La via (saggia) del digiuno

Il digiuno non è per tutti. E, dopo aver letto questo articolo, solo tu saprai se è qualcosa che puoi sperimentare. E penso che sarete in molti a farlo; ne sono contenta perché il digiuno è una delle più potenti terapie esistenti a costo zero.

Uomini ed animali usano il digiuno fin dalla notte dei tempi, a volte per scelta, a volte no. Ma, la maggior parte di noi umani, dovuto alla sovrabbondanza di cibo, ci siamo allontanati dal digiuno; gli animali no. Se sono in libertà a volte passano giorni senza mangiare, soprattutto se sono ammalati.

Anche se il digiuno è conosciuto da migliaia di anni, sia come terapia che come pratica spirituale, solo negli ultimi secoli è stato reso oggetto di studio. E, soprattutto negli ultimi due decenni, siamo venuti a conoscenza dei suoi incredibili benefici.

Molti studi confermano che la peggior cosa che gli esseri umani stanno facendo a se stessi è mangiare troppo. Ma  non riferito solo a mangiare troppe calorie, bensì a mangiare continuamente nell’arco della giornata. Lo spazio di tempo senza mangiare, la finestra di digiuno giornaliero (che nel corso naturale delle cose sarebbe poi la notte), si è ridotta considerevolmente. Mangiamo troppo spesso e fino a tardi la sera.

Sono già molte le ricerche pubblicate che esaltano i benefici del digiuno intermittente; si parla di riduzione di peso, regolarizzazione della pressione, controllo e in alcuni casi cura del diabete. Al suo riguardo esistono diverse idee e protocolli, ma, per semplificare, si può considerare di consumare tutti i nostri pasti durante una finestra di 11 ore. Questo significa che se fai colazione alle 9 di mattina, terminerai di cenare entro le 8 di sera. Si può fare?

Molta gente ha l’abitudine di cenare alle otto, nove o dieci di sera. E cosa succede quando ceni così tardi? La prima cosa, evidente, è che non bruci le calorie, dato che poi vai a letto. Alcuni studi hanno anche confermato che, mangiando lo stesso pasto a pranzo e a cena, la sera questo provoca un rialzo del glucosio superiore, poiché il pancreas si trova in una situazione di riposo.

Quando digiuni dai una pausa al tuo corpo dalla digestione per favorire la guarigione. Mettiamola così: il nostro corpo ha un determinato quantitativo di energia per compiere le differenti funzioni. Durante il sonno questa energia viene diretta nella riparazione, rigenerazione e ristorazione dei tessuti. Ma se siamo pieni di cibo da digerire, dovrà invece occuparsi della digestione ed eliminazione di questi alimenti, quindi, perlomeno per metà della notte, dovrà tralasciare la guarigione.

Quindi riuscire a consumare i tutti i pasti nell’arco di 11 ore è già una cosa di grande beneficio. Ci sono persone, soprattutto atleti, che riducono la finestra di tempo a 8 ore che è un po’ più difficoltoso. ma non impossibile.

Consideriamo adesso il digiuno vero e proprio. Chiamiamolo digiuno con acqua, perché per la sua durata non si ingerisce cibo ma solo liquidi come acque e tisane. Consiglierei un digiuno di almeno 24 ore anche se tre giorni completi (o più) segnano la vera svolta a livello fisico.

Quindi, cosa succede quando smettiamo di mangiare? Quando smettiamo di mangiare il nostro corpo cambia marcia. Cambia da normali operazioni giornaliere, a riparazione e rigenerazione. Modalità sopravvivenza. Non ricevendo cibo il corpo inizia a scavare alla ricerca di cose inutili da utilizzare come carburante da bruciare e attiva un processo chiamato autofagia. Questo processo fa si che i milioni di cellule dell’organismo comincino ad abbattere le cellule danneggiate e i rifiuti del metabolismo. Ogni cosa presente a livello cellulare che possa essere usata per produrre energia, viene “bruciata”. Il miracolo della “modalità sopravvivenza”.

Il primo giorno di digiuno normalmente è abbastanza facile. Ogni volta che ti viene fame bevi acqua, molta acqua o una tisana. Così si può controllare l’appetito senza molta fatica. Da due a quattro litri di liquido vanno bene. Il giorno due potresti cominciare a non sentirti tanto bene, affamato, magari un po’ debole. Cambia da persona a persona. Il giorno tre è il peggiore. normalmente. Dopo il terzo giorno, se decidi di continuare, le cose cominciano ad andare meglio. L’energia aumenta, tra alti e bassi e ci saranno giorni in cui ti sentirai benissimo: attivo, presente, particolarmente lucido e attento.

Il primo giorno il corpo consumerà il glucosio che è immagazzinato nel fegato e nei tessuti muscolari. Poi, i seguenti due giorni, entrerà in un processo chiamato chetosi, cioè, terminato tutto lo zucchero da trasformare in energia, comincerà a bruciare i grassi allo stesso scopo. Quindi romperà le cellule grasse per trasformarle in chetoni, che sono sostituti dello zucchero e possono essere usati dalle cellule per produrre energia. E’ a questo punto che possono comparire sintomi di debolezza, mancanza di energia, anche mal di testa a volte. In alcuni casi la mancanza di zuccheri, caffeina, sale, carne e latticini può provocare delle vere e proprie crisi di astinenza. Ma possiamo controllarci e superarle. E’ molto importante riposare quindi è opportuno pianificare il digiuno durante il weekend o quando si hanno giorni liberi a disposizione. Digiunare può anche favorire l’insorgenza di emozioni intense, è un processo di purificazione che riguarda tutti i nostri corpi: fisico, emozionale e spirituale. E potrebbe sorprenderci facendo scomparire disturbi che ci accompagnano da tempo.

E’ inoltre consigliabile, durante il digiuno, effettuare due o tre lavaggi intestinali. Questo perché la presenza di cibo nello stomaco è ciò che stimola la peristalsi, che sono le contrazioni muscolari che facilitano il transito del contenuto intestinale. Quindi il digiuno potrebbe portare ad un blocco delle evacuazioni prima di avere svuotato completamente l’intestino. Il lavaggio intestinale favorisce il processo ed è innocuo.

Rompere il digiuno, specialmente se breve, non è un grosso problema. Il consiglio è cominciare a mangiare cibi facilmente digeribili, leggeri, per esempio, se il primo pasto è la colazione, una spremuta, frutta fresca, o avena. O anche verdura cotta, riso; evitare preferibilmente cibi crudi come insalata e, in generale, cibi pesanti, perlomeno il primo giorno.

Ogni quanto digiunare? Dipende; se stiamo cercando di favorire la guarigione di una qualche patologia, consiglierei una volta al mese. Se invece vogliamo solo mantenerci in salute, un paio di volte all’anno, o tre.

Provare per credere.

 

Piccole cose

Piccole cose per cominciare a cambiare….

Una lista per ispirarci ad essere ogni giorno un po’ più compromessi con la buona salute del nostro pianeta. Per cercare di aggiungere ogni giorno un piccolo sforzo in più per non pesare ulteriormente sulla mole di rifiuti da smaltire, immediati o futuri, e sulla distruzione dell’habitat di tutti gli esseri viventi, noi compresi. Perché non dimentichiamo che i rifiuti futuri li dovranno smaltire i nostri figli.

Mi sembra banale parlare dei sacchetti di plastica ma mi rendo conto quando vado al supermercato che c’è ancora tantissima gente che li chiede. Quindi…

SACCHETTI DI PLASTICA   

Per fare la spesa si portano dei borsoni da casa, oppure può essere utile tenere delle borse di cotone in macchina o nella borsetta, per le spese improvvisate. Quando si fanno acquisti di abbigliamento, scarpe, libri o qualsiasi altro prodotto per il quale normalmente ci danno un sacchetto, prendiamo l’abitudine di rifiutarlo. Si dice: “no grazie!”, armati della nostra borsa di cotone. Anche in farmacia, dal ferramenta, addirittura, dove si può, mettiamo anche la frutta e la verdura vendute sfuse in piccoli sacchetti di cotone. O ricicliamo quelli vecchi.

ALIMENTI

Acquistare prodotti locali e biologici ha un triplo beneficio.

Per prima cosa il nutrimento: è ormai chiaro a tutti che la frutta e la verdura provenienti da colture intensive non apportano il nutrimento che dovrebbero. Questo è dovuto alla povertà di minerali e sostanze nutritive dei terreni in cui vengono coltivate, ormai sfruttati al limite.

Secondo evitiamo di avvelenare il nostro corpo con i pesticidi con cui vengono trattate le colture intensive e ,in terzo luogo, non incentiviamo il danno ambientale che provoca questo tipo di coltivazione, dando così un chiaro segnale al mercato che dovrà fare i conti con una inversione di tendenza.

LA CASA

La casa, il nostro rifugio, spesso è traboccante di oggetti perfettamente inutili. Se guardiamo con realismo al futuro, ci rendiamo facilmente conto che la maggior parte di quegli oggetti saranno un giorno immondizia. I nostri figli non conserveranno molto per ricordo. Basti pensare alle case dei nostri anziani genitori o dei nostri nonni, per i più giovani. Che cosa siamo disposti a riciclare delle loro case? Personalmente quasi nulla. La casa di mia madre (che, con rispetto parlando, è un’accumulatrice seriale) è un enorme ammasso di immondizia. Lo so, è duro da digerire, però è così. Quindi, se amiamo i nostri figli, o noi stessi, o il pianeta e desideriamo vedere la vita prosperare negli anni a venire, dobbiamo ridurre al minimo la quantità di cose inutili che abbiamo in casa. Soprammobili, quadri e fotografie, libri (si scambiano, si fanno girare); recuperiamo i fogli di bollette, fatture e altre cartacce che non servono più, se sono bianche sul retro si possono tagliare per creare dei block notes. Bicchieri, bicchierini, posate, piatti da ridurre al minimo indispensabile. I CD…conosco persone che hanno collezioni infinite di CD musicali. E quant’altro. Basta! Basta con le collezioni di qualsiasi tipo. Sono sicura di tralasciare qualcosa…

ABBIGLIAMENTO

Vestiti, scarpe e accessori (borse, cinture, sciarpe, guanti, cappelli,ecc.) strettamente necessari. La Terra è abbondante se ognuno prende il necessario, ma non ne ha a sufficienza per alimentare la vanità. Quindi, secondo un calcolo lucido, c’è già abbastanza abbigliamento sulla Terra per vestirci tutti per decenni. Se abbiamo voglia di cambiare look cominciamo ad organizzare delle giornate di scambio con le nostre amiche o conoscenti. Si trova sempre una chicchetta che ci piace tra le cose altrui. Mi dispiace per l’industria ma anche l’economia fa parte del cambio di visione.

GIOIELLI/BIGIOTTERIA

Abbiamo due orecchie, un collo e due polsi. Non ci servono cofanetti pieni di gioielli, per riempirli. Realmente sarebbe meglio eliminare del tutto la produzione di gioielli, a meno che non sia fatta con materiale riciclato. Non possiamo più fare finta di niente. L’estrazione dell’oro, dell’argento, delle pietre preziose ha un costo inaccettabile sia in vite umane che in contaminazione dell’ambiente. Dobbiamo smettere di comprare gioielli. Scambiamoceli o facciamone a meno.

AUTOMIBILE

Solo se veramente necessaria, possibilmente elettrica, da usare con parsimonia e da mantenere fino alla fine dei suoi giorni. Non si cambia macchina per capriccio. Ci rendiamo conto cosa significa smaltire un’automobile per la Natura? I copertoni da soli sono una tragedia per il pianeta, figuriamoci tutto il mezzo. Muoversi, camminare, andare in bicicletta fa bene alla salute nostra e della Terra.

CELLULARI

Da cambiare solo in caso di morte, dello stesso.

MEDICINALI

Una nota a parte va fatta riguardo ai medicinali. Non mi sento di consigliare di ridurne l’uso al minimo indispensabile poiché mi rendo conto che una grande maggioranza di esseri umani non sono ancora pronti a questo passo, perché tocca la nostra salute. Però mi sento di consigliare di farne un uso moderato e prendere in considerazione di cominciare a indagare i rimedi naturali: le loro funzioni e i modi d’uso. Spesso abbiamo a disposizione una farmacia bene assortita (soprattutto chi vive in campagna o montagna) solo uscendo fuori dalle nostre case, o addirittura nel nostro balcone e non siamo a conoscenza delle proprietà che hanno praticamente tutte le piante. Ecco, teniamo presente che la ricerca e produzione dei farmaci a dei costi enormi a livello ambientale, sia nel mondo animale che vegetale. Che cosa sei disposto a perdere?

E CHI PIU’ NE HA PIU’ NE METTA. Accetto suggerimenti

La tribù

L’istinto mi guida verso la comunità, la tribù. Vedo un futuro fatto di piccole comunità auto sostenibili, ecosostenibili. E non credo sia un’utopia, credo sia esattamente dove stiamo andando, la soluzione più logica e naturale e anche l’unica via d’uscita dal circolo vizioso in cui ci troviamo. Vedo piccole comunità di persone consapevoli che si vanno riunendo poco a poco, combinando vibrazioni simili, migliorando giorno per giorno, in una continua ricerca di una strada migliore per vivere nel rispetto della Madre Terra e di tutti i suoi abitanti.

 Per mettere delle buone e solide basi di vita comunitaria duratura bisogna prendersi prima il tempo per stabilire degli accordi accettabili per tutti, per questo parlo di vibrazioni affini. A qualcuno possono dar fastidio animali in casa, a qualcun altro la carne nel frigorifero, e tanti piccoli dettagli che se escono a giochi fatti, possono creare conflitti. Meglio chiarire tutto prima, con calma, con diversi incontri costruttivi, sinceri, in cui ognuno si esprima liberamente, così se le vibrazioni non risultano poi così affini,i fa sempre tempo a cercare una tribù diversa. Bisogna avere un progetto comune, un obiettivo che porti tutti nella stessa direzione.

E come organizzare le attività quotidiane? A me piace l’idea di un tabellone in cui sono elencate le varie attività da svolgere e ogni coabitante segna quotidianamente (o settimanalmente, o altro) che attività preferisce svolgere. Questo in modo che ci sia un intercambio di mansioni e il tutto non diventi troppo monotono e pesante.

Considero anche molto importante riunirsi in circolo almeno una volta al giorno, ma meglio due, la mattina e la sera. Questo per abituarsi ad esprimersi senza paura, a far uscire dubbi, conflitti, fastidi, incomprensioni prima che diventino irrisolvibili. Quando si parla in circolo ci sono delle regole; la prima è saper ascoltare senza interrompere. Può essere utile avere “un oggetto di ascolto”: un qualsiasi oggetto viene posto al centro e chi lo prende ha diritto ad essere ascoltato finché non lo posa…e così via. Molto utile anche avere un tabellone nel quale si scrivono i problemi che si vorrebbero portare alla luce nel circolo. E spetta poi al circolo trovare insieme delle soluzioni che soddisfino tutti. 

C’è sicuramente molto lavoro dietro una comunità che funziona, ma realmente non  possiamo pensare di andare incontro al futuro seguendo l’individualismo che ci ha portati fin qui. Siamo Uno, parte dell’Uno ed è il momento di cominciare ad integrare questa Verità Assoluta. Ma è necessario farlo per gradi e il primo passo è questo, la piccola comunità, UNA TRIBU’. SIAMO UNA TRIBU’.

 

Ancora sulla semplicità

La semplicità non è solo una questione di responsabilità sugli acquisti; è un nuovo modo di vivere, un nuovo ordine dell’importanza delle cose. Tutte queste sicurezze che ci vendono quotidianamente sono state smantellate da questo virus. Non possiamo avere sicurezze, non è nella natura delle cose, non appartiene alla realtà. Quindi non possiamo cercare di prevenire ogni piccolo problema o evitare ogni imprevisto. E per la verità non è nemmeno divertente. Gli imprevisti fanno parte dello scorrere della vita, dopotutto noi siamo un imprevisto. Poteva essere stato un altro spermatozoo…e invece no, siamo qui, siamo noi.

E tutte le denunce se le cose non vanno perfettamente come volevamo noi, se non hanno rispettato perfettamente le regole, se ogni dettaglio non era come doveva essere. Siamo i maghi delle denunce. E’ tutto così folle che a volte stento a crederci. Bisogna sempre fare molta attenzione a ciò che si dice, a come ci si muove. Bisogna stare alle regole, bene inseriti nell’ingranaggio, per non correre rischi e non farli correre agli altri. E così ti accorgi che quando cammini per strada da sola senza mascherina, la gente ti guarda male, vorrebbe denunciarti, lo sai, glielo leggi negli occhi. E quando il vicino non raccoglie le cacche del cane? Scatta subito un’altra denuncia, magari con foto compromettenti, perché non si fa, è antigienico…i milioni di sacchettini dove ce la mettiamo dentro, la merda, quelli invece no, sono molto igienici. Ci preoccupiamo della cacca, che dopotutto è biodegradabile e dicono che se la pesti porta prosperità, ma non siamo minimamente preoccupati da tutta la plastica che stiamo generando in nome dell’igiene. Perfino le cassette dei gatti adesso si tengono col sacchetto sotto e addirittura con la copertura (di plastica) per dare un po’ di intimità al povero gattino defecante.

E’ importante che siamo coscienti che anche la nostra più piccola scelta, dai prodotti che compriamo alle parole che diciamo, ha un impatto su tutto quanto esiste, e dobbiamo quindi scegliere di conseguenza, anche se non ci conviene. E dobbiamo anche cercare di farlo presente quando notiamo comportamenti irresponsabili da parte di persone intorno a noi, anche se inizialmente non sembrano apprezzare le nostre parole. Continuare così non è più possibile.

Siamo semplici, spartani. Ci bastano poche paia di buone scarpe, un cappotto, un piumone per il letto, un servizio di piatti e uno di bicchieri e anche se poi alcuni si rompono , non li buttiamo per comprare un servizio nuovo, utilizziamoli ugualmente, con altri diversi che importa…il cibo non cambia sapore. Realmente abbiamo bisogno di molto poco a livello materiale. E magari i soldi che risparmiamo lì, possiamo utilizzarli per nutrirci il meglio possibile, acquistando prodotti di buona qualità, biologici, acqua in bottiglie di vetro (è un po’ scomodo, lo so ma…cosa sei disposto a perdere?). Sarebbe questo un chiaro segnale di inversione di rotta che daremmo all’agricoltura e all’industria. Mangiamo meno carne e meno insaccati, ne guadagnano la salute e le foreste del Pianeta. Tutto è causa di un effetto. Cerchiamo di essere cause consapevoli.

Io so che sono sempre di più le persone che veramente cercano di modificare poco a poco le cattive abitudini per sostituirle con semplicità, sobrietà e responsabilità. Ecco, credo che la parola d’ordine sia proprio responsabilità.

E poi, per concludere al top, cerchiamo Dio. Dio c’è, ci aspetta. E’ sempre lì pronto a guidarci, mandarci segnali della sua presenza al nostro fianco. Ed è molto più facile camminare se a guidare è Lui, il titolare, il regista. Si perché il copione perfetto è già pronto. Ma noi siamo degli attori improvvisatori e ci ostiniamo a voler cambiarlo. Perché crediamo di avere delle buone idee, lo so, anch’io lo credevo. Per me non è durata molto. Prontamente il regista mi ha sempre bacchettata, duramente devo dire a volte, finché non ho ceduto, mi sono arresa. Ho gettato le redini e ho detto “ok, guida tu allora”. Non è così semplice, a volte ancora non capisco, non subito per lo meno. Però è più facile di sbatterci le corna ogni volta. 

Quindi ricapitoliamo: semplicità, responsabilità e DIO. Nada màs, nada menos.

A presto,

Mujer medicina

 

 

 

 

Tornare alla semplicità

Difficile, vero? In questa società di complicazioni, di sicurezze, di comodità, di poco tempo com’è possibile tornare alla felicità?

C’è una frase di una famosa canzone di Jovanotti….Mi fido di te, cosa sei disposto a perdere?….Ecco, facciamo che è la Terra che lo dice ad ognuno di noi….Mi fido di te, cosa sei disposto a perdere?

A cosa siamo disposti a rinunciare, senza trovare scuse e giustificazioni che ormai non servono più. Ritornare alla semplicità per poter di nuovo convivere in armonia con tutti gli esseri che abitano questo pianeta. Questo significa dover rinunciare a certe comodità e abitudini, significa fare una sforzo giornaliero per non produrre immondizia, per non contribuire alla deforestazione, per non incentivare l’attività mineraria, l’inquinamento delle acque: si perché siamo tutti responsabili.

Come diminuire la nostra produzione di immondizia? Per prima cosa non comprando cose inutili o comunque sostituibili con alternative a basso impatto. Un esempio banale possono essere i fazzoletti di carta, da sostituire con i cari vecchi fazzoletti di cotone, si possono anche riciclare vecchi abiti. E ancora i sacchettini per fare il ghiaccio nel congelatore, da sostituire con le vaschette. E ancora i fiori di plastica, posate piatti e bicchieri usa e getta e, andando a toccare tasti più dolenti, tutti i giocattoli con cui letteralmente affoghiamo i nostri figli, E poi i libri; ci sono abbastanza libri in circolazione perché ogni essere possa leggere per tutta la sua vita. E comprare libri incentiva il taglio degli alberi. Passiamoli. Non attacchiamoci alle cose, non ci serve una libreria fornitissima di pagine che abbiamo già letto e non rileggeremo mai più. E i nostri figli hanno forse gusti diversi. Facciamo girare i libri che possediamo, smettiamo di comprare libri. E comunque impariamo ad analizzare ogni acquisto: Mi serve davvero? Posso trovarlo usato? Che impatto ha la produzione di questo oggetto sull’ambiente? Impariamo la responsabilità.

Non incentivare l’attività mineraria è abbastanza facile. Non comprare oro argento diamanti pietre preziose se non strettamente necessario, ovvero quasi mai. Facciamo girare quello che già c’è. Usiamo le fedi dei nonni, non abbiamo bisogno di fedi alla moda per far funzionare un matrimonio (ci rendiamo conto dell’impatto ambientale che crea la produzione di fedi e gioielli in generale?).

E che dire dei nostri armadi senza fondo? Abbiamo scorte di scarpe e abbigliamento da qui all’eternità. Bastaaaaaaa!!! Ricicliamo, ricicliamo, ricicliamo.

Ma molti penseranno che così l’economia va a farsi benedire….ebbene si, questo è lo scopo. Un’altra cosa che dobbiamo dimenticare come Nuova Umanità è l’economia. Noi l’abbiamo creata e noi la possiamo distruggere. L’economia è la madre dell’inquinamento. Ma possiamo uscirne, certo non in modo repentino ma con la volontà, la pazienza e la determinazione. 

E allora, che cosa sei disposto a perdere?

Il cambio è adesso

Sento il bisogno di fare il punto della situazione, della nostra situazione come umanità, come abitanti e parte integrante di questo pianeta. Credo che la missione più importante che viene assegnata ad ognuno di noi al momento della nascita è prendersi cura del luogo in cui viviamo, della terra che ci nutre, dell’acqua che beviamo e dall’aria che respiriamo. Mi sorprendo ancora quando mi rendo conto che una gran parte di esseri umani non prende nemmeno in considerazione di essere in qualche modo responsabile della distruzione del nostro stesso habitat. Eppure siamo noi che compriamo, siamo noi che consumiamo e che realmente, siamo disposti a rinunciare a molto poco. 

Ebbene, io credo che siamo alla resa dei conti. Il virus, il clima, i terremoti, gli incendi e tutti gli eventi estremi degli ultimi anni ci parlano chiaro. Ma soprattutto questo virus, venuto a rinchiuderci, a dividerci, a toglierci la possibilità di comunicare liberamente, di abbracciarci, di riunirci….io credo profondamente che tutto sia parte di un Piano Infinito e perfetto e quindi anche questo virus deve avere un suo significato. E l’unico significato, il più logico, che ho potuto dargli è quello dell’ultimatum. Si, secondo me siamo alla frutta. Questo è il momento di cambiare, se vogliamo riguadagnarci il diritto di vivere su questo pianeta come specie.

Purtroppo ciò che ho osservato durante questi mesi di pandemia è stato un peggiorare delle nostre pessime ed arroganti abitudini. Potrei fare un elenco lunghissimo di veri e propri atti di vandalismo che stiamo quotidianamente commettendo nei confronti della Terra da quando è cominciata tutta questa storia. Siamo così terrorizzati dall’idea di morire che rimaniamo totalmente indifferenti alla quantità enorme di immondizia che stiamo generando nel nome dell’igiene: le mascherine, i guanti, i flaconi di detergente disinfettante, tutti i banchi di scuola cambiati, i pannelli di plastica per separarci meglio….io realmente non ne posso più. Basta! Se non la smettiamo con questi comportamenti irresponsabili non abbiamo un futuro, la Terra ci eliminerà, senza tanti complimenti. Ce lo meritiamo? 

Ma sono convinta che abbiamo ancora una possibilità. Se apriamo gli occhi e osserviamo la Natura, possiamo imparare la semplicità. Semplicità è ciò di cui abbiamo bisogno. Una vita semplice, calma, senza inutili accumuli. Ragioniamo….ognuno dovrebbe tenere solo ciò che gli serve veramente, ciò che USA. Non ci servono i soprammobili, i servizi di tazze nice, la collezione di accendini, un servizio di bicchieri per ogni occasione, un armadio pieno di scarpe e borse e ancora, ancora, ancora….abbiamo case così piene di oggetti e quando moriremo finirà tutto nell’immondizia, ci pensiamo a questo dettaglio? Che non è un dettaglio…

Quindi punto primo, tornare alla semplicità.

Punto secondo, cominciare a riunirsi in piccole comunità, gruppi, tribù, per poter affrontare uniti i cambiamenti che verranno (perché verranno, contateci).

Punto terzo rendersi il più possibile indipendenti a livello alimentare e comunque favorire i prodotti biologici. 

Punto quarto (ma non per importanza) essere elastici e disposti ad abbandonare la nostra comfort zone quando ci si presentino segnali di cambio.

Non possiamo sperare lontanamente di poter continuare così. Il virus è stato un segnale e ne seguiranno altri, forse anche più forti. Il cambio è qui, adesso, davanti a noi. Siamo pronti?

 

Attivando la gratitudine

Io (il tuo nome) sono grata per ogni dettaglio della mia vita. So che tutto ciò che ricevo dalla vita è un dono gratuito, lo comprendo e lo accetto.

GRAZIE alla vita che mi ispira, mi rinnova e mi dà l’opportunità di evolvere quotidianamente.

GRAZIE al luogo dove mi trovo qui e adesso, poichè questo luogo ha bisogno di me ed io di esso.

GRAZIE a tutti gli organi del mio corpo, che funzionano in piena armonia e perfezione.

GRAZIE alla casa in cui abito, che mi serve da rifugio e per riposare.

GRAZIE alle opportunità di lavoro, ai successi ed esiti positivi che si aprono davanti a me giornalmente.

GRAZIE ad ogni pagamento ricevuto, poichè in questo modo onoro il mio nome, onoro i miei compromessi e il mio denaro si moltiplica.

GRAZIE a tutto ciò che compro o ottengo, poichè è il frutto del mio lavoro e dei miei meriti.

GRAZIE  a tutte le persone che incrocio nel mio cammino.

GRAZIE alle persone che apparentemente mi hanno fatto del “male”, poichè mi hanno aiutato a formare il coraggio per andare avanti, e grazie a coloro che mi hanno fatto del bene, poichè così mi hanno fatto sentire amata.

GRAZIE  a tutte le opportunità di successo finanziario e personale che ricevo, identifico e accetto.

GRAZIE  a me stessa che ho trovato la gratitudine in tutte le persone, cose e fatti.

GRAZIE all’universo intero, che cospira a favore di ognuno dei miei pensieri, per questo scelgo con molta attenzione ciò che penso, dico e desidero.

GRAZIE al creatore meraviglioso che esiste dentro di me, sono parte della sua divinità, per questo irradio luce, amore e pace ovunque mi trovi.

Colmo il mio cuore, il mio corpo, la mia mente, la mia coscienza e tutto il mio essere con questa gratitudine, che esce da me in tutte le direzioni, arriva a tutto il mio mondo e ritorna a me sottoforma di nuove esperienze e cose per le quali sentirmi grata.

AHO’

Donne educando

Le donne sono coloro che educano gli uomini, i figli, i nipoti. La donna é la prima scuola poiché la prima educazione che si riceve é quella materna.

La donna é la conoscitrice dei misteri della creazione; lei conosce il mistero dell’origine della vita poiché lei stessa é datrice di vita mediante il concepimento.

Se la donna é sana puó formare una famiglia e una comunitá sana. Pertanto é la donna che deve ricostruirsi per poter ottenere una societá piú giusta, equilibrata, saggia e armonica.

Se le bambine ballassero la danza del ventre con le loro sorelle maggiori, le loro madri, le loro nonne, e nuotassero come sirene, crescerebbero senza smettere di muovere le anche, la pelvi, l’utero: ed esso tornerebbe ad essere come un pesce che si muove nel nostro ventre, proprio come veniva rappresentato nel neolitico.

Quando si parla di recuperare il nostro corpo di donna, concretamente vuol dire recuperare la sensibilitá e il movimento uterino.

Che il nostro ventre canalizzi ed esprima la nostra emozione e la nostra allegria di vivere.

Il cammino

É cosa buona per la tua mente smettere di aspettare e anticipare il seguente giorno del tuo viaggio, la tua prossima ora di esperienza, poiché sei una creatura del momento e il viaggio si trova dentro. E cosí, amica mia, ti suggerisco di tirare al vento le preoccupazioni riguardo alla tua sinceritá e di cantare le canzoni di allegria che ci sono nel tuo cuore in questo momento, o di voltare la faccia al vento e gemere e piangere se é ció di cui hai bisogno. Accetta l’allegria e la tristezza come se fossero la stessa cosa. Accetta il luogo roccioso e l’oasi come se fossero lo stesso regalo, come il tuo luogo sicuro, l’unico. Dovrai apprendere sia comoditá che sofferenza e troverai sfumature di tristezza nei momenti piú allegri, poiché ció che c’é dentro di te é integro e completo. Non sei una sperimentatrice di fatti isolati o di una cronaca di storie segmentate, ma piuttosto la testimone di un momento presente nel quale questa illusione ti suggerisce spesso di essere piú di una cosa, piú di un momento, frammentato e rotto. E se il cammino continuasse per sempre?…come puó essere frammentato?

AHÓ