Sorsi di mamma – Poesia per la settimana mondiale dell’allattamento

Sai, piccola mia, sono diventata tua madre in un attimo, quando quella seconda linea blu è comparsa tra le mie mani, quando il sorriso di mio marito è diventato l’emozione di un papà, nei suoi occhi c’era già il tuo profilo: assomigliavi a me, così mi ha detto e rideva perché io non sarei stata più l’unica donna della sua vita. Era marzo inoltrato, ero tua madre da tre mesi e nella primavera c’era il profumo della tua pelle. Sono diventata madre a ogni chilo messo, a ogni voglia di fragole e cioccolato che veniva improvvisa durante la notte; sono diventata più madre a ogni ecografia, a ogni nausea, a ogni maglietta che mi aderiva sempre più addosso, che ti aderiva sempre più intorno. Sono diventata madre a ritmo del tuo cuoricino impazzito, a tempo del tuo singhiozzo, facendo da palcoscenico alle tue coreografie acrobatiche; e se delle volte mi dimenticavo di esserlo, era poi un sorriso commosso a ogni tuo calcetto di rimprovero. Sono diventata madre a ogni coccola lenta tra le lenzuola, a ogni mancanza di fiato, a ogni scarpa con il tacco lasciata nell’armadio perché bastavi già tu a farmi camminare in bilico, con la mia pancia protesa al mondo; sono diventata madre a ogni “sarà difficile!”, “non sarai troppo magra?”, “devi mangiare per due!”, a ogni cambiamento del mio corpo, alla meraviglia di essere casa per un altro, al mio non riuscire più a guardarmi i piedi, tanto ti fossi messa tra me e la terra per ricordarmi di come mi avessi portato in cielo, venendo proprio da me. Sono diventata madre a ogni linea impazzita del tracciato, io anche impazzivo per te; sono diventata madre in una notte di settembre, a ogni spinta, dolore dietro dolore sempre più madre; sono diventata madre al tuo vagito, a vedere i tuoi occhietti spaesati, davanti a un fagottino leggerissimo e tutto capelli, proprio come me; lo sono diventata mentre piangevo stanca morta ma tremendamente viva con addosso te. Sono diventata madre sotto un fiocco rosa appeso alla porta di casa, davanti al mio terrore di farti male anche solo guardandoti. Sono diventata madre giorno dopo giorno, fino a quando sei nata.

Sono diventata anche mamma, con pazienza ed eravamo io e te: non più tu in me, stavolta io in te. Tu che hai imparato a conoscermi, ad attaccarti a me, tu bevevi sorsi di mamma. E in quel latte c’era tutta la me che non avevo mai fatto incontrare a nessuno: gocce di tutti i miei ricordi più profondi, delle malinconie più nascoste e tanti bicchieri dell’amore tra me e papà, acqua benedetta, pozione magica che ci ha regalato te.

Sono diventata mamma ogni tre ore, da quando sei nata, o anche prima se sei tu a chiedermelo. E mi chiami mamma ogni volta che mi pizzichi il seno mentre bevi, ogni volta che succhi affamata, ogni volta che mi prendi solo perché vuoi coccolarti. In ogni goccia ci sono io, con te, per te. E vorrei nutrirti del coraggio che si ha quando ci si sente soli, della bellezza che ti salta addosso se vivi la vita meravigliandoti, del rumore che fa la felicità quando ti esplode accanto, dopo che l’hai sentita crescere dentro; il mio latte ha l’odore di tutti i miei pensieri, il sapore delle corse che hanno portato al traguardo, il retrogusto amaro degli inciampi, il profumo dei miei sogni. Ti riempie la bocca, ti entra nel sangue, ti tocca il cuore, ti fa crescere ed è sapore di mamma. Mamma dentro di te, per insegnarti che le radici dell’amore si insinuano in terre fertilissime, che sono libere però di far nascere tutti i fiori che vogliono. Ecco, tu sii il fiore che vorrai, non avere il mio stesso colore, i miei stessi petali, il mio stesso profumo . Io dentro di te sono solo a ricordarti di come piegarti al vento, di come sbocciare quando hai il caos dentro, di come farti annusare, da chi farti cogliere.

Ti ho fatto nascere una volta, amore di mamma; tu mi metti al mondo tutte le volte che bevi sorsi di me.

 

 

 

[quella che va dal 01 al 07 Ottobre è la settimana mondiale dell’allattamento al seno. E io ho voluto omaggiare questa meraviglia con le mie parole. Ringrazio Marta e Cinzia, mie modelle.]

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