Fate il vostro gioco

Fate il vostro gioco – Antonio Manzini

Fate il vostro gioco Book Cover Fate il vostro gioco
Rocco Schiavone #7
Antonio Manzini
Giallo
Sellerio
2018
Digitale - Cartaceo
406

Rocco è a terra, tradito da Caterina che ha lasciato la questura di Aosta, abbandonato dagli amici, anima in pena si aggira per la città con la sola voglia di rapporti carnali e privi di senso. Si complica anche il suo legame quasi paterno con l’adolescente suo vicino di casa, Gabriele, perché nella storia irrompe finalmente la madre, Cecilia, un personaggio fragile, buio, contraddittorio. Questa volta il vicequestore Schiavone deve vedersela con una storia di ludopatia, di avidità. Andando su e giù da Aosta al casinò di Saint-Vincent distante una manciata di chilometri si scontra con le incongruenze di uno Stato che lucra sul fallimento di famiglie trascinate nel fondo del barile dal demone del gioco d’azzardo. Nonostante la complessità dell’indagine Rocco non dimentica e cerca di ricucire i rapporti coi suoi amici romani: Sebastiano è ai domiciliari, Furio e Brizio a malapena gli rivolgono la parola. Ma l’impresa è resa più difficile perché l’ombra di Enzo Baiocchi, catturato dalla polizia e diventato ormai un pentito, si allunga ancora sulla vita del vicequestore. Le sorprese che il destino ha in serbo per Schiavone non sono finite e le domande cui dare una risposta sono tante: che fine ha fatto Caterina? Per chi lavorava? E perché la procura riprende a indagare sulla morte di Luigi Baiocchi?

Fate il vostro gioco è il settimo libro della acclamata serie Rocco Schiavone di Antonio Manzini.
La serie è così composta:

  • Pista nera
  • La costola di Adamo
  • Non è stagione
  • Era di maggio
  • 7-7-2007
  • Pulvis et umbra

Attenzione: questo è il settimo libro di una serie e, inevitabilmente, ci saranno riferimenti ai libri precedenti. Se non avete letto i primi sei volumi, potreste rovinarvi la lettura.

È difficilissimo fare questa recensione senza anticipare nulla e senza scadere nei soliti commenti (libro bello, scritto bene, personaggi credibili, ecc…), ma cercherò di fare del mio meglio.
Fate il vostro gioco ci presenta un Rocco ferito. Ferito da Caterina, ferito dalla reazione degli amici di sempre che si stanno inevitabilmente allontanando a causa di tutti gli avvenimenti legati alla cattura di Baiocchi. A distrarlo dai suoi cupi pensieri è il nuovo caso, l’ennesima rottura di coglioni di decimo livello. Un ex controllore di sala del casinò di Saint-Vincent viene trovato barbaramente ucciso nel suo appartamento e Rocco deve scoprire chi sia il colpevole, scoperchiando così un vaso di Pandora profondissimo.

«Abbiamo passato un’estate tranquilla, un autunno orrendo ma anche quello senza rotture di coglioni. Perché ora che sta per arrivare l’inverno e la mia vita mi pare una corolla di tenebre deve accadere?».
Italo alzò un dito. «Quasimodo?».
«Ignorante, Ungaretti» finalmente indossò il loden e uscì dalla stanza.

Il tema centrale è la ludopatia, la malattia del gioco d’azzardo. La ludopatia può colpire chiunque, anche gli insospettabili. Ci si rovina giocando al casinò, con i gratta e vinci, con le corse di cavalli, con le slot-machines. Tutto ciò su cui si può scommettere può portare una persona disperata nel baratro. I debiti si accumulano, ci si rivolge agli strozzini e la spirale discendente è completa. Interessante, a questo proposito, è la riflessione che farà sul gioco d’azzardo proprio il piccolo Gabriele.

Il rapporto tra Gabriele e Rocco ha un ruolo importantissimo nell’evoluzione del personaggio di Rocco. Nonostante non voglia ammetterlo nemmeno con se stesso, Rocco si è affezionato a Gabriele e cerca di aiutarlo come gli è possibile. È un rapporto a tratti conflittuale, ma tenerissimo e, quando finalmente entra in gioco anche la madre di Gabriele, Rocco si troverà a dover gestire una situazione davvero spinosa.

Rocco è un personaggio molto complesso e in Fate il vostro gioco emergono ulteriormente le sue fragilità e debolezze. Ci sono scene molto commoventi che, come sempre, riguardano Marina. Ma Marina non è l’unico fantasma a ritornare. Il passato di Rocco preme sul presente e Baiocchi è una spada di Damocle dalla gola profonda, perché in carcere è diventato collaboratore di giustizia e potrebbe parlare di ciò che lo lega al nostro vicequestore preferito.

Manzini è bravissimo a bilanciare i momenti intensi e a tratti tristi con siparietti comici, come per esempio le scene che riguardano Michela, il sostituto capo della scientifica. Michela è una caricatura, ma nel suo essere complottista, regala una gran bella verità: in un modo o nell’altro siamo tutti controllati da qualcosa o qualcuno.
Il mio comprimario preferito resta Alberto che con la Gambino ha un rapporto conflittuale dal quale scaturiscono scene davvero esilaranti. Il suo meglio però si vede nelle scene con Rocco:

«Per fortuna il nostro cadavere non lo vedremo mai, ci hai mai pensato?».
«Chissà dove va la luce che uno ha negli occhi?».
«Se ne va appena la pompa cessa il suo lavoro, Rocco».
«Dove?».
«Via. Pensa a una lampadina. Dove finisce la luce quando si fulmina? Così la vita da un corpo. Vola via, basta, fine. Non c’era niente prima di nascere e niente resta dopo la morte».
«Devo ricordarmi di chiamarti sempre quando sono giù di morale».
«Non lo fare, passeresti la tua vita al telefono»

Questo scambio, per quanto possa sembrare ridicolo, è davvero profondo. La comicità triste di Alberto mi ha colpita fin dalla sua prima apparizione. Di Fumagalli non sappiamo molto a questo punto della storia, ma ho sempre avuto l’impressione che sia un uomo solo, esattamente come Rocco e, come lui, trasferito in un posto lontano da casa.

Nel frattempo, è ricominciata su Rai Uno la serie TV. Per me è ormai impossibile scindere il Rocco letterario dal Rocco televisivo: nella mia testa ha il volto e la voce di Marco Giallini. Mi è già successo in passato di pensare che chi ha fatto il casting abbia scelto proprio l’attore perfetto, ma mai come in questo caso.

«La vita non avverte, Gabrie’. A volte cammina, passeggia, a volte invece corre. A noi ci tocca andare alla stessa velocità».

Avete letto Fate il vostro gioco? Vi aspetto per commentarlo insieme.

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