cuore di seta

Cuore di seta – Shi Yang Shi

Cuore di seta Book Cover Cuore di seta
Shi Yang Shi
Biografia
Mondadori
2017
Digitale - Cartaceo
166

Io sono cinese. E sono italiano. Mi sento un albero anfibio in grado di vivere sia nell'acqua sia sulla terra, ma con le radici sprofondate nell'eredità culturale e spirituale degli uomini, a partire da quella dei miei antenati

Per tutto il viaggio me ne restai con la testa appoggiata al sedile. Era la prima volta che volavo, mi facevano male le orecchie, avevo un po' di nausea, e mi spaventavo ogni volta che l'aereo traballava. Nei pochi momenti che ero sveglio sbirciavo verso il finestrino alla mia sinistra e inventavo storie coi personaggi che le forme delle nuvole di volta in volta mi suggerivano. Erano nuvole di mían hūatáng, 'cotone caramella', lo zucchero filato che spiluccavo, in Cina, fra le bancarelle dei mercatini serali. Era il marzo del 1990 e, a soli undici anni, stavo volando verso Oūzhōu, l'Europa, insieme a Mama, mia madre... 

Inizia così l'avventura di Shi Yang Shi in Italia, un mondo sul quale ha spesso fantasticato ma che scoprirà fin da subito molto diverso da come lo aveva immaginato. Dopo un viaggio interminabile, infatti, il piccolo Yang, in Cina studente brillante e figlio unico adorato di genitori benestanti, si ritrova a Milano, senza il padre, costretto a dormire insieme a Mama su giacigli improvvisati nella cucina di una famiglia di conoscenti, alle prese con una lingua di cui non sa nemmeno una parola e circondato da lǎowài, stranieri dagli occhi grandi e naso grosso che si assomigliano un po' tutti. Tutto per lui è nuovo e difficile, e dopo solo pochi mesi che sembrano però una vita intera, i suoi sogni di bambino si sono già accartocciati l'uno dopo l'altro di fronte alla realtà. A mano a mano che questo accade, lo strappo che la partenza da Jǐnán ha prodotto nel suo giovane cuore di seta avanza, inesorabile e silenzioso. Perché la sua anima è divisa, in bilico, tra la vecchia vita in Cina e la nuova in Yìdàlì, tra vecchie e nuove abitudini, tra la voglia di rispettare la tradizione e la famiglia e il desiderio di affermare se stesso, realizzando i suoi sogni. Come se dentro di lui germogliasse invisibilmente un seme biforcuto, che non sa se svilupparsi verso l'obbedienza o la ribellione. Nel raccontarci i tentativi fatti per raggiungere un equilibrio faticoso quanto delicato, Yang ci trasporta nel suo mondo multicolore di giovane cinese cresciuto in Italia regalandoci una storia che sa essere amara, ma anche divertente e piena di speranza.

Cuore di seta è un libro autobiografico scritto da Shi Yang Shi, il quale si è trasferito in Italia con la madre nel 1990 e ha dovuto superare tutte le difficoltà che si possono incontrare andando a vivere in un paese straniero, dalla mera difficoltà linguistica (che comunque non è poco, soprattutto se hai bisogno di un medico, per esempio) alle differenze culturali che in certi ambiti sono a dir poco enormi.

Avendo fatto il passo esattamente opposto, in età adulta però e assolutamente da privilegiata (perché torno a casa più o meno quando voglio e, soprattutto ho scelto di seguire mio marito in questa avventura), mi sono sentita in dovere di leggere questo libro che ho trovato bellissimo, malinconico e molto toccante sotto certi aspetti.

Ma in Cina c’è un detto: yījǐn húanxīang, quando lasci il tuo villaggio per emigrare, ci ritorni solo con l’abito di seta. In altre parole: se non ce l’hai fatta, ti conviene restare dove te ne sei andato. Finisci incastrato in un meccanismo.
Avrei scoperto, guardando in TV Raffaella Carrà, che anche agli italiani emigrati in Argentina era accaduto lo stesso. Alcuni erano rimasti lì pure senza aver fatto fortuna. Tutt’altro.

Shi Yang Shi ci regala uno spaccato di Cina che magari molti di voi non conoscono e non immaginano. Non fatevi scoraggiare dalla presenza di alcuni termini cinesi (scritti rigorosamente in pinyin) perché vi verranno tutti spiegati con estrema cura e sono importanti perché contribuiscono a comprendere meglio la cultura cinese.

“È finito il tempo in cui ti arriva il vestito e tu tendi la mano, ti arriva il cibo e tu apri la bocca”. E tutti i presagi dei giorni precedenti alla partenza si mischiarono nella mia mente a ciò che era successo in quello strano viaggio, mentre lo strappo avanzava silenziosamente ancora di qualche millimetro dentro il mio cuore di seta.

Il libro è scritto in prima persona e ripercorre tutte le tappe del lungo viaggio dalla Cina a Milano, dove Yang Shi è entrato illegalmente con la madre, fingendosi giapponese. Cuore di seta parla della difficoltà di adattarsi ad una cultura totalmente differente, cercando di non perdere le proprie radici, quasi sentendosi in colpa perché si apprezza la nuova realtà in cui si è calati.

Se in Italia ero un cinese, in Cina non ero più solo e soltanto cinese, ma nemmeno italiano. Ero diventato anch’io lǎowài, straniero, o peggio “banana”: giallo fuori e bianco dentro.

Immaginate cosa possa voler dire cambiare radicalmente la propria vita dall’oggi al domani, senza avere la certezza di un lavoro o di una casa, senza poter decidere di tornare indietro, senza poter ammettere di avere commesso un errore di valutazione, vedendo i propri sogni svanire bruciato dal fuoco potentissimo della realtà, così come lo descrive Shi Yang Shi.

Nel racontare la sua storia, inevitabilmente Shi racconta anche del passato dei genitori, di quante dure prove abbiano dovuto affrontare in Patria, dalla Rivoluzione culturale alla decisione di abbandonare la sicurezza per cercare un futuro migliore per il figlio.

Cuore di seta, pur raccontando una storia ormai passata, dove Shi ne esce vincitore perché è riuscito ad adattarsi, a studiare, a fare il lavoro che ama dopo aver fatto mille e più lavori diversi, duri ed umilianti, è un libro molto attuale che mi sento di consigliarvi perché il fenomeno migratorio che tiene banco ormai da anni nei telegiornali italiani, può essere meglio capito se letto dal punto di vista dei protagonisti, ovvero da coloro che mollano tutto per cercare un futuro diverso, nonostante faccia così tanta paura.

È estremamente difficile per me fare questa recensione senza cadere negli stereotipi e senza dare per scontate le molte cose che conosco sulla cultura e sullo stile di vita in Cina solo perché le ho vissute sulla mia pelle di lǎowài. Ho fatto del mio meglio.

«Mama» sussurrai.
«Sì?» disse dopo qualche secondo.
Wan an. «Notte pace.»
Ancora silenzio.
«Notte pace anche a te, mio bravo bambino.»

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