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Seconda chance di James Patterson

Seconda Chance Book Cover Seconda Chance
Le donne del club omicidi
James Patterson con Andrew Gross
Giallo-poliziesco
Longanesi
gennaio 2004
cartaceo e digitale
312

San Francisco, una città affascinante ma anche violenta. Per il Women's MurderClub il lavoro non manca. Quando uno psicopatico apre il fuoco su un coro divoci bianche e, fortunatamente o forse per un preciso calcolo, muore solo unapersona, Lindsay Boxer, detective della omicidi, intuisce che si tratta di uncaso difficile. Non fa in tempo a raccogliere le sue amiche e compagned'indagini Cindy Thomas (reporter), Claire Washburn (patologa) e JillBernhardt (procuratrice) che un altro delitto diffonde il panico in città. Unadonna nera viene barbaramente impiccata. C'è una connessione tra i dueomicidi? Tra indizi, false piste e una folla di personaggi ambigui e violentiemerge un disegno spaventoso.

Eccoci arrivati a “Seconda chance” il secondo capitolo della serie “Le donne del club omicidi” di James Patterson. Anche questo è un romanzo abbastanza datato, lo si evince anche dalla poca tecnologia in dotazione ai protagonisti del romanzo (una super appassionata di digitale come lo sono io, non può non notarlo!). In questo romanzo, Patterson si avvale della collaborazione di Andrew Gross, uno scrittore statunitense che spesso collabora con lui.

Seconda chance di James Patterson

Ho trovato la lettura di “seconda Chance” gradevole e scorrevole, ritmo incalzante e intreccio di trama magistrale. La vittima di questo assassino è una bambina di colore, questa cosa mi ha angosciata, i bambini sono esseri indifesi e spesso non riesco a leggere storie in cui sono designati come vittime. Invece Patterson, in questo caso, diversamente dalla prima storia di questa serie, non indugia su particolari raccapriccianti, di questo gliene sono davvero grata!

La cosa che apprezzo molto in questo capitolo, è che approfondiamo la conoscenza con Lindsay, del suo lato umano di donna che deve affrontare un dramma personale, oltre al difficile ruolo che ricopre in un mondo prettamente maschile. Non svelo di più per non spoilerare, comunque continuo a consigliare la lettura di questa serie, è avvincente e poco impegnativa!

Seconda chance di James Patterson

Una pagina del libro:

MENTRE raggiungevo con la mia Ford Explorer la La Salle Heights Church su Harrow Street, nella zona di Bay View abitata in prevalenza da neri, cominciò a cadere una pioggia gelida. Una piccola folla inquieta e furiosa – madri accorate e accigliati ragazzotti che si stringevano nei loro vivaci giubbotti Tommy Hilfiger – premeva sul cordone di uomini in uniforme.

«Mica siamo nel Mississippi!» gridò una voce, mentre mi facevo largo a fatica tra la gente.

«Quanti ancora?» si lamentò una donna anziana. «Quanti ancora?»

Mostrando il distintivo, superai un paio di agenti di pattuglia. E quello che vidi mi mozzò il respiro.

La facciata della chiesa, rivestita di assi bianche, era stata sfigurata da un grottesco motivo creato da fori di proiettile e da squarci color piombo. La grande vetrata era a pezzi; rimaneva soltanto un buco gigantesco, dal quale pendevano schegge irregolari di vetro colorato, simili a ghiaccioli. Sparsi sul prato, c’erano i ragazzini, evidentemente sotto shock; alcuni avevano accanto gli uomini del pronto soccorso.

«Oddio», mormorai.

Vicino agli scalini dell’ingresso, alcuni paramedici, nelle loro giacche a vento nere, stavano chini sul cadavere di una ragazzina. Lì accanto c’erano un paio di tizi in borghese. Uno era il mio ex partner, Warren Jacobi.

L’avevo fatto centinaia di volte, però, in quel momento, esitai. Soltanto qualche mese prima, avevo risolto il più importante omicidio cittadino dai tempi di Harvey Milk,2 ma, da allora, erano successe un sacco di cose. Mi sentivo strana, come se tutto fosse nuovo, per me. Stringendo i pugni, trassi un profondo respiro e raggiunsi Jacobi.

«Bentornata nel mondo reale, tenente», mi salutò lui, facendo schioccare la lingua mentre mi chiamava col mio nuovo grado.

Il suono di quella parola mi dava ancora una piccola scossa. Diventare capo della Squadra Omicidi era sempre stato l’obiettivo della mia carriera; ero stato il primo ispettore donna di San Francisco e, adesso, ero il primo tenente donna. Dopo che Sam Roth, il mio vecchio tenente, aveva deciso di accettare un incarico di tutto riposo a Bodega Bay, il capo della polizia, Earl Mercer, mi aveva convocato. Delle due, l’una, Lindsay, aveva detto. Posso concederle un lungo periodo di aspettativa in modo che lei possa capire se ha ancora il coraggio di fare questo lavoro, oppure posso darle questo. E aveva fatto scivolare sulla scrivania, verso di me, un distintivo dorato col grado di tenente. Fino a quel momento, non ricordavo di aver mai visto Mercer sorridere.

«Il distintivo di tenente non rende le cose più facili, eh, Lindsay ?» chiese Jacobi, sottolineando come il nostro rapporto, che durava ormai da tre anni, fosse destinato a cambiare.

«Cosa abbiamo?» chiesi di rimando.

«Sembra che il tiratore sia uno solo e che abbia sparato da uno di quei cespugli.» Indicò una fitta siepe di fianco alla chiesa, distante una cinquantina di metri. «Quel bastardo ha fatto fuoco sui ragazzini proprio mentre uscivano. E ha sparato a raffica.»

Sospirai, osservando i piccoli in lacrime, sconvolti. «Qualcuno l’ha visto? Dimmi che è così…»

Lui scosse la testa. «Si sono lanciati tutti a terra.»

Accanto al corpicino, una donna di colore dall’aria affranta piangeva sulla spalla di un amico che cercava di consolarla. Jacobi vide che stavo fissando la ragazzina morta.

«Si chiamava Tasha Catchings», mormorò. «Frequentava la prima media alla St. Anne School. Era brava. La più piccola del coro.»

Mi avvicinai al cadavere coperto di sangue e m’inginocchiai. Puoi averlo visto mille volte, ma non cambia mai: rimane uno spettacolo che ti squarcia le viscere. L’uniforme scolastica di Tasha era inzuppata di sangue che si mescolava alla pioggia battente. Poco più in là, sull’erba, giaceva uno zainetto arcobaleno.

«Lei… e basta?» domandai, incredula. Mi guardai intorno. «Lei è l’unica a essere stata colpita?»

Ovunque c’erano fori di proiettile, schegge di vetro e di legno. Dozzine di ragazzini erano usciti in strada… Tutti quei colpi e un’unica vittima.

«È il nostro giorno fortunato, eh?» sbuffò Jacobi.

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Pubblicato da Martina

Lettrice incallita fin dalla più tenera età. Non ho un genere preferito ma scelgo le mie letture seguendo le mie emozioni del momento. Il fatto che mi piacciono i romanzi con l'anatomopatologo che fa le autopsie è meglio non analizzarlo ulteriormente ;)