Invento sempre il modo

Invento sempre il modo.Per aspettare un incontro, per ingannare il colore, per allontanare un abbraccio, per riflendere nel suo sguardo, per fare un identikit al mio dolore e dargli un nome, perché m’hanno detto che solo così mi obbedisce. Invento sempre il modo di dire che sarò capace, di farmi però mancare il coraggio, di deludere un sorriso, di farmi venire da ridere, di sorridermi dopo essermi risa in faccia, di farmi venire da vivere, di non lasciarmi andare. Invento sempre il modo di sbarazzarmi dal tremore, di star scomoda se la Luna mi offende, di dare un nome ai falsi eroi, di parlare al Cielo, di guardarmi come fossi il mio sbaglio più importante. Invento sempre il modo di farmi promesse, di scrivermi poesie come preghiere, come la mia età tra le dita. Invento sempre il modo di demolire un ricordo, di parlarmi addosso, di urlarmi contro, di piangermi addosso, di regalarmi silenzio, di lasciare a metà quei miei due o tre guai. Invento sempre il modo di dedicarmi qualche folata di vento, per mangiare il Sole, per fare l’amore, per paragonarmi al buio, che sta a occhi chiusi per abituarsi alla sua, di oscurità. Invento sempre il modo con la paura che non sia vero, per colmare il vuoto, per svuotare il bicchiere, per gli atterraggi di fortuna tra due braccia protese, per raccogliere le briciole. Sono sogni in frantumi, strette di mano che si sono allontanate. E della lontananza invento sempre il modo per farne una treccia: legame dell’innafferabile, fragili intese. E le notte contese tra stelle e bugie? Invento sempre il modo per spiccare il volo delle consapevolezze, per una mezz’ora al giorno di malinconia. È la mezz’ora più bella della giornata, sempre. Invento sempre il modo per non smettere mai di cercarmi, specialmente in tutto quello che scrivo, in quello che taccio, in quello che semino in giro per il mondo. Per cercare qualcosa di più, per correre forte e dirmi che non posso far di più. Invento sempre il modo per per avere il mare in mano, per averlo dentro e nuotarci come fanno i poeti e gli innamorati, che poi sembrano un po’ la stessa persona, pazzi entrambi.Invento sempre il modo, soprattutto per guardare le persone, perché penso sia il mio mestiere immaginare come le coincidenze le abbiano cambiate. Invento sempre il modo di arrossire al balenare di ricordi pungenti, per piangere dopo mesi di astinenza, con le guance che mi profumano come la terra d’estate, al primo temporale. Di fare uno chignon di ricci e sogni o di lasciarli sciolti, chissà si avverino prima. Invento sempre il modo e lo faccio sempre con il cuore.

Col cuore.
Non credo d’aver mai fatto nulla che non sia d’amore.
Un gesto d’amore, qualsiasi cosa io faccio è amore. Amore malandato, impacciato, deluso , offeso, arreso, arrabbiato, ma amore.
Non ho mai pensato di far qualcosa senza innamorarmene. Mi innamoro di ogni cosa che faccio, dal sentire un profumo, al sorridere a qualcuno.
Amo febbrilmente ogni cosa che m’appartiene, ma amo ancor di più ciò che mi viene tolto.
Amo le mie lacrime e ciò che non so dire, amo i miei sbagli e quello che ancora devo rifare.
Mando sempre tutto a monte, con amore. Invento sempre il modo di fare anche questo, così.

E mi guardo vivere, come se viaggiassi su un pulmann d’estate, con un’aria che è buona pure da mangiare. E mi sento vivere, quindi resto qui. Passeggera di me stessa. E faccio buon viaggio. Con un ago in tasca, pronta a ricucire, a ricucirmi.

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