Le donne foglia con l’autunno addosso

Se ne incontrano tante adesso, di donne foglia. Hanno scarpe con un tacchetto basso, indossano pantaloni stretti e un maglioncino prolungato fino all’inizio delle dita, capelli sciolti ma incastrati nella sciarpa. Addosso, l’autunno. Sul viso le lentiggini sono più evidenti, sarà il primo freddo, il vento o i sogni che tendono a pronunciarsi sulle guance, per farsi vedere, non so. Il solito ciuffo spettinato anticipa il loro cammino con fare irriverente, spocchioso, coraggioso. Escono in frotta, di mattina presto, con le mani in tasca e la malinconia a portata di mano, difetto e imperfezione fanno di loro un incanto. Vanno dove vogliono, fanno ciò che vogliono, le donne foglia. Sembrano essere padrone del mondo, quando invece hanno paura anche a voltare l’angolo dei propri pensieri, per il timore di trovar lì dietro qualcosa in cui non riconoscersi nemmeno. A guardarle bene, hanno gli occhi di chi vi è riuscito a incastrare un Cielo intero e a riconoscere la propria vita nella forma delle nuvole. Insicurezze, entusiasmi e poi silenzi, gelose del loro cuore, si chiedono dove vadano a finire le loro parole, quelle dette quando posano la testa su braccia forti, su sorrisi di giganti, sul coraggio dei più fragili.

Sono bellissime e non lo sanno, forse è proprio questa loro inconsapevolezza ingenua che le fa essere meravigliose. E arrossiscono appena a un saluto inaspettato, a una canzone che dà loro il buongiorno, “Anche a te, Battisti, buona giornata!”. Arrossiscono un pochino di più, invece, quando tradiscono i loro destini. Arrossiscono e sembrano più vive. Arrossiscono, tingendo di rosso tutti i loro sospiri, dando un nome al proprio dolore. Arrossiscono e non hanno più il coraggio di abbracciare, s’accartocciano a ogni temporale, che sia di pioggia, di lacrime, di emozioni, d’amore. Le donne foglie io le chiamo anche donne attesa. Perché aspettano, aspettano quella giusta folata di vento che le travolga, che le inviti a ballare un bel tango lontano dal loro tronco, senza nostalgie, senza remore e rimpianti. Aspettano che passi la paura, aspettano di lasciarsi odiare, aspettano che la rugiada racconti loro, di mattina presto, cosa sia accaduto tra il Cielo e la Terra durante la notte. Lo ascoltano in silenzio, tutte vicine, sotto un albero che non è il loro. E sembra una festa a cui ci si è appena infiltrati o pare anche un centro d’ascolto. “Salve, sono una foglia d’autunno e sono dieci giorni che non piango”, e lì scatta l’applauso. Le donne foglia sono musica di prati rossi, sono colonna sonora di un film erotico in cui gli alberi non fan altro che spogliarsi. E sono melodia di poesia d’amore, quando sotto il loro scricchiolio due amanti si promettono di rivedersi a primavera, o di far nascere una nuova primavera scalciante e poppante in loro.

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