Assenze, ritorni e legami di pancia

Quando scompaio all’improvviso da questo blog è perché ho bisogno di stare da sola. Quando ricompaio, è perché mi sono ritrovata. Possono passare poche ore o settimane o tanti mesi, come in questo caso. L’importante è tornare e, quando lo si fa, avere qualcosa da raccontare.

Aspetto un bambino.

Ecco, questa è la grossa novità che mi ha tenuta lontana da qui. Chi mi conosce sa che ho già più e più volte scritto poesie dedicata alla gravidanza e alla maternità: non mie ovviamente. Era tutto frutto di immaginazione condita con quel pizzico di sensibilità che spero non mi abbandoni mai. Mi sono stupita di me stessa quando, comparsa quella linea blu su quel test quella mattina del 21 Aprile, io non abbia scritto più. No, non ho scritto più: nemmeno una riga, nemmeno una parola. Né qui, né altrove. Ho comprato anche un quaderno: ha la copertina gialla ed è pieno pieno di righe che sono rimaste vuote. All’inizio non ci ho nemmeno fatto caso: ho semplicemente pensato fosse un periodo e ho sperato durasse poco. Altre volte mi sono sforzata: mi sono seduta davanti al pc, cn la musica nelle orecchie, come ho sempre fatto, come mi è sempre stato naturale; le mani, però, non scrivevano, la testa era completamente in blocco, il cuore in tilt. Mi ripetevo come non fosse possibile, mi chiedevo che fine avesse fatto quella penna spettinata che per dare ordine al caos interno aveva sempre trasformato tutto in inchiostro. Una crisi passeggera, mi rincuoravo così. Invece, è durato sette mesi. Sette mesi di silenzio, di allontanamento da quello che pensavo fosse per me sfogo, aria, esigenza, vita. Vita. Ecco, forse quando te ne comincia a crescere una dentro, passa tutto in secondo piano, anche quello che prima pensavi ti facesse davvero vivere. Ecco, forse quando ti scoppia dentro la magia, solo il silenzio è così forte da poterla descrivere. Ecco, forse è per questo che non ho scritto nulla per tutto questo periodo. Perché nel frattempo è successo qualcosa di veramente straordinario, di così primordiale, di così maledettamente forte, qualcosa che è allo stesso tempo il fatto più nuovo e quello più antico del mondo. Ed è per questo che non si può dire, che non si può scrivere, al massimo si può cantare, si può ridere, si può danzare, si può ascoltare, si può amare. Perdonate quindi la mia assenza: ero persa ma al tempo stesso impegnata a raddoppiare la mia presenza.

Sto bene e sono felice. Anche se sono cambiata, anche se delle volte ho paura. La gravidanza ti sconvolge talmente tanto che sei anche felice di avere paura. Sto bene, anche quando gli ormoni impazziscono, quando rido piangendo e piango ridendo, quando mi sento un po’ stanca, quando mi fa un po’ male la schiena, quando scappo in bagno ogni 5 secondi, quando di notte mi sveglio più volte. Sto bene, perché lui sta bene. Sto bene, sono al settimo cielo e al settimo mese. Sto bene e ho una pancia in lievitazione. La pancia. Nella mia pancia c’è una stanza, la tua stanza. La mia pancia è una stanza, con i muri portanti forti come fossero di cemento armato, ma così delicati come fossero fatti di morbido cotone. Una stanza, con un pavimento che odora di primavera, con le pareti che si allargano giorno dopo giorno, per farti spazio, per farti tempo. Una stanza che è come quel ritornello che dice “…non ha più pareti, ma alberi infiniti…”. Ecco, la mia pancia, la tua stanza è canzoni stonate, corse forsennate, mare calmo, occhi raggianti, muri roventi, venti polverosi, acquazzoni estivi, urla da stadio, guance sporche di gelato, pozzanghere di cielo, ciambelloni al cioccolato, sudore freddo, tramonti romantici, nottate insonni. Ecco, sei tutto questo, pancia mia, casa tua. La pancia. Dovremmo imparare a volerle bene. Le decisioni migliori si prendono di pancia, quando si ride troppo fa male la pancia, “pancia mia fatti capanna” e i crampi alla pancia per rabbia, per fame, per ansia, per felicità? Ho capito che è sempre tutta questione di viscere. E le viscere non mentono mai. Soprattutto quando hanno un profilo dal nasino pronunciato e due piedini che non fanno altro che bussare. La pancia come porta. Come cassa di risonanza. Come scrigno, come ponte. Tra due mondi, il mio e il tuo.

Sono tornata e ora vi prometto che vi terrò aggiornati su questa ultima tappa del viaggio. E su questa nostra nuova vita. Sperando di trovarvi ancora qui.

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2 commenti su “Assenze, ritorni e legami di pancia

  1. Vanessa il said:

    Ci sei mancata penna spettinata.
    Le tue parole trasmettono tante emozioni.
    Auguri bellissima Mamma ❤️

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