BHAGAVAD GITA

“Non é sbagliato pregare Dio per le proprie necessitá. Ma quando un devoto prega per la comunione divina, nel sottofondo della sua mente non deve sperare la concessione di un favore. La sua mente non deve concentrarsdi sui doni, ma solamente sul Donatore. Quando il devoto potrá fare questo realmente, allora tutti i doni del Donatore gli saranno dati in piú.”

“La coscienza divina non ha passato né futuro, perché non é mai interrotta, come quella umana, dalla morte o dalle limitazioni. L’eterna coscienza ha un solo tempo: l’eterno presente. Dalla finestra della coscienza infinita Dio guarda i film degli avvenimenti finiti del passato, del presente e del futuro proiettati sullo schermo di spazio e tempo, andando continuamente avanti e indietro nell’eterno presente.”

“Non appena un essere umano nasce in un posto particolare di questo sogno cosmico, comincia a rispondere emotivamente. Guardando la rappresentazione degli elementi contrari, conosce il desiderio e l’avversione e ne viene influenzato felicemente o negativamente. Il respiro é ció che ci mantiene in questa illusione (maya). Dunque i bambini sono esposti fin dalla nascita all’illusione cosmica e crescono impotenti sotto di essa. Per portare a termine il piano della Sua creazione Dio dá loro prima l’illusione, e non Se Stesso. Se Egli non si fosse coperto con i veli di maya , non potrebbe esserci il gioco cosmico della creazione in cui gli uomini giocano a nascondino con Lui e cercano di trovarLo come Grande Premio.

Quand’é disilluso dalle tentazioni inferiori dei piaceri dei sensi, l’uomo cerca la tentazione suprema della vita, la beatitudine di Dio. In questo modo impara a usare i Suoi doni divini di discriminazione e libero arbitrio per scoprire la realtá dietro le apparenze della vita. Quando l’acqua in un vaso é agitata, distorce qualsiasi oggetto vi sia riflesso. Similmente, quando le calme acque del cuore umano (emozioni) sono mosse da simpatie e antipatie, l’uomo é incapace di risolvere i suoi problemi e prendere sagge decisioni. Né un cuore agitato puó riflettere la presenza interiore dell’anima beata.”

“Un devoto conscio di Dio mantiene la sua coscienza divina anche al momento del grande terremoto della morte. Per mantenere la continuitá della consapevolezza di Dio al momento dell’importantissimo evento – la transizione terrena – lo Yogi deve essere altamente evoluto. Quando il “canarino” (il comune devoto) é preso dal “gatto” (la morte), dimentica il suo canto divino e comincia a gridare terrorizzato. Per questo é necessario stabilire la divina unione estatica cosí profondamente, in modo che le dure prove della malattia o l’avvicinarsi della morte non facciano urlare spaventato il devoto, dimentico della sacra presenza di Dio. Un grande maestro puó rimanere in comunione con il suo Creatore anche durante una morte dolorosa.

Le prove del Signore sono a volte molto sottili. Durante l’agonia sulla croce, Gesú sentí per un attimo che Dio gli sfuggiva. Perció gridó: “Padre, Padre, perché mi hai abbandonato?” Altri maestri pienamente illuminati hanno conosciuto  momenti di prova al momento della morte, per poi uscirne trionfanti come Cristo.

La vita é una scuola d’addestramento militare-spirituale in cui si deve disciplinare corpo, mente ed emozioni per conquistare la vittoria nella battaglia finale della morte, nell’ultimo giorno del nostro soggiorno terreno.”

AHÓ

BHAGAVAD GITA

L’ascetismo é un sentiero laterale perché insegna all’uomo a raggiungere Dio indirettamente, con la rinuncia e la disciplina fisica. Anche il sentiero dell’azione é laterale, perché insegna la via tortuosa di raggiungere Dio facendo buone azioni. Il sentiero della saggezza teorica é pure laterale, perché insegna la via fuorviante di ragionare su di Lui.

La via del Kriya Yoga (del controllo della forza vitale) invece non é un sentiero laterale, ma l’autostrada diretta per la realizzazione divina. Infatti insegna agli uomini ad ascendere in Cielo conducendo l’ego, la mente e la forza vitale attraverso lo stesso canale spinale usato originariamente quando l’anima discese nel corpo.

Lo Spirito come anima é disceso – attraverso il cervello, i plessi spinali e la spina dorsale – nel sistema nervoso, nei sensi e nel corpo. Il sentiero dello yoga non si sofferma sui sentieri ausiliari, ma indica la dritta autostrada spinale della coscienza attraverso cui deve ascendere l’ego per riunirsi all’anima e allo Spirito.

Solo entrando in comunione con Dio, la “Biblioteca di Ogni Conoscenza”, uno puó conoscere tutte le veritá nella loro esattezza, senza perdere tempo nella comprensione o incomprensione teorica delle Sacre Scritture.

Lo yogi che si concentra sull’estasi, e medita fino ad ottenerla, non desidera distrarsi con molte attivitá esterne, rischiando di dimenticare il Signore. Lo yogi insegna agli altri con l’ispirazione della sua vita; l’esempio parla sempre piú forte delle parole. Cambia te stesso e cambierai migliaia di persone. Dimenticare Dio é il peccato piú grande. Comunicare con Dio é la virtú suprema.

Quando lo yogi é in grado di vedere la luce tra le sopracciglia e ritirare la sua forza vitale dal sistema nervoso dei cinque sensi-telefoni, rimane allora in uno stato di rinuncia esoterica.

In certe scritture il Kriya Yoga é considerato la piú grande di tutte le tecniche di controllo del prana (forza vitale), poiché distilla il prana dal respiro e cosí ricarica le cellule del corpo. In tal modo inalazione ed esalazione non sono piú necessarie; le cellule vengono ricaricate dall’energia vitale rafforzata e dalla Vita Cosmica, e cosí le cellule fisiche non mutano né decadono.

Tutte le grandi religioni hanno una meta comune: trovare Dio. Molte religioni peró, accentuano la pratica delle cerimonie senza spiegarne il significato simbolico ed esoterico. Vyasa, Cristo, Babaji e tutti gli altri maestri perfetti percepirono la stessa veritá, che descrissero variamente, in linguaggi differenti.

Il Kriya Yoga insegna sia al capofamiglia che al rinunciante a comunicare come primo dovere con Dio; e poi a compiere tutti i giusti doveri fisici, mentali, morali e spirituali, saturi di coscienza divina, diretti soltanto da Lui.

BHAGAVAD GITA

La vera natura dell’anima é la beatitudine sempre-nuova ma, a causa dell’identificazione con il corpo, essa sviluppa una potente e oscurante “seconda natura” fatta d’agitazione. In quello stato é “naturale” per la mente essere turbolenta e indisciplinata. Ma con la pratica yoga, quando la mente contatta la vera beatitudine e viene svincolata dai brevissimi piaceri dei sensi, la coscienza del devoto manifesta di nuovo la sua vera e tranquilla natura divina. L’uomo non deve acquisire, ma solo ricordare, la gioia interiore dell’anima…

“O devoto dal braccio possente, fatto ad immagine dello Spirito, non v’é dubbio che la mente é agitata e difficile da controllare! Ma vi sono due modi per soggiogarla. Primo: con la meditazione e l’estasi la mente deve essere educata a riguadagnare il suo potere innato di dimorare nella natura tranquilla dell’anima. Secondo: nello stesso tempo, la mente deve essere liberata in maniera spassionata dai desideri per i piaceri di questo mondo e di quello a venire – desideri che la spingono all’agitazione. In altre parole, con la profonda pratica yoga quotidiana lo yogi deve far rivivere la memoria della tranquillitá dell’anima e nel contempo deve tenere la mente lontana dalle tentazioni esterne ed interne. 

Lo yogi deve imparare a vincere il braccio di ferro tra la percezione dell’anima e quella dei sensi. Nello stato iniziale della pratica yoga il devoto é consapevole della forte influenza dei piaceri dei sensi, anche se sono di breve durata, ma é poco consapevole della permanente beatitudine infinita che si cela nella sua anima. Perció lo yogi dotato di discriminazione troverá naturale che le abitudini dei piaceri dei sensi, accumulate da incarnazioni, abbiano maggiore influenza dei deboli bagliori di gioia dell’anima percepiti durante la meditazione. Tuttavia egli sa che anche se le abitudini dei piaceri dei sensi sono molto forti, non sono piú forti dell’eterna percezione della beatitudine divina presente nell’anima: retaggio inestinguibile dello Spirito.

La pratica dello yoga viene definita come ” ripetuti sforzi interni ed esterni di rimanere nell’eterna tranquillitá dell’anima”. Non-attaccamento é l’atto di svincolare la mente da tutte le forme di piaceri dei sensi che si possono trovare in questo mondo o nell’aldilá.

BHAGAVAD GITA

O Krishna, invero la mente é agitata, turbolenta, possente e ostinata! Considero la mente difficile da controllare come il vento”.

Arjuna paragona la mente al vento. Qui il significato piú profondo di “vento” é respiro; perché la volubilitá e l’incostanza della mente umana é ineluttabilmente collegata coi diversi tipi di respirazione. Gli antichi saggi dell’India scoprirono la veritá liberatoria: controllare il respiro vuol dire controllare la mente.

La persona comune puó provare a controllare senza successo il suo respiro trattenendolo in maniera non scientifica nei polmoni. Il kriya yogi, al contrario, é capace di ossigenare scientificamente il suo sangue, eliminando da esso gran parte del carbonio; perció necessita di poco respiro. Il suo é il vero modo di controllare il respiro. Nessuno deve trattenere respiro nei polmoni fino a sentire disagio,

Similmente, l’uomo comune che cerca di controllare la mente con la forza non puó riuscirvi. Ma praticando il metodo scientifico del Kriya Yoga, imparando a ritirare la sua forza vitale dai cinque sensi-telefoni, la sua mente verrá automaticamente liberata dalle sensazioni e dai pensieri coscienti e subcoscienti provenienti dalle sensazioni.

L’aspirante non deve farsi scoraggiare dall’iniziale fallimento nella difficilissima arte di controllare la mente. Con lo yoga scientifico, il principiante trova il giusto modo di liberare la mente da ogni agitazione cosciente e subcosciente. Naturalmente, molto dipende dalla propria intensitá, applicazione e continuitá. Queste cose aiuteranno la mente a crescere nell’abitudine della pace e a superare l’innaturale abitudine mortale all’agitazione, che é radicata nell’identificazione della coscienza con i sensi materiali.

BHAGAVAD GITA

Quello stato che, una volta realizzato, lo yogi considera come il tesoro piú prezioso di tutti; lo stato in cui egli é immune da ogni sofferenza. Quello stato libero dal dolore é chiamato yoga. Perció la pratica dello yoga dev’essere fatta con determinazione e col cuore intrepido”.

Lo scopo dello yoga é quello di fornire un mezzo pratico per unire l’ego identificato al corpo (la pseudo-anima) con la vera anima identificata allo Spirito. Yoga significa anche completa unione dell’anima con lo Spirito, la Sorgente dalla quale é stata emanata.

Questi versi ingiungono ad ogni aspirante spirituale di praticare lo yoga non in uno stato mentale depresso o astratto, ma con grande entusiasmo e perseveranza. Egli deve cercare di unire l’ego all’anima e l’anima allo Spirito, finché non raggiunge la beatitudine finale nella quale l’anima non potrá piú essere separata dallo Spirito. I semi delle buone e delle cattive azioni passate che causano la reincarnazione sono bruciati per sempre nel fuoco onniconsumante della saggezza finale.

É impossibile ottenere soddisfazione praticando i metodi yoga in maniera saltuaria. Ogni yogi deve cercare di fare gioiosamente la sua meditazione quotidiana piú profonda di quella del giorno precedente; e la sua pratica di domani dev’essere sempre piú profonda di quella di oggi. Inoltre, non deve ritenersi soddisfatto praticando la meditazione profonda per uno o due anni, ma deve fare yoga sempre con maggiore intensitá fino al termine della sua vita e, se necessario, per incarnazioni. É meglio cercare di liberarsi in una vita, o in poche vite, piuttosto che subire la sofferenza di migliaia di incarnazioni per mancanza di continuitá nello sforzo per la salvezza. Lo yogi che non é determinato a meditare finché non raggiunge l’emancipazione finale (rimuovendo tutti i semi del karma depositati nel subcosciente) é soggetto allo scoraggiamento e ad abbanddonare la sua pratica yoga perché non ha realizzato rapidamente lo stato finale. Tuttavia lo yogi deve meditare intensamente, senza concentrarsi sui frutti delle sue azioni. La seguente storia infonderá coraggio agli yogi laboriosi scoraggiati.

Un uomo piantó nel suo giardino il seme di un fiore. Se ne prendeva cura, ripulendo e annaffiando costantemente il terreno intorno. Apparve una pianta robusta, ma per anni non spuntó il fiore. Quindi decise di distruggere la pianta, ma infine pensó: “Il mio compito é prendermi cura della pianta, sta a Dio produrre il fiore. Mi impegneró a curare la pianta, senza concentrarmi sul fiore”. Passarono gli anni. S’accontentó di prendersi cura della pianta e si dimenticó completamente del fiore. Una mattina soleggiata sentí un profumo meraviglioso. Si precipitó dalla pianta e rimase stupefatto dalla gioia: di fronte a lui c’era un magnifico fiore!

Lo yogi deve similmente impegnarsi a coltivare la pianta della sua Autorealizzazione e, se non sará impaziente, un giorno – quando nella Sua infinita saggezza Dio lo riterrá giusto _ troverá il fiore imperituro della libertá eterna.

Abbandonando senza riserva tutti i desideri nati dai pensieri-immaginazione, e controllando completamente – solo con la mente – tutti i sensi dai contatti con gli onnipresenti oggetti materiali”.

Per raggiungere il santuario interiore di Dio, lo yogi deve rivolgere la sua attenzione all’interno per non farsi prendere dai banditi delle sensazioni esterne o dai fortissimi briganti degli irresistibili desideri che si nascondono lungo il sentiero della concentrazione.

Mentre medita su Dio, lo yogi non deve distrarre la sua attenzione immaginando e progettando mentalmente attivitá materiali. Egli deve rinunciare senza riserva a tutti i desideri che nascono dall’immaginazione mentale egoica; deve svuotare tutti i desideri subcoscienti che ha dentro. La sua mente dev’essere ritirata dagli oggetti materiali che gli stanno intorno e che danno vita alle sensazioni di vista, udito, odorato, tatto e gusto, e ai molteplici pensieri e nuovi desideri che ne derivano.

Perció durante la meditazione tutti gli yogi principianti devono chiudere gli occhi e interrompere ogni visione distraente. Inoltre é bene per loro meditare con le orecchie chiuse. Questa precauzione aiuta ad eliminare i suoni, le piú distraenti di tutte le sensazioni. Lo yogi deve pure fare attenzione a non meditare in un luogo troppo caldo o freddo, o pervaso da buoni o cattivi odori, perché non siano stimolati i sensi del tatto o dell’olfatto. Né deve mettere in bocca spezie o gomme da masticare per stimolare la sensazione del gusto, che a sua volta sarebbe causa di distrazione mentale. Quando i sensi sono calmi, le sensazioni non si destano, i pensieri turbati non sorgono. Se i pensieri non sorgono, i pensieri subcoscienti non saltano fuori. Lo yogi attento a rimuovere tutte le cause di disturbo esterno ed interno puó facilmente concentrarsi dentro.

Non importa quante volte la mente dello yogi sia distratta durante la meditazione, egli deve esercitare grande pazienza; col continuo sforzo quotidiano, riuscirá a stabilire la sua mente nella gioia dell’anima.

Il devoto potrebbe scoraggiarsi, ricevendo solo occasionali percezioni beate, interrotte costantemente da feroci invasioni di pensieri agitati. Per questo lo yogi é esortato a provare continuamente, con pazienza, finché non sia fermamente in grado di fissare la sua concentrazione sulla sua Méta interiore.

AHÓ

 

MONDI INTERNI, MONDI ESTERNI: parte 3

IL SERPENTE E IL LOTO

Prima degli albori della civiltá occidentale e del linguaggio scritto, la scienza e la spiritualitá non erano due cose separate. Negli insediamenti delle grandi tradizioni antiche, la ricerca interna di conoscenza e di certezze era compensata da un sentimento di impermanenza e comprensione intuitiva della spirale del cambio. Nella misura in cui il pensiero scientifico si fece predominante e l’informazione si fu moltiplicando, cominció la frammentazione nei nostri sistemi di conoscenza. L’incremento della specializzazione significava che meno persone erano capaci di vedere il panorama generale, di sentire e intuire l’estetica del sistema nel suo insieme. Nessuno si chiedeva: “Ma tutto questo ragionare, sará buono per noi?”. La saggezza antica é qui tra noi, occulta a prima vista. Ma siamo troppo preoccupati con i nostri pensieri per riconoscerla. Questa saggezza dimenticata é il modo di ristabilire l’equilibrio tra l’interno e l’esterno, Yin e Yang, tra la spirale del cambio e la quiete del nostro centro.

Nella leggenda greca, Asclepio era il figlio di Apollo e dio della medicina. La sua saggezza e le sue abilitá nel curare erano insuperabili e si diceva che aveva scoperto il segreto stesso della vita e della morte. Nell’antica Grecia i templi di guarigione riconoscevano il potere spirituale della Spirale Primordiale. Questo é simbolizzato dal bastone di Asclepio. Si dice che Ippocrate, il padre della medicina, il cui giuramento costituisce ancora il codice morale della professione medica, fu apprendista in un tempio Asclepiano. Ancora oggi questo simbolo della nostra energia evolutiva, si mantiene come il logotipo dell’Associazione Medica Americana ed altre organizzazioni mediche in tutto il mondo.

Nell’iconografia egizia, il serpente e gli uccelli rappresentano la dualitá, o polaritá, della natura umana. Il serpente, in direzione discendente, é la spirale manifestata e l’energia evolutiva del mondo. L’uccello é la direzione ascendente, la corrente diretta verso il sole, o la coscientizzazione univoca del risveglio, il vuoto di Akasha. Faraoni e dei sono rappresentati con la loro energia risvegliata, quando il serpente Kundalini ascende lungo la colonna vertebrale e trapassa il Chakra Ajna, tra gli occhi. Questo viene denominato l’Occhio di Horus.

Nella tradizione Hindú, anche il bindi rappresenta il Terzo Occhio , la connessione divina con lo Spirito. La maschera di Tutankamon é un esempio classico che mostra temi di serpenti e uccelli. Le tradizioni Maya e Azteca combinano il serpente e l’uccello in un unico dio: Quetzalcoátl o Kukulcán. Il dio del serpente alato rappresenta la coscienza evolutiva risvegliata o il Kundalini risvegliato. La persona che risveglia Quetzalcoátl nel suo interiore é una manifestazione vivente del divino. Si dice che Quetzalcoátl, o l’energia del serpente, ritornerá alla fine dei tempi. Simboli di serpenti e uccelli si possono trovare anche nel cristianesimo. Il loro significato reale, che potrebbe essere codificato in modo piú profondo, é lo stesso che in altre tradizioni antiche. Nel cristianesimo, il passero o la colomba si vedono spesso sopra la testa di Cristo; rappresentano lo Spirito Santo, o Kundalini Shakti, che ascende al sesto chakra e oltre. I mistici cristiani chiamano Kundalini con un altro nome: Spirito Santo. In Giovanni 3:14 si dice: “Cosí come Mosé innalzó il serpente nel deserto, allo stesso modo é necessario che il figlio dell’uomo sia innalzato”. Gesú e Mosé risvegliarono la loro energia Kundalini portando il risveglio della coscienza alle forze incoscienti rettiliane che reggono i desideri dell’Essere Umano. Si dice che Gesú passó quaranta giorni e quaranta notti nel deserto, durante i quali fu tentato da Satana. Allo stesso modo Buddha fu tentato da Mare quando si trovava seduto cercando l’Illuminazione sotto l’albero della saggezza. Sia Cristo che Buddha dovettero allontanarsi dalla tentazione dei piaceri sensoriali e mondani. In entrambe le storie, il demonio é la personificazione dei propri attaccamenti.

Se leggiamo la storia di Adamo ed Eva attraverso la luce delle tradizioni vediche ed egizie, scopriamo che il serpente che vigila l’albero della vita é Kundalini. La mela rappresenta l’incanto e la tentazione del mondo sensoriale esterno che distrae dalla conoscenza del mondo interiore. L’albero non é nient’altro che la rete di Nadis, o meridiani di energia dentro di noi, che forma letteralmente strutture ramificate per tutto il corpo.. Nella nostra ricerca egoica di gratificazione esterna, ci siamo separati dalla conoscenza del mondo interiore, dalla nostra connessione con Akasha e con la Fonte della Saggezza.

Molti dei miti storici del mondo sui draghi, possono essere interpretati come metafore delle energie interne delle culture delle quali formano parte. In Cina , il dragone continua ad essere un simbolo sacro che rappresenta la felicitá. Come i faraoni egizi, anche gli antichi imperatori cinesi che avevano risvegliato le loro energie evolutive furono rappresentati da un serpente alato, o drago. Il totem reale dell’imperatore di Giada, o Imperatore Celestiale, mostra un equilibrio simile ai canali di IDA e  PINGALA. Lo Yin e Yang del taoismo é il risveglio del centro pineale o, come denominato nel taoismo, il Dantien superiore.

La Natura é piena di diversi modi di detettare e assimilare la Luce. Per esempio, un riccio di mare realmente puó vedere con il suo corpo spinoso che agisce come un grande occhio. I ricci detettano la luce che illumina le loro spine e comparano l’intensitá dei raggi per farsi un’idea di ció che hanno intorno. Le iguane verdi e altri rettili hanno un occhio parietale, o ghiandola pineale, nella parte superiore della testa che utilizzano per detettare predatori da sopra. La ghiandola pineale umana é una piccola ghiandola endocrina che aiuta a regolare i modelli del sonno e della veglia. Nonostante si trovi profondamente occulta nella testa, la ghiandola pineale é sensibile alla luce.

Il filosofo Descartes riconobbe che l’area intorno alla ghiandola pineale, o terzo occhio, era l’interfaccia tra la coscienza e la materia. Quasi tutto é simmetrico nel corpo umano. Due occhi, due orecchie, due fosse nasali. Perfino il cervello ha due emisferi. Ma c’é un’area nel cervello che non raddoppia. É l’area della ghiandola pineale e il centro energetico che la circonda. A livello fisico, si formano lí, in modo naturale, molecole uniche come il DMT. Il DMT si forma naturalmente anche nel momento della nascita e nel momento della morte, agendo letteralmente come un ponte unico tra il mondo dei vivi e dei morti. Il DMT si produce in modo naturale negli stati di meditazione profonda, o samadhi, o attraverso mezzi enteogeni, come per esempio l’ayahuasca che é usata nelle tradizioni sciamaniche dell’America del Sud per eliminare il velo tra i mondi interni ed esterni.

La parola pineale in sé ha la stessa radice di pigna; la ghiandola pineale presenta un modello a spirale di fillotassi simile. Questo modello, che é anche conosciuto fiore del modello della vita, é comune in opere d’arte antiche che rappresentano esseri illuminati o risvegliati. Quando l’immagine della pigna si osserva in opere d’arte sacra, rappresenta il risveglio del terzo occhio; la coscienza univoca che dirige il flusso di energia evolutiva. La pigna rappresenta la fioritura dei chakra superiori che si attivano mentre SUSHUNA si eleva fino al chakra ASNA e oltre. Nella mitologia greca, seguaci di Dionisio portavano un bastone pastorale gigante avvolto a spirale dalle foglie di un rampicante e con una pigna all’estremo superiore. Ancora una volta rappresenta l’energia di Dionisio, o Kundalini, mentre ascende lungo la colonna vertebrale fino al corpo pineale del sesto chakra. Nel cuore del Vaticano ci si potrebbe aspettare di trovare una gigantesca scultura di Gesú, o Maria, invece c’é una statua di una pigna gigante, a indicare che nella storia cristiana ci possa essere stata conoscenza dei chakra e di Kundalini, ma per qualche ragione, si é mantenuta occulta alla massa. La spiegazione ufficiale della chiesa é che la pigna é un simbolo di rigenerazione e rappresenta la nuova vita in Cristo.

Il filosofo e mistico del secolo XIII, Meister Eckart disse: “L’occhio con il quale io vedo Dio e l’occhio con il quale Lui vede me, é lo stesso”. Buddha disse: “Il corpo é l’occhio”. In stato di Samadhi uno é allo stesso tempo, l’osservatore e l’osservato. Siamo l’Universo cosciente di se stesso. Quando Kundalini si attiva, stimola il sesto chakra e il centro pineale e questa zona comincia a recuperare alcune delle sue funzioni evolutive. La meditazione nell’oscuritá é stata utilizzata per migliaia di anni come modo per attivare il sesto chakra nell’area della ghiandola pineale. L’attivazione di questo centro ci permette di vedere la Luce Interiore. Che si tratti di uno Yogi proverbiale o di uno sciamano in una grotta, di un taoista, di un iniziato maya o di un monaco tibetano, tutte le tradizioni incorporano un periodo di tempo durante il quale uno entra nell’oscuritá. La ghiandola pineale é la porta verso l’esperienza diretta della propria energia sottile. Il filosofo Nietzche disse: “Se guardi fisso nell’abisso per il tempo sufficiente, forse scoprirai che l’abisso sta guardando fisso te”.

I dolmen, antiche tombe a forma di portico, sono tra le strutture piú antiche esistenti sulla Terra. La maggior parte risale al periodo neolitico, da 3000 a 4000 anni prima di Cristo e alcuni, nell’Europa occidentale hanno 7000 anni di antichitá. Il dolmen si utilizzava per entrare in meditazione perpetua come modo per gli umani di formare un ponte tra il mondo esteriore e interiore. Nella misura in cui una persona continua a meditare nell’oscuritá totale, puó cominciare a osservare l’energia interna o la luce dell’attivazione del terzo occhio. I ritmi circadiani retti dal  sole e dai canali della Luna smettono di controllare le funzioni del corpo e si stabilisce un nuovo ritmo.

Il settimo chakra é stato rappresentato dal simbolo OM da migliaia di anni. Un simbolo costituito da segni in sanscrito che rappresentano gli elementi. Quando Kundalini si eleva oltre il sesto chakra, si comincia a creare un alone di energia. Gli aloni appaiono costantemente nelle immagini religiose di differenti tradizioni di ogni parte del mondo.

L’alone, o l’immagine di una distinzione energetica intorno a un essere risvegliato, é comune in tutte le religioni in ogni parte del mondo. Il processo evolutivo del risveglio dei chakra, non é proprio di un gruppo o di una religione, é il diritto inalienabile di ogni essere umano nel pianeta. Il chakra della corona é la connessione con il divino, ció che sta oltre la dualitá, oltre il nome e oltre la forma.

AKENATON fu un faraone, sposo di NEFERTITI. Era chiamato il Figlio del Sole. Lui riscoprí ATON, o la parola di Dio, dentro di lui, riunendo Kundalini alla coscienza. Nell’iconografia egizia, ancora una volta la coscienza risvegliata é rappresentata dal disco solare che si vede sopra le teste degli dei, o esseri risvegliati. Nelle tradizioni Hindú e Yogi, si dá il nome di SAHASRARA  a questo alone, il loto dai mille petali. Buddha é associato al simbolo del fior di loto. Il modello di fillotassi é lo stesso modello che si puó trovare in un fior di loto, é il fiore del modello della vita, il seme della vita. É il modello fondamentale nel quale tutte le forme si adattano. É la forma assoluta dello spazio stesso o una quantitá inerente Akasha.

In un momento della storia, il simbolo del fiore della vita predominava su tutta la Terra. Il fiore della vita lo si trova custodito da leoni nei luoghi piú sacri della Cina e altre parti dell’Asia. I 64 esagrammi del I CHINg, spesso circondano il simbolo del Yin e Yang, che é un’altro modo di rappresentare il fiore della vita. All’interno del fiore della vita c’é la base geometrica di tutti i solidi platonici e di essenzialmente qualsiasi forma esistente. L’antico fiore della vita comincia con la geometria della Stella di David, o con due triangoli rivolti uno verso l’alto e l’altro verso il basso. Tridimensionalmente, sarebbero strutture tetraedriche. Questo simbolo é uno YANTRA, una specie di programma che esiste nell’Universo. La macchina che genera il nostro mondo frattale. Gli Yantra sono stati utilizzati come strumenti per risvegliare la coscienza da migliaia di anni

La forma visuale dello Yantra é una rappresentazione esterna di un processo interno di sviluppo spirituale. É la musica occulta dell’Universo, resa visibile, composta dalle intersezioni di forme geometriche e modelli di interferenze. Ogni chakra é un loto, uno Yantra, un centro psicofisico attraverso il quale puó essere sperimentato il mondo. Uno Yantra tradizionale, cosí come si puó trovare nella tradizione tibetana, possiede interessanti strati di significato che incorporano una cosmologia e una visione del mondo completa. Lo Yantra é un modello in costante evoluzione che lavora attraverso il potere della ripetizione o iterazione di un ciclo. Il potere dello Yantra é quasi andato perduto nel mondo moderno perché noi cerchiamo significati solo in modo esterno e non lo connettiamo alle nostre energie interne, per mezzo dell’intenzione.

C’é una buona ragione per la quale sacerdoti, monaci o yogi sono rimasti tradizionalmente celibi. Oggigiorno solo pochi conoscono il significato del loro celibato, poiché il proposito reale si é perduto. In poche parole se consumi la tua energia producendo spermatozoi o ovuli, a seconda del caso, non ne rimane a sufficienza per impulsare l’ascensione di Kundalini che attiva i chakra superiori. Kundalini é energia vitale, che a sua volta, é energia sessuale. Quando la coscienza si concentra meno in desideri animali e si colloca in ció che riflettono i chakra superiori, questa energia fluisce di ritorno al midollo spinale ascendendo verso quei chakra. Molte delle pratiche tantriche, insegnano a dominare l’energia sessuale con il fine di poterla utilizzare per una maggiore evoluzione spirituale. Il tuo stato di coscienza crea le condizioni adeguate perché la tua energia possa crescere. Entrare in uno stato di coscienza non richiede tempo. Come dice Eckart Tolle: “La coscienza e la presenza sono sempre nell’adesso”. Se stai cercando di fare in modo che succeda qualcosa, allora stai creando resistenza verso ció che é. É l’eliminazione di ogni resistenza ció che permette che l’energia evolutiva si sviluppi. Nella tradizione yogica antica, le posizioni di yoga sono state utilizzate per preparare il corpo alla meditazione. Hata Yoga non é mai stato disegnato come un regime di esercizio, ma come un modo per connettere i nostri mondi interiore ed esteriore. La parola sanscrita HATA , proviene dalle radici sole “HA” e luna “TA”. Nello yoga sutra originale di Patanjali, il proposito degli otto stadi dello Yoga é uguale al nobile ottuplice sentiero del Buddha. Per la liberazione delle sofferenze. Quando le polaritá del mondo duale sono in equilibrio sorge un terzo elemento. Ci incontriamo con la misteriosa chiave dorata che apre le forze evolutive della Natura. Questa sintesi dei canali del sole e della luna é la nostra energia evolutiva.

Considerando che adesso gli esseri umani si identificano quasi esclusivamente con i loro pensieri e con il mondo esteriore, é in rare occasioni che un individuo trova l’equilibrio tra le forze interne ed esterne, che é ció che permette il risveglio naturale di Kundalini. Per coloro che sono identificati solo con l’illusione, Kundalini continuerá a rimanere una metafora, un’idea, invece di un’esperienza diretta dell’energia e la coscienza propria.

 

 

 

MONDI INTERNI, MONDI ESTERNI – parte 2

Il filosofo Platone, sostenitore di Pitagora, insinuava enigmaticamente che esiste una chiave dorata che unisce tutti i misteri dell’Universo. Questa é la chiave dorata alla quale torneremo piú volte durante questa esplorazione. La chiave dorata é l’intelligenza del LOGOS, la Fonte dell’OM primordiale. Si potrebbe dire che é la mente di Dio. Con i nostri limitati sensi stiamo osservando solo la manifestazione esterna della meccanica occulta dell’autosomiglianza. La fonte di quella simmetria divina é il mistero piú grande della nostra esistenza. Molti dei pensatori monumentali della storia, come Pitagora, Kepler, Leonardo da Vinci, Tesla e Einstein sono arrivati alla sogila del mistero. Einstein disse: “la cosa piú bella che possiamo sperimentare é il misterioso. Questa sperimentazione é la radice di ogni arte e scienza reale. Colui che non conosce questa emozione, che non fa pause per meravigliarsi e rimanere assorto  in ammirazione, é come se fosse morto. I suoi occhi sono chiusi.”

Siamo nella stessa posizione di un bambino che entra in una enorme biblioteca piena di libri in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri, non sa come, non capisce le lingue in cui sono scritti. Il bambino sospetta appena che ci sia un ordine nella disposizione dei libri, peró non sa qual é. Questo forse corrisponde all’atteggiamento dell’Essere Umano (anche del piú intelligente) nei confronti di Dio. Vediamo un Universo meravigliosamente ordinato che obbedisce a certe leggi. Le nostre menti limitate non possono capire la misteriosa forza che muove le costellazioni. Ogni scienziato che osserva con attenzione l’Universo e ogni mistico che osserva profondamente il suo interiore si trova, prima o poi, faccia a faccia con la stessa cosa, la Spirale Primordiale.

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SECONDA PARTE: LA SPIRALE

Mille anni prima della creazione dell’antico osservatorio di Stonehenge, la Spirale era un simbolo predominante sulla Terra. Antiche Spirali si possono trovare in ogni parte del mondo. Centinaia di antiche spirali si possono trovare in Europa, nel Nuovo Messico, in Utah negli Stati Uniti, Australia, Cina e in Russia e virtualmente in tutte le sculture indigene della storia. Le spirali antiche simbolizzano la crescita, l’espansione e l’energia cosmica incarnata nel sole e nel cielo. La forma di spirale riflette il macrocosmo dell’Universo rivelando se stesso. Nelle tradizioni indigene, la spirale é la fonte energetica, la madre primordiale. Le spirali neolitiche di Newgrange, Irlanda, risalgono a 5000 anni fa. Hanno 500 anni in piú della piramide di Giza e sono ugualmente enigmatiche per gli osservatori moderni. Le spirali risalgono ad un’epoca della storia in cui gli Esseri Umani erano piú connessi con la Terra, con i cicli e le spirali della Natura. Un’epoca in cui gli Esseri Umani si identificavano meno con i pensieri. La spirale é ció che percepiamo come forza di torsione nell’Universo.

Il Prana, o Forza Creativa, fa girare Akasha in una sequenza di forme solide. Si trova in tutti i livelli tra macrocosmo e microcosmo, dalle galassie a spirale fino ai fenomeni meteorologici, l’acqua nella vasca, il nostro DNA.

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Nell’esperienza diretta con la tua energia, la Spirale Primordiale non é un’idea ma piuttosto ció che rende possibile ogni condizione e idea. Vari tipi di spirali e ellissi si trovano in tutto il regno della Natura e molte si possono osservare come spirali logaritmiche, o spirali in crescita. A mano a mano che si avanza verso il centro della spirale le sezioni sono esponenzialmente piú grandi. Come nella rete di Indra, le spirali logaritmiche sono autosomiglianti o olografiche, cosicché le caratteristiche di ogni parte riflettono il congiunto. 2400 anni fa, nell’antica Grecia, Platone considerava la proporzione geometrica continua come il vincolo cosmico piú profondo. La sezione aurea, o numero aureo, o costante di Fidia, o Proporzione Divina, era il segreto piú grande della Natura. Si puó dire che la sezione aurea esprime che la relazione tra A+B e A é uguale alla relazione tra A e B. Per Platone l’anima del mondo é vincolata da una unica risonanza armonica. Lo stesso modello pentagonale che esiste in una stella marina si puó osservare nella traiettoria del pianeta Venere tracciata nel cielo notturno per un periodo di otto anni. Si osserva sia nel mondo intelligibile delle forme nel cielo che negli oggetti materiali sulla Terra, attraverso questo principio dell’autosomiglianza geometrica.

Dai modelli autosomiglianti del broccolo romano fino ai bracci della Galassia, le spirali logaritmiche sono modelli onnipresenti e archetipici. La nostra Via Lattea é una spirale logaritmica formata da diversi bracci, con una pendenza di 12°. Piú la pendenza si accentua, piú compatti saranno i giri. Osservando una pianta che cresce in un video, si diventa testimoni della sua danza con la spirale della vita. Una spirale dorata é una spirale logaritmica che cresce verso l’esterno seguendo il fattore della sezione aurea. La sezione aurea é una relazione matematica speciale che appare piú volte nella Natura. Il modello che osserviamo qui di seguito, la serie di Fibonacci, o la sequenza Fibonacci, si sviluppa in modo che ogni numero sia la somma dei due numeri precedenti. Il matematico e astronomo tedesco Kepler, scoprí che modelli autosomiglianti di spirali sono osservabili nel modo in cui le foglie sono disposte sui rami delle piante o nell’ordine dei petali dei fiori. Leonardo da Vinci osservó che lo spazio nelle foglie aveva spesso la forma di modelli di spirali. Questi modelli si chiamano “fillotassi”. La disposizione fillotassi si puó osservare nei nucleotidi del DNA e in tutto, dall’albero genealogico di un coniglio fino alle pigne, i cactus, i fiocchi di neve e in organismi semplici come le diatomee, che sono i tipi piú comuni di fitoplancton, organismi unicellulari che servono da alimento a numerose specie nella catena alimentare.

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Quanta matematica devi conoscere per essere un girasole o un’ape? La Natura non consulta il dipartimento di fisica per produrre un broccolo. Le strutture si formano automaticamente.

Gli scienziati nel campo della nanotecnologia utilizzano il termine autoassemblaggio per descrivere il modo in cui si formano le strutture, come nella fase iniziale della formazione esagonale del DNA. Nell’ingegneria della nanotecnologia, i nanotubi di carbonio sono composti in modo simile. La Natura produce continuamente questo tipo di geometria, senza sforzo, automaticamente. É precisa ed estremamente efficiente. Secondo il famoso architetto e autore Buckminster Fuller, questi modelli sono una funzione dello spazio-tempo. Il DNA e un alveare hanno quella forma per la stessa ragione per la quale una bolla di sapone é rotonda. É la forma piú efficiente che richiede la minor quantitá di energia.

Lo spazio in sé ha una forma e permette solo certe configurazioni della materia, le piú efficienti. Questi modelli costituiscono il modo piú forte ed efficiente di costruire strutture architettoniche, come le cupole geodetiche.

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I modelli di spirali logaritmiche permettono l’esposizione massima delle piante agli insetti per l’impollinazione, la massima esposizione alla luce solare e alla pioggia, che permette loro di fare arrivare l’acqua in modo efficiente e a spirale, fino alle radici. Gli uccelli rapaci utilizzano il modello a spirale logaritmica per catturare la preda; volare a spirale é il modo piú efficiente di cacciare.

La nostra capacitá di osservare AKASHA che danza la spirale della vita verso la forma materiale, é relazionata con l’abilitá di percepire la bellezza e la simmetria nella Natura. Il poeta William Blake disse:”L’Universo si apre come un fiore dal centro della Terra, dove dimora l’eternitá. Si espande dalle stelle fino alla corteccia mondana ed é lí che si ritrova nuovamente con l’eternitá, sia dentro che fuori”.

Lo studio dei modelli della Natura non é una cosa consueta nel mondo occidentale, ma nell’antica Cina, questa scienza é conosciuta come LI. LI riflette l’ordine dinamico, é il modello della Natura. Ma non é considerata una cosa statica, congelata o immutabile, come un mosaico. É un modello dinamico che si materializza in tutti gli esseri vivi. La forma delle foglie, il carapace delle tartarughe e i modelli delle striature sulle rocce, sono tutte espressioni del linguaggio segreto della Natura e dell’arte. Il labirinto é uno dei tanti modelli di LI. Si trova nelle strutture dei coralli, in diversi tipi di funghi, nella verza e nel cervello umano. Il modello cellulare é un altro modello comune nella Natura. Esiste una gran varietá di differenti strutture cellulari, peró tutte hanno un ordine simile, definito dal suo proposito e dalla sua funzione. É facile rimanere affascinati davanti al gioco costante di forme ma é ancora piú interessante che certe forme archetipiche sembrano essere intessute nella trama della Natura. Il modello di ramificazione é un altro modello LI o modello archetipico osservabile in tutti i livelli e in tutte le scale frattali.

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Prendiamo per esempio questa incredibile immagine di una simulazione al computer conosciuta come la “simulazione del millennio” che mostra la distribuzione della materia oscura nell’universo locale. Fu creata dalla Max Planck Society in Germania. La materia oscura é ció che un tempo consideravamo spazio vuoto. É come un sistema nervoso invisibile che attraversa tutto l’Universo. L’Universo é letteralmente come una mente gigante che sta costantemente utilizzando un tipo di energia oscura o occulta che solo adesso la scienza comincia a capire. Attraverso questa rete immensa, l’insondabile energia si muove fornendo l’impulso per l’espansione e la crescita dell’Universo.

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La Natura crea modelli di ramificazioni automaticamente quando ci sono le condizioni adeguate. La Natura é una macchina generatrice d’arte o un motore creatore di bellezza, come nella formazione dei cristalli: é auto organizzata. Arte generata direttamente dalla Natura. Goethe disse:”La bellezza é una manifestazione delle leggi segrete della Natura, che altrimenti sarebbero a noi occulte per sempre”. Nella Natura tutto é vivo, auto organizzato.

Nel corpo umano ci sono modelli e strutture ramificate ovunque. Si tratta ovviamente del sistema nervoso della medicina occidentale. Ma nella medicina cinese, ayurvedica e tibetana, i meridiani di energia sono una componente essenziale per capire come funziona il corpo.

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I NADIS, o meridiani energetici, formano strutture ramificate.. Un’autopsia non rivelerá i CHAKRAS o NADIS, ma questo non vuol dire che non esistano. É necessario raffinare gli strumenti che usiamo per poter osservare. In primo luogo, dobbiamo imparare a zittire la mente. Solo allora potremo vedere queste cose, prima di tutto dentro di noi. Nella teoria elettrica, meno resistenza c’é in un cavo, piú facilmente puó trasportare energia. Coltivando l’equanimitá, attraverso la meditazione, si crea uno stato di non resistenza nel nostro corpo. PRANA o CHI, o energia interna: é semplicemente la tua vitalitá interiore, ció che senti quando prendi coscienza da dentro. I fili sottili del nostro corpo che trasportano il prana, i NADIS, riescono a muovere l’energia pranica continuamente, attraverso i Chakra. Questa rete di cavi si fa piú forte nella misura in cui la usi, poiché permetti che l’energia fluisca.

Ovunque ci sia coscienza, il CHI o energia, comincerá a fluire e prospereranno le connessioni fisiche. Nel sistema nervoso e nel cervello, i modelli fisici dei canali si stabiliscono per ripetizione. Se presti attenzione continuamente al tuo interiore e riduci la resistenza alle sensazioni che stai sperimentando, incrementi la tua capacitá energetica.

Nel taoismo, il simbolo del Yin e Yang rappresenta la interpenetrazione a spirale delle forze della Natura. Yin e Yang non sono due e non é uno. L’antico concetto del “HARA” é rappresentato da un Yin e Yang, o remolino a spirale. É il centro di energia localizzato nell’addome, sotto l’ombelico. Hara significa letteralmente mare oceano di energia. In Cina viene chiamato DANTIEN inferiore. In molte forme di arti marziali asiatiche si dice che il guerriero con Hara forte é inarrestabile. Nella tradizione samurai, il rituale di suicidio o SEPUKKO era il HARA KIRI: trapassare l’Hara sconnettendo il Chi, o canale di energia.

Muoversi a partire da questo centro crea il movimento radicato e pieno di grazia che si vede non solo nelle arti marziali, ma anche nei grandi golfisti, ballerine di danza del ventre e nei dervisci giratori sufi. L’essenza dell’Hara é la cultura della coscienza disciplinata, concentrata in un solo punto, la quiete nell’occhio del ciclone. É l’istinto nelle nostre viscere in relazione alla nostra fonte di energia. Una persona con un buon Hara é connessa con la Terra e con la saggezza intuitiva che connette tutti gli Esseri. Pensare con il tuo ventre, “hara de Kanganasaii”, é connetterti con la tua saggezza interiore. Gli antichi aborigeni australiani si concentravano sulla stessa zona, proprio sotto l’ombelico, dove il cordone del grande serpente arcobaleno giaceva arrotolato. Ancora una volta, una rappresentazione di energia evolutiva nell’Umanitá. Non é un caso che la vita nasca proprio in questa zona.

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Il sistema nervoso enterico, anche detto “cervello intestinale”, é capace di mantenere una matrice complessa di connessioni simili a quelle del cervello, con i suoi propri neuroni e neurotrasmissori. Puó agire in modo autonomo, cioé, con intelligenza propria. Si puó dire che il cervello intestinale é una versione frattale del cervello nella testa, o forse, il cervello nella testa é una versione frattale del cervello intestinale.

Un orso sano ha un Hara forte. Quando un orso istintivamente sa dove frugare per trovare erba, segue il movimento del Chi attraverso i suoi sensi, centrato nell’Hara, o ventre. Questa é la connessione dell’orso con la capanna dei sogni, il luogo, nelle tradizioni indigene, da cui proviene tutta la conoscenza, di ritorno alla spirale della vita.

Ma, come facevano gli antichi a conoscere la spirale della vita, se la scienza moderna sta appena cominciando ora a conocere la sua importanza? Chiedilo alle api. Loro non hanno dimenticato come amare. Le api hanno una connessione speciale con la Fonte, come parte di un sistema simbiotico che aiuta la bellezza e la diversitá a fiorire. Sono un ponte tra il macrocosmo e il microcosmo. C’é un cuore che ci unisce tutti, come una mente collettiva, per cosí dire. Come se fosse un cervello aperto, l’alveare invia i suoi sogni al mondo perché si manifestino.

Nella Natura molte creature sanno come agire all’unisono, per muoversi come un unico spirito, in una sola direzione: i branchi di pesci, gli stormi di uccelli, le mandrie. Ma non tutti traggono beneficio dalle altre specie intorno a loro. Per esempio, le cavallette, divorano tutto sul loro cammino. Una cavalletta non ha nessun’altra opzione che agire come cavalletta. Non potrá mai produrre miele o impollinare piante come un’ape. Il comportamento di una cavalletta é rigido, ma un essere umano é unico in questo senso. Noi possiamo agire come un’ape o come una cavalletta. Abbiamo la libertá di cambiare e manipolare i modelli del modo in cui interagiamo con il mondo. Possiamo esistere in simbiosi o come parassiti.

Oggi come oggi, gli Esseri Umani cercano di capire la spirale con la mente razionale, ma non é mai stato il pensiero a connettersi con la spirale della vita. Il pensiero é stato ció che ci ha mantenuti nell’illusione della separazione, all’interno della nostra propria identitá. Il pensiero É la creazione della separazione, l’esperienza di limitazione. Piú ci allineamo con il pensiero, piú ci allontaniamo dalla Fonte. Le culture antiche meno orientate verso il pensiero si allineavano con la spirale in modo piú diretto e personale di quello con il quale ci allineamo noi oggigiorno.

Nell’antica India, Kundalini era una rappresentazione della propria energia interiore che si muove lungo la colonna vertebrale, seguendo un modello a forma di serpente. Nelle antiche tradizioni Yogi dell’India, i mondi interiori delle persone dell’epoca sono paragonabili alle culture che si centravano nell’Hara. Equilibrare il potere della spirale con la quiete dell’osservazione della tua coscienza, significa allinearti con il tuo pieno potenziale evolutivo. Per fiorire come l’Essere originale e multifacetico che fosti concepito per essere.

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IDA, il femminile, o canale lunare, é connesso con il cervello destro e PINGALA, canale maschile o solare, é connesso con il cervello sinistro. Quando questi due canali sono in equilibrio, l’energia fluisce fino ad un terzo canale, SUSHUMNA, nel centro della colonna vertebrale, energetizzando i Chakra e sbloccando il nostro pieno potenziale evolutivo. La parola Chakra é un’antica parola sanscrita che significa “ruota di energia”. Kundalini é nientemeno che la Spirale Primordiale che, come in una danza, fa emergere la tua vita umana, all’esistenza. É un tipo differente di energia, da quello che normalmente conosciamo, come un ponte di “materia prima” per le energie piú sottili. Tu sei quel ponte. Kundalini non é un’energia che puó essere forzata attraverso la volontá, né attraverso lo sforzo o la frizione. É un po’ come coltivare un fiore. Tutto ció che possiamo fare da buoni giardinieri, é preparare la terra e le condizioni adeguate e poi lasciare che la Natura faccia il suo corso. Non si puó far fiorire un fiore prima del tempo. Il fiore cresce seguendo la sua intelligenza, la sua organizzazione lo guida.

La mentalitá egoista che si ossessiona con il mondo esteriore é ció che ti impedisce di sperimentare la tua vera natura vibratoria. Quando la coscienza si rivolge all’interno, assomiglia ai raggi dl sole e comincia a fiorire il loto interiore. A mano a mano che si risveglia Kundalini dentro di noi, cominciamo a notare la spirale distintiva di tutte le cose. In tutti i modelli interni ed esterni questa spirale é il vincolo tra i nostri mondi interiori ed esteriori.

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Guarda il video in spagnolo:

 

 

 

 

 

 

MONDI INTERNI, MONDI ESTERNI – parte 1

Al principio era il LOGOS, la grande esplosione, l’OM primordiale. La teoria del Big Bang dice che l’Universo fisico é sorto vertiginosamente da un punto singolare incredibilmente denso, un miliardo di volte piú piccolo della cruna di un ago. Non dice perché né come. Piú una cosa é misteriosa piú crediamo di capirla. Le immagini del telescopio Hubble mostrano che l’espansione dell’Universo sembra accellerare espandendosi sempre di piú dall’originale Big Bang. In qualche modo c’é piú massa nell’Universo di quella che la fisica pensava. La spiegazione, secondo i fisici, é che l’universo sia composto di solo un 4% di materia atomica, ció che noi consideriamo materia normale. Il 23% dell’universo sarebbe materia oscura e il 73% energia oscura, che precedentemente si pensava fosse spazio vuoto. É come un sistema nervoso invisibile che percorre tutto l’universo mantenendo in connessione tutto ció che esiste.

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Gli antichi maestri vedici insegnavano “NADA BRAHMA”, l’universo é vibrazione, il campo vibratorio é la radice di ogni vera esperienza spirituale e ricerca scientifica reale. É lo stesso campo di energia che santi, budda, mistici, yoguis, sciamani, sacerdoti e vedenti hanno osservato dentro se stessi. É stato chiamato Akasha, l’OM primordiale, la musica delle sfere ed innumerevoli altri nomi nel corso della storia. É la radice comune di tutte le religioni ed é il vincolo tra i nostrin mondi interni ed esterni.

PRIMA PARTE: AKASHA

Nel secolo III il buddismo MAHAYANA descrisse una cosmologia non molto diversa da quella della piú avanzata fisica moderna. La rete di Indra é una metafora nata per descrivere un insegnamento vedico molto piú antico che illustra il modo in cui si tesse la trama dell’universo. INDRA, il re degli dei, fece nascere il sole e muove i venti e le acque. Immagina una ragnatela che si estende in tutte le dimensioni, formata da gocce di rugiada ed ogni goccia contiene il riflesso di tutte le gocce, e in ogni riflesso si percepisce il riflesso delle gocce piú minuscole. La rete di Indra potrebbe essere descritta come un universo olografico dove perfino il piú piccolo raggio di luce contiene il modello completo della totalitá.

A volte si fa referenza allo scienziato serbo-americano NIKOLA TESLA come l’uomo che inventó il XX secolo. Tesla fu lo scopritore della corrente alternata e di molte altre cose che sono ora parte della vita quotidiana. Dovuto al suo interesse per le piú antiche tradizioni vediche, Tesla era in una posizione unica per comprendere la scienza attraverso modelli sia orientali che occidentali. Come tutti i grandi scienziati, Tesla ricercó profondamente i misteri del mondo esteriore, peró osservó altrettanto profondamente il suo interiore. Come gli antichi Yogi, Tesla utilizzó il termine AKASHA per descrivere il senso etereo che si estende in tutto ció che esiste. Tesla studió con SWAMI VIVEKANANDA, uno yogi che portó gli antichi insegnamenti dall’India all’Occidente. Negli insegnamenti vedici Akasha é lo spazio, lo spazio in cui esistono gli elementi e che esiste simultaneamente alla vibrazione. Sono inseparabili.

Un concetto moderno che puó aiutarci a concettualizzare Akasha, o la sostanza primaria, é l’idea dei frattali. É stato solo negli anni ’80 con i progressi dell’informatica, che si é ´potuto visualizzare e riprodurre con realtá matematiche, i modelli della Natura. Il termine “frattale” fu coniato dal matematico Benoit Mandelbrot nel 1980; egli studió delle equazioni matematiche semplici, che quando si ripetono producono una serie interminabile di cambi nelle forme matematiche e geometriche. Un frattale é una forma geometrica, che si puó dividere in varie parti, le quali saranno una copia ridotta del modello completo. Una proprietá chiamata autosomiglianza. I frattali di Mandelbrot sono stati denominati “le impronte digitali di Dio”.

Sono opere d’arte create dalla natura. Se si gira la figura di Mandelbrot in un certo modo, assomiglia molto ad una divinitá Indú o ad un Budda. É infatti stata chiamata anche Buddhabrot.

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Se guardiamo con attenzione alcune espressioni artistiche e architettoniche antiche, vedremo che l’Essere Umano ha sempre associato la bellezza e la sacralitá a modelli frattali; infinitamente complessi ma ogni parte contiene il seme per ricreare l’insieme. I frattali hanno cambiato il punto di vista dei matematici riguardo alla percezione e al funzionamento dell’Universo. Ogni progresso fa sorgere differenze dall’originale, il cambio e la trasformazione costante avvengono nella misura in cui attraversiamo il livello da un frattale ad un altro. Questa trasformazione é la spirale cosmica. L’intelligenza intrinseca della matrice dello spazio-tempo. I frattali sono caotici nella loro essenza: contengono rumore e ordine.

Quando le nostre menti riconoscono e definiscono un modello, ci concentriamo su di esso con un’idea, un concetto. Cercare di comprendere un frattale con i sensi equivale a limitare il suo movimento. Tutta l’energia dell’universo é neutra, senza tempo e senza dimensioni. La nostra creativitá e la nostra capacitá di riconoscere modelli é la relazione tra microcosmo e macrocosmo. Il mondo eterno delle onde e il solido mondo delle cose. L’osservazione é un atto di creazione attraverso le limitazioni inerenti del pensiero. Stiamo creando l’illusione della soliditá, l’illusione delle cose, etichettandole e dando loro un nome.

Il filosofo Kierkegaard disse. “se mi dai un nome, mi limiti”. Dandomi un nome, un’etichetta, neghi le altre possibilitá che io potrei essere, incaselli la particella ad essere una cosa, dandole un nome, rendendola concreta, ma allo stesso tempo la stai creando, la definisci in modo che esista.

La creativitá é la nostra natura piú elevata. Con la creazione delle cose, viene il tempo, il quale crea l’illusione della soliditá.

Einstein fu il primo scienziato a capire che ció che noi consideriamo spazio vuoto non é il “nulla”; possiede proprietá e quasi incalcolabili quantitá di energia, parte intrinseca della natura dello spazio. Il famoso fisico Richard Feynman disse in un’occasione: “c’é sufficiente energia in un solo metro cubo di spazio, per bollire tutti gli oceani del mondo”. I meditatori avanzati sanno che nel silenzio si trova il maggior potere. Buddha usava un altro termine per la sostanza primaria, la chiamava Kalapas. Le Kalapas sono una specie di particelle o onde minuscole che sorgono e spariscono miliardi di volte al secondo. In questo senso, la realtá, é come una serie di inquadrature in una videocamera olografica che si muovono rapidamente per creare l’illusione della continuitá. Quando la coscienza rimane completamente immobile, si comprende l’illusione, poiché é proprio la coscienza che genera l’illusione.

Nelle antiche tradizioni orientali era noto da migliaia di anni che tutto é vibrazione. NADA BRAHMA: l’Universo é suono. La parola NADA significa suono o vibrazione e BRAHMA é il nome di Dio. BRAHMA allo stesso tempo é l’Universo ed é il Creatore. L’artista e l’arte sono inseparabili. Nelle UPANISHAD, uno dei piú antichi scritti dell’antica India, si dice che Brahma, il Creatore, era seduto su un Fior di Loto, aprí gli occhi e il mondo nacque. BRAHMA chiude i suoi occhi e un intero mondo smette di esistere. Alcuni mistici, yogi e saggi sostengono che c’é un campo a livello della radice della coscienza; il campo AKASHIKO o i registri AKASHICI, dove tutta l’informazione, tutte le esperienze passate, presenti e future esistono adesso e sempre. É da questo campo, o matrice, che sorgono tutte le cose: dalle particelle subatomiche, alle galassie, le stelle, i pianeti e tutta la vita. Non puoi vedere nulla nella sua totalitá poiché tutto é formato da strati e strati di vibrazioni e sta costantemente cambiando. Un intercambio continuo di informazione con AKASHA: un albero beve dal Sole, dall’Aria , dalla Pioggia e dalla Terra. Un mondo di energia entra ed esce da questa cosa chiamata albero. Quando la mente pensante rimane nella calma e osserva la realtá cosí com’é, tutti gli aspetti nel loro insieme, l’albero, il cielo e la terra, la pioggia e le stelle, non sono separati. La vita e la morte, l’IO e l’altro, non sono separati, cosí come la montagna e la valle sono inseparabili.

Nelle tradizioni indigene degli Stati Uniti e in altre antiche culture si dice che ogni cosa ha Spirito, che in altre parole vuol dire che “tutto é connesso con l’unica Fonte di vibrazione”; c’é una coscienza, un campo, una forza che si muove attraverso tutto. Questo campo non si manifesta intorno a te ma attraverso di te e per mezzo della tua essenza. Tu sei la U della parola Universo. Sei gli occhi con i quali la Creazione osserva se stessa. Quando ti risvegli da un sogno ti rendi conto che tutto il sogno era parte di te, tu lo stavi creando. La stessa cosa vale per ció che chiamiamo vita reale. Ogni individuo ed ogni cosa sei tu; un’unica coscienza che vede attraverso ogni occhio, sotto ogni roccia, dentro ogni particella.

I ricercatori internazionali del CERN, il laboratorio Europeo della Ricerca Nucleare, stanno cercando questo campo che si estende oltre tutte le cose, ma invece di guardare verso l’interno, cercano nel mondo fisico esterno. Scienziati del laboratorio CERN di Ginevra hanno annunciato la scoperta della particella di Dio, o bosone di Higgs. Gli esperimenti sul bosone di Higg hanno dimostrato scientificamente che un campo di energia invisibile colma il vuoto dello spazio. Il grande accelleratore di particelle del CERN consiste in un anello di 17 miglia di circonferenza nel quale due fasci di particelle corrono in direzione opposta, convergendo e schiantandosi, alla velocitá della luce. Gli scienziati hanno potuto osservare ció che sorge da queste violente collisioni. Il modello standard non puó spiegare come le particelle ottengono la loro massa. Tutto sembra essere composto da vibrazioni ma non c’é nessuna “cosa” che venga fatta vibrare. É come se ci fosse un ballerino invisibile, un’ombra, che danza occulta nella valle dell’Universo. Tutti gli altri ballerini hanno sempre danzato intorno a questo ballerino occulto. Possiamo osservare la coreografia ma, fino ad ora, non  abbiamo potuto vedere il ballerino: la denominata “particella di Dio”, l’energia inspiegabile che mette in moto l’espansione dell’Universo. Peró, anche se lontano dallo spiegare la vera natura dell’universo, la scoperta del bosone di Higgs, semplicemente presenta un mistero ancora piú grande, lasciando allo scoperto un universo che é ancora piú misterioso di ció che potevamo immaginare. La scienza si avvicina alla soglia tra coscienza e materia. L’occhio con il quale osserviamo il campo primordiale e l’occhio con il quale il campo ci osserva, sono uno e lo stesso.

Il celebre scrittore tedesco Goethe disse: ” l’onda é il fenomeno primordiale che ha dato origine al mondo”.

La cimatica é lo studio del suono visibile. La parola “cimatica” viene dalla radice greca “KUMA” che significa onda o vibrazione. Uno dei ´primi scienziati occidentali che studió con attenzione il fenomeno delle onde fu Ernst Chladni, un musicista e fisico tedesco che visse nel XVIII secolo. Chladni scoprí che spargendo sabbia su placche di metallo e facendo poi vibrare le placche con un archetto di violino, la sabbia si sistemava in figure che seguivano dei modelli. Diverse forme geometriche apparivano a seconda della vibrazione prodotta. Chladni registró un catalogo completo di queste forme che si conosce come le “Figure di Chladni”.

cimatica-vocaliMolti di questi modelli si possono trovare nel mondo della natura. É il caso dei disegni distintivi sul carapace delle tartarughe, o i modelli delle macchie del leopardo. Lo studio dei modelli di Chladni, o modelli cimatici, é uno dei metodi segreti con cui i fabbricanti di chitarre, violini e altri strumenti di alta qualitá, provano la qualitá del suono emessa. Hans Jenny portó avanti il lavoro di Chladni negli anni ’60 usando diversi liquidi e amplificazioni elettroniche, per generare frequenze di suono e conió il temine “cimatica”. Se si inviano onde sinusoidali semplici attraverso un recipiente con acqua, si possono vedere i modelli nell’acqua. A seconda della frequenza dell’onda appariranno diversi modelli di figure. Piú elevata la frequenza, piú complesso il modello. Queste forme sono ripetibili, non aleatorie. Piú osservi e piú cominci a vedere come la vibrazione organizza la materia in forme complesse, che hanno avuto inizio con semplici onde ripetitive. Questa vibrazione dell’acqua, per esempio, ha un modello simile a un girasole

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Solo cambiando la frequenza del suono si ottiene un modello diverso.

L’acqua é una sostanza molto misteriosa, é altamente impressionalbile, cioé puó ricevere e trattenere la vibrazione; dovuto alla sua capacitá e sensibilitá di risonanza tanto alta e alla sua predisposizione interna per risuonare, l’acqua risponde istantaneamente a tutti i tipi di onde acustiche. Acqua e Terra vibrante costituiscono la maggior parte della massa nelle piante e negli animali. É facile osservare come semplici vibrazioni nell’acqua possono creare modelli riconoscibili naturali, peró e mano a mano che aggiungiamo solidi e aumentiamo l’ampiezza le cose si fanno ancora piú interessanti. Agggiungendo, per esempio, fecola di mais all’acqua otteniamo fenomeni piú complessi. Forse i principi della vita stessa si possono osservare a seconda di come le vibrazioni muovono  le bolle di amido di mais come ció che sembra essere un organismo in movimento.

Il principio che anima l’Universo si descrive in tutte le grandi religioni usando parole che riflettono le conoscenze di questo momento storico. Nella lingua degli INCAS, l’impero piú grande dell’America precolombiana, la parola per corpo umano é ALPA CAMASCA, che significa letteralmente “terra vivente”. Nella KABBALAH e nel misticismo ebreo parlano del nome divino di Dio come il nome impronunciabile; non si puó pronunciare perché é una vibrazione che si trova in ogni luogo. Si tratta di tutte le parole, tutta la materia. TUTTO é la parola sacra.

Il TETRAEDRO  é la forma piú semplice che puó esistere in tre dimensioni. Una cosa deve avere per lo meno quattro punti per avere realtá fisica. La struttura del triangolo é l’unico modello della natura che si auto equilibra. Nell’Antico Testamento la parola “TETRAGRAMATON” é utilizzata spesso per rappresentare una certa manifestazione di Dio.Viene usato per parlare della parola di Dio, LOGOS, o la parola primordiale. Le antiche civiltá sapevano che nella struttura della radice dell’Universo c’era la figura tetraedrica. In questo modo la Natura esibisce un impulso fondamentale verso il cambio – SHAKTI.

Nella Bibbia, il Vangelo secondo Giovanni dice “Al Principio era la parola”, ma nel testo originale il termine utilizzato fu LOGOS. Il filosofo greco Eraclito, che visse circa 500 anni prima di Cristo, si riferí al LOGOS come a qualcosa di fondamentalmente inconoscibile, l’origine di ogni ripetizione, modello e forma.

I filosofi stoici che seguirono gli insegnamenti di Eraclito, identificano il termine con il principio ispiratore divino che impregna l’Universo. Nel SUFISMO , il LOGOS é in ogni luogo e in ogni cosa. É ció attraverso cui l’immanifesto si manifesta. Nella tradizione indú, SHIVA NATARAJA significa letteralmente “signore della danza”. Il cosmo intero danza al ritmo del tamburo di SHIVA. Tutto é imbevuto e impregnato della pulsazione. Il mondo puó continuare a evolvere e a cambiare, solo se Shiva continua a danzare. In caso contrario, collasserá di ritorno al nulla. Mentre Shiva rappresenta la nostra coscienza di spettatori, Shakti é la sostanza o la materia del mondo. Mentre Shiva rimane ferma in meditazione, Shakti incita alla danza. Come YIN e YANG, il ballerino e il ballo esistono come UNO. LOGOS significa anche veritá inoccultabile; chi conosce il LOGOS  conosce la veritá. Esistono molti strati di copertura nel mondo umano a causa dei molteplici giri di AKASHA, fino a trasformarsi in strutture complesse che occultano la loro stessa Fonte. Come un gioco divino di nascondino , l’abbiamo nascosta da migliaia di anni e ci siamo completamente dimenticati del gioco. In qualche modo, ci siamo dimenticati che c’é qualcosa da trovare. Nel buddismo si insegna, attraverso la meditazione, a percepire direttamente il LOGOS, il campo del cambio, o impermanenza, del nostro essere interiore. Quando osservi il tuo mondo interiore, osservi le sensazioni e energie piú sottili, a seconda di come si concentra e si fissa la mente. Attraverso la comprensione diretta di ANICCA, o impermanenza, a livello della radice della sensazione, uno si libera dell’attaccamento alle forme esterne transitorie. Una volta che prendiamo coscienza che c’é un campo vibratorio che é la radice comune di tutte le religioni, come possiamo dire,” la mia religione” o “il mio credo”?

La vera crisi del nostro mondo non é di carattere sociale, politico o economico. La nostra crisi é una crisi di coscienza, l’incapacitá di sperimentare direttamente la nostra vera natura. L’incapacitá di riconoscere questa natura in tutto ció che esiste.

Nella tradizione buddista il “BODHISATTVA” é la persona con una natura risvegliata. Un bodhisattva si compromette ad aiutare a risvegliare ogni essere nell’Universo, perché comprende che esiste una sola coscienza. Per risvegliare il vero Essere, si devono risvegliare tutti gli Esseri. “Esistono innumerevoli Esseri coscienti nell’Universo che mi comprometto ad aiutare a risvegliare. Le mie imperfezioni sono inesauribili. Prometto di vincerle tutte. Il DHARMA é inscrutabile; mi comprometto a conoscerlo. Il cammino del risveglio sembra irraggiungibile. Mi comprometto a raggiungerlo”.

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BHAGAVAD GITA

“Il vero rinunciante e il vero yogi é chi compie le azioni che devono essere fatte senza desiderarne i frutti – e non colui che non compie la cerimonia del fuoco né chi abbandona l’azione”.

Questo verso della Gita condanna la pigrizia, lo stato in cui l’uomo é identificato con le qualitá piú basse (tamas o inerzia) dell’ego. L’indolente é peggiore dell’uomo attivo in maniera egoistica. L’individuo apatico s’allontana ugualmente da Dio e dalle attivitá materiali, degenerando fisicamente, mentalmente e spiritualmente. Chi agisce mosso dai desideri egoistici sta almeno sviluppando la mente e il corpo, o uno di essi, ed é molto superiore all’indolente che evita tutti i doveri.

Agire per interesse personale vuol dire perdere di vista il piano cosmico o la volontá di Dio, sconvolgendo in tal modo le disposizioni divine per la rapida salvezza dell’uomo. L’egocentrico e il materialista, affannosamente impegnati ad appagare i desideri egoistici, rimangono intrappolati nelle rinascite. L’uomo egoisticamente ambizioso non riesce ad evitare guai e disillusioni. É attaccato alla sua famiglia, ed esclude il mondo dal suo amore. Non riesce ad imparare la dolce lezione di Dio, che ci ha ispirato l’affetto per i parenti affinché potessimo amare tutti come nostri fratelli. Considerandosi l’autore delle azioni, l’egocentrico si isola dal Divino; e di fatto si oppone alla legge universale, contrapponendo la sua gracile forza alla Veritá. Il Devoto invece scarica tutta la responsabilitá delle azioni sul Signore; per lui é sempre “Dio soltanto”.

AHÓ

L’astratto

“L’astratto é la ricerca della libertá: libertá di percepire, senza ossessioni, tutto ció che é umanamente possibile. Secondo me gli stregoni dei nostri giorni cercano l’astratto perché cercano la libertá; non sono interessati a guadagni concreti.”

Don Juan mi spiegó che per loro percepire l’essenza energetica delle cose rappresentava la meta piú alta. Oggi come oggi, dopo una vita di esercitazioni e disciplina, gli stregoni acquistano la capacitá di percepire l’essenza delle cose, e la chiamano vedere. Percepire l’essenza energetica delle cose vuol dire percepire l’energia direttamente. Separando la parte sociale si percepisce l’essenza di tutto. Qualsiasi cosa noi percepiamo é energia, ma poiché non siamo in grado di recepirla direttamente, trattiamo la nostra percezione in modo che si adatti a una forma. Questa é la parte sociale che dovremmo separare, perché riduce deliberatamente la portata di quanto puó essere percepito e ci fa credere che la forma cui abbiamo adattato le nostre percezioni é la sola che esista. Un essere umano oggi, dovrebbe cambiare la sua percezione alla base sociale. La base sociale é la certezza fisica che il mondo é fatto di oggetti concreti. La definiamo base sociale perché tutti esercitano un serio e considerevole sforzo per condurci a percepire il mondo cosí.

Tutto é energia. L’intero universo é energia. La base sociale della nostra percezione dovrebbe essere la certezza fisica che l’energia é ció che conta. Dovremmo fare un grande sforzo per portarci a percepire l’energia come tale. Dopo, avremmo a disposizione entrambe le alternative.

“L’arte di sognare” di Carlos Castaneda