massima non vi è necessità alcuna di dover dimostrare di essere migliori per il semplice fatto di convincere l’altro a restare. La prima forma di amore è verso di sé.

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