Intervista a Maurizio De Giovanni

Intervista a Maurizio De Giovanni

Il 9 agosto, presso la Libreria Tasso a Sorrento, Maurizio De Giovanni ha presentato Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi, il nuovo libro che ha per protagonista, appunto, il commissario Ricciardi, impegnato in un nuovo caso da risolvere.
La mia amica Patty, in veste di inviata speciale delle Compulsive, si è resa disponibile ad intervistare per noi l’autore.
maurizio de giovanni
La copertina dell’ultimo libri di Maurizio De Giovanni, edito da Einaudi
Maurizio De Giovanni ha al suo attivo decine e decine di gialli e racconti, tra cui spicca la serie sulle avventure del commissario Ricciardi, ambientata nella Napoli degli anni ’30 e I Bastardi di Pizzofalcone, con protagonista il commissario Lojacono. La sua serie sui Bastardi di Pizzofalcone è diventata recentemente una serie TV, che avrà per protagonista Alessandro Gassman e sarà trasmessa su Rai Uno a partire da questo autunno.
Maurizio De Giovanni e Alessandro Gassman sul set della serie TV
Maurizio De Giovanni e Alessandro Gassman sul set della serie TV
 Ecco cosa ci ha raccontato Maurizio De Giovanni.
Cosa le piace del suo essere scrittore?
Mi piace il momento in cui arrivano le storie, all’improvviso, spesso sotto la doccia. E mi piace la condivisione coi lettori, alle presentazioni dei libri, quando scopro che la mia immaginazione è condivisa e che i miei personaggi, che dentro di me sono vivi, lo sono anche per tanta gente. Ovviamente sono molto felice del successo, ma soprattutto del fatto che attorno ai miei libri si raccoglie una comunità che fa dei sentimenti e della fantasia enormi valori.
Quali sono i personaggi a cui è più affezionato? Si immedesima mai nei personaggi di cui scrive?
Se si vuole scrivere in maniera sufficientemente coinvolgente per il lettore, si devono amare tutti i personaggi. Per poterli comprendere, e quindi descriverne perfettamente sensazioni, moventi, azioni, si devono capire a fondo e per farlo ci si deve immedesimare. Sono ovviamente affezionato a Ricciardi e a Lojacono, che ho incontrato per primi; ma se devo dire in chi mi è più facile immedesimarmi, direi Maione. È prima di tutto padre, e ama da morire la città. Nella serie dei Bastardi, provo una particolare tenerezza per Giorgio Pisanelli. Ma sono anche molto affezionato a Bambinella e ad Aragona, i miei ragazzacci terribili.
Ricciardi è un personaggio molto malinconico. Come mai questa scelta?
Ricciardi vive una condizione terribile, quella di vedere e ascoltare il dolore estremo dei morti di morte violenta; è per questo che ha deciso di fare il poliziotto, per cercare di dare pace a questo dolore costante che percepisce in ogni momento e dovunque. Crede di essere pazzo, e quindi di non poter condividere mai con nessuno questa sua condizione e quindi di essere condannato a una perenne solitudine. Credo che chiunque, al suo posto, sarebbe malinconico.
Se fosse costretto ad abbandonare un personaggio, tra Ricciardi e Lojacono chi sceglierebbe?
Non credo sia possibile abbandonare un personaggio, per un autore. Credo che siano i personaggi ad andarsene, a un certo punto, perché hanno finito di raccontare la loro storia. Credo sia più facile che si “esaurisca” Ricciardi, sia perché ha già nove romanzi e una dozzina di racconti alle spalle sia perché è un solitario, con un mondo narrativo attorno che dipende comunque da lui. I Bastardi sono tanti, hanno “voci” parallele e quindi potrebbero durare di più; ma io, comunque, non vorrei andare avanti a scrivere storie criminali oltre il 2020.
Come mai la scelta di usare casi di cronaca reali per Nove volte per amore?
Era da tempo che volevo fare questo esperimento: approcciare narrativamente i casi di cronaca. Credo sia un compito preciso della narrativa nera spiegare la realtà, domandarsi il perché e affrontare la storia da un punto di vista particolare, quello della vittima, dell’assassino o anche di un complice o di un testimone. È terribile, perché è come affacciarsi dall’orlo di un abisso, ma anche molto stimolante e interessante. Credo che l’esperimento sia riuscito, io sono soddisfatto.
La copertina di Nove volte per amore di Maurizio De Giovanni
La copertina di Nove volte per amore di Maurizio De Giovanni

 

Perché ha scelto proprio la Napoli degli anni ’30 come sfondo dei suoi romanzi?
Ci sono due motivi. Il primo è casuale: Ricciardi nasce in un concorso per esordienti al quale fui iscritto da alcuni amici per scherzo, che si teneva al Gambrinus; l’atmosfera liberty, l’aria da altri tempi che c’è in quel caffè mi portò ad ambientare il racconto, che vinse il concorso, nell’anno di nascita di mio padre, il 1929. L’altro motivo è più “pensato”: si tratta di un’epoca raccontata poco e male, quasi sempre alla luce della guerra che ne seguì. Mi piaceva attraversare con più obiettività un tempo pieno di miseria, ma anche di dignità e di speranza.
Dall’idea alle mani dell’editore: quanto è lungo questo percorso?
Non si può identificare un percorso standard, varia di autore in autore. Per me è stato casuale e brevissimo, vinsi il concorso e il racconto fu letto da un direttore editoriale di una piccola casa che mi chiese un romanzo; poi il libro fu letto dal direttore della Rai di Napoli, che lo fece leggere a Procacci della Fandango, di là in poi Ricciardi si è mosso da solo. In generale credo che la cosa migliore sia rivolgersi a un agente letterario, figura chissà perché tenuta poco presente dagli autori e che invece è fondamentale perché conosce bene tutti i misteriosi processi editoriali, e sa quindi dove “piazzare” il dattiloscritto.
I bastardi di Pizzofalcone sono una serie tv. È soddisfatto del cast scelto per rappresentare le sue creature?
Sostanzialmente sì, anche se resto convinto che per alcuni ruoli si poteva fare meglio, come anche per molti dei personaggi secondari che nella mia narrativa hanno un ruolo fondamentale. Purtroppo bisogna prendere atto che certe dinamiche interne al mondo della televisione impongono certe scelte, non c’è una grande libertà di manovra per autori e produttori; penso che però il prodotto sia comunque molto godibile, e che piacerà a chi lo guarderà. Magari di più a chi non ha letto i libri.
Anche Ricciardi arriverà in TV? Che attore potrebbe essere Ricciardi?
Sì, stiamo lavorando alla serie di Ricciardi, sempre per Rai Uno. Ancora non è stato scelto il regista, quindi gli attori saranno successivi. Per quanto mi riguarda prenderei uno pressoché sconosciuto, che magari abbia fatto molto teatro, e che sia in grado di esprimere più intensità che aspetto estetico per un personaggio che è sostanzialmente fatto di silenzi.
Dia un consiglio spassionato ad un futuro scrittore:
Il consiglio è molto semplice. Per diventare scrittori bisogna leggere, e avere una storia da raccontare. Sembra banale ma non lo è: c’è molta gente che pretende di scrivere senza avere niente da raccontare. E come voi e io sappiamo bene, un lettore se ne accorge immediatamente.
Ringraziamo di cuore Maurizio De Giovanni per questa bella intervista e Patty per averci fatto da inviata speciale.
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