“Nun c’è trippa pe’ gatti”. Ecco chi ha coniato il modo di dire

“Nun ce trippa pe’ gatti” è uno dei modi di dire romaneschi più conosciuti anche nel resto d’Italia, dove viene spesso utilizzato in forma non dialettale. “Non c’è trippa per gatti”, cioè non c’è alcuna possibilità di guadagnare o ottenere qualcosa, bisogna trovare soluzioni alternative. Per estensione, il detto ha ormai assunto il significato comune di “non c’è scampo”, “non ce n’è per nessuno”, “non c’è speranza” in senso lato.

Perché si usa proprio questa frase? Cosa c’entrano i gatti? In pochi se lo chiedono, ma in realtà una spiegazione c’è. Il modo di dire è stato coniato da Ernesto Nathan, sindaco di Roma nei primi del ‘900. Il 25 novembre è stato l’anniversario del suo insediamento, avvenuto nel 1907.

Nathan era nato a Londra da genitori ebrei, madre di Pesaro e padre tedesco. Una volta insediatosi come sindaco, si è accorto del bilancio tremendamente in rosso. Ha voluto vederci chiaro sulle spese, rendendosi conto che tra queste vi era persino l’acquisto di trippa per una colonia di gatti adibiti alla caccia dei topi di Roma.

Niente da fare: se i felini mangiano i topi, non hanno alcun bisogno della trippa. A questo ha pensato il sindaco quando ha deciso di cancellare quella voce di spesa dal bilancio, esclamando la frase destinata a diventare celebre:  “Nun ce trippa pe’ gatti”.

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