La donna-parola

E c’era lei, capelli corvini, intrecciati di sogni e malinconia. E c’era lei, che s’abbatte spesso ma torna sempre con la rincorsa, che sembra sabbia ma sa essere montagna; e c’era lei che s’era presa vento e baci in faccia. E c’era lei, che si portava le parole addosso, come fossero un guscio e insieme una ferita. Erano nere, come le nuvole del temporale, lampi negli occhi e fragore tutto intorno. Hai presente che rumore fa l’anima quando usa il buio per testare la sua luce? Tuona. Ed è lo stesso rumore che fa una poesia quando cade dalle ciglia. Tuona, poi s’allontana. La solitudine invece non ha mai le gambe, non se ne va mai via da sola. E s’attacca addosso. Come fa la paura. Ed è difficile dire a entrambe che si è trovato il coraggio.

C’era lei, con le parole che le correvano lungo la schiena, come fossero brividi. E lettere ribelli sulla spalla. E delle volte se le attaccava al seno, lì, al cuore, come una madre premurosa, che per farle crescere, le parole, bisogna nutrirle con il silenzio. E c’era lei, che l’accarezzava, sia quelle di ieri, sia quelle di oggi.

“Battito” era scritto sull’avambraccio, “blu” dietro la scapola, “rimani” sul collo, “mare” sul polso, ripetuto tre volte, quindi “tre-mare”; “eco” intorno all’ombelico, “ticchettio” sul fianco, “scrivo per non morire” dietro il ginocchio, “primavera” sul collo del piede, “vento” dietro la schiena, all’altezza dei polmoni, perché quando ami, quando ami forte, l’aria è buona anche da mangiare. Erano parole calde come serate d’inverno con i suoi capelli tra le dita, mentre dorme, lì, davanti al caminetto; erano parole di chi s’abbraccia prima di maledirsi, di chi la mattina si sveglia malconcio, per aver sognato troppo, erano parole di chi ha sentito l’odore della paura, di chi ha la neve che scende dagli occhi, di chi ha sempre avuto tutto, ma ha sempre amato solo quello che gli è mancato.

E questa lei io l’ho vista l’altro giorno camminare per strada con un vestito da sposa. S’è lasciata dietro tutto quello che aveva progettato, per vivere giorno per giorno quello che aveva sempre sognato. Perché la fantasia trasforma i sassi in pianeti e se alla fantasia accompagni l’amore, quando perdi i treni, non perdi occasioni, quando perdi treni non stai lì a disperarti, quando perdi i treni, a dirla tutta, te ne freghi: perché dei treni non hai più bisogno. Hai imparato a volare. E a farlo a modo tuo.

 

 

[Nella foto c’è Viviana, alla quale faccio ancora tantissimi auguri!]

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