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I tre giorni di Pompei di Alberto Angela

I tre giorni di pompei Book Cover I tre giorni di pompei
Alberto Angela
Ricostruzione storica
Rizzoli
2014
Cartaceo e digitale
510

Il 24 ottobre del 79 d.C. sembra un venerdì qualsiasi a Pompei, una città abitata da circa dodicimila persone che, come innumerevoli altre nell’Impero, lavorano, vanno alle terme, fanno l’amore. Ma alle 13 dal vicino Vesuvius si sprigiona una quantità di energia pari a cinquantamila bombe atomiche e, in meno di venti ore, sotto un diluvio ustionante di ceneri e gas, Pompei è soffocata da sei metri di pomici, mentre la vicina Ercolano viene sepolta sotto venti metri di fanghi compatti. Migliaia di uomini e donne cercano di scappare, invocano gli dèi, ma trovano una morte orribile. E solo in epoca moderna saranno scoperti alcuni dei loro corpi, contorti nella disperazione della fuga. Dopo molti anni passati a studiare la zona vesuviana, con il supporto di archeologi e vulcanologi Alberto Angela ricostruisce come in presa diretta i giorni che ne segnarono il tragico destino. Per farci respirare le atmosfere di quei momenti, individua alcuni personaggi storicamente esistiti – la ricca matrona Rectina, un cinico banchiere, un politico ambizioso… – e li segue passo dopo passo, in un percorso che si può fare ancora oggi, per strade, campagne, case o locali pubblici. In questo modo, non solo ci fa scorrere davanti agli occhi la vita quotidiana (prima) e la morte (poi) come in un film mozzafiato, ma dà anche nuove, illuminanti risposte a intriganti interrogativi: perché nessuno si era accorto di vivere alle pendici di un vulcano-killer? Come mai alcune eleganti domus erano diventate laboratori artigiani? E che cosa legava Plinio il Vecchio, naturalista e ammiraglio scomparso nella tragedia, all’affascinante Rectina? Dettagliatissimo e aggiornato con gli studi più recenti, è un viaggio emozionante nel mondo antico, lo sconvolgente reportage di una tragedia, un libro unico che si legge come un romanzo e ha la profondità di un grande saggio. È il 79 d.C., benvenuti a Pompei.

I tre giorni di Pompei è il primo libro che leggo di Alberto Angela. Sono entusiasta! Sono da sempre una fan di padre e figlio, Quark era il mio programma preferito da bambina e anche ora, quando posso mi fiondo davanti alla TV per seguire quello che, Piero e Alberto, hanno da raccontarci con quel loro modo così calmo e istruttivo. Anni fa avevo seguito lo speciale su Pompei, il libro è il racconto scritto di quel documentario a puntate. Premetto che a me ha sempre affascinato la storia di Pompei, sin da piccola. Ricordo di aver anche fatto una ricerca dettagliata in quinta elementare, con la quale avevo incassato, stranamente, un bel voto non è che non ero intelligente, è che non avevo proprio voglia di studiare! Come succede per i film che vengono tratti da dei libri, anche in questo caso, lo scritto batte 10 a 1 la riproduzione televisiva. Lo stile di scrittura di Angela è davvero gradevole, professionale ma mai pesante. Per buona metà del libro ci fa conoscere Pompei nel dettaglio, arrivi all’ora in cui inizia l’eruzione che ti sembra di essere esattamente lì! Non voglio sembrare esagerata, ma ad un certo punto mi pareva di respirare quell’aria antica e pura prima e piena di polvere e cenere poi. La seconda parte del libro è trascinante, mi ha rapita, angosciata, lasciata senza fiato… non voglio dirvi altro, non voglio rovinarvi la sorpresa, questo è davvero uno dei migliori libri letti!

I tre giorni di Pompei di Alberto Angela

Un piccolo brano da I tre giorni di Pompei

In città, la pioggia di lapilli, dal colore molto chiaro, non accenna a smettere e lo strato che ricopre strade, giardini e tetti continua ad aumentare. La caduta di piroclasti, ovvero pietre e rocce di varie dimensioni, è invece diminuita.

Tutti hanno cercato un riparo: chi in casa, chi sotto un arco, chi in un negozio, chi in un “bar” o un’osteria assieme a tanti sconosciuti. Ci si aiuta, ci si dà coraggio, e proprio in questi momenti si scopre la vera indole delle persone: uomini robusti e sempre pronti a comandare rimangono muti, senza sapere cosa fare, mentre magari persone comuni, assolutamente anonime, diventano punti di riferimento, leader dotati di sangue freddo…

Le poche persone che attraversano la strada lo fanno coprendosi la testa. Usano cuscini o pentole. Esattamente come farà la popolazione campana nel 1906 durante un’altra eruzione del Vesuvio.

Ma a rendere ancora più drammatica la situazione, oltre alle scosse, le pomici e le rocce che cadono dal cielo, è un altro “cavaliere dell’apocalisse” generato da questa eruzione: la cenere, che abbiamo menzionato poco fa.

Assieme alle pomici, Pompei è stata ricoperta fin da subito da cenere finissima. È calata una nebbia terribile: la città è letteralmente scomparsa, agli occhi non solo di chi prova ad avvistarla da lontano, ma anche di chi vive al suo interno: la visibilità è ridotta a poco più di un metro.

Ma non è una semplice nebbia: gli occhi bruciano e lacrimano di continuo, si fa fatica a respirare. Chi può, si mette un panno bagnato davanti alla bocca. In effetti ogni respiro causa bruciori alla gola e ai polmoni, e questo perché la cenere è costituita da tanti microscopici e taglienti frammenti vulcanici che irritano e feriscono le vie aeree. Oltre al crepitio delle pomici e ai colpi sordi delle rocce che piovono dal cielo, in questi concitati momenti a Pompei si sentono tante persone che tossiscono.

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Pubblicato da Martina

Lettrice incallita fin dalla più tenera età. Non ho un genere preferito ma scelgo le mie letture seguendo le mie emozioni del momento. Il fatto che mi piacciono i romanzi con l'anatomopatologo che fa le autopsie è meglio non analizzarlo ulteriormente ;)