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La mia storia con il makeup

Salve bella gente!

L’idea mi era già balenata in testa, quando lessi il post di Alessandra del blog Soffice Lavanda in cui parlava un po’ dell’evoluzione del suo stile, però essendo un post piuttosto personale ed un po’ lungo da scrivere, ho sempre rimandato. Ora, però sento che è il momento giusto per parlarvi un po’ della mia storia con il makeup.

Sample image

Per quel che ricordo, quando era bambina non mi importava più di tanto del trucco. Certo mi divertivo a farmi truccare da mamma o zie varie per Carnevale, ma finiva lì. Iniziate le scuole medie, con i primi acquisti dei “Cioè”, ho iniziato a trovare e a provare quei trucchi che mettevano dentro come sorpresa. Adesso rabbrividisco al solo pensiero. Ricordo ancora che uno dei primissimi prodotti fu la matita nera. La mettevo rigorosamente nella rima interna inferiore dell’occhio e colava copiosamente dopo mezz’ora, insomma un panda.

Di quei tempi ricordo anche tre stick colorati, di cui uno azzurro ed uno rosa metallizzati ed uno argento totalmente glitterato. Ringrazio il cielo che non ci siano foto che testimoniano il periodo in cui li utilizzavo, perché era veramente una cosa indecente da vedere. Il pomeriggio e/o la sera mettevo senza alcun problema sulle labbra quello rosa e/o quello argentato. Quello azzurro sulla palpebra mobile. E fortuna che non salivo fino alle sopracciglia! Tra l’altro ricordo anche che quell’azzurro dopo poco andava nelle pieghette, vista la scarsissima qualità. Ancora non mi capacito di come padreh e madreh non mi dicessero cose del tipo “Forse sarebbe meglio evitare questi colori”, insomma consigli benevoli ecco. Per di più mi sentivo bella in quel modo. Roba da non crederci…

In seconda o terza media, avevo già iniziato ad acquistare Cioè e Top girl, al fine di vedere i prodotti che pubblicizzavano e consigliavano nelle varie pagine. Il resto veniva bellamente ignorato. Per di più zie ed amici avevano anche iniziato a riempirmi casa di trousse PUPA, quindi immaginate…

Un giorno ricordo che ero proprio disperata perché mi spuntò un bubbone enorme sulla guancia e non sapendo proprio cosa fare, mi rivolsi a madreh che provò a coprirmelo alla bella e meglio con un suo fondotinta, ma non c’era nulla da fare. Ad un certo punto, mi caddero gli occhi su una matita blu carta da zucchero che aveva tra i suoi trucchi e, senza pensarci due volte, la presi e la usai a mo’ di eyeliner per sentirmi più carina. Inutile dire che era messa malissimo (tipo che la codina arrivava quasi alle tempie), ma da quel momento non me ne separai più. Anzi avevo iniziato a creare una sorta di look – orribile – che facevo per uscire con le amichette e che a dir loro era bellissimo. E’ anche vero che all’epoca un trucco di quello, noi piccole ce lo sognavamo, non come ora che in seconda media sanno già alla perfezione come mettere il rossetto rosso. In poche parole, stendevo un ombretto bianco perlato su tutta la palpebra (shame on me), la matita blu come eyeliner e il gloss fucsia. Sì, probabilmente sembravo uscita direttamente dagli anni ’80…

Magari fossi stata figa come lei, nonostante il trucco XD

Poi un bel giorno, andando conciata in quel modo al catechismo, attirai l’attenzione della catechista che mi fece i complimenti davanti a tutti. Quello fu il momento in cui decisi che non mi sarei più truccata in quel modo. Sentire gli sguardi di tutti addosso, non mi piace ora che ho 26 anni, figuriamoci all’epoca che ne avevo 13. Probabilmente è stato anche un bene, perché sono convinta che non avrei avuto l’evoluzione che ho avuto negli anni in fatto di makeup. Per cui se lì per lì la cosa mi bloccò in senso negativo, dall’altro – adesso – la vedo in senso positivo. Tornando a noi, in pratica ritornai alla matita nera sbavata per molto tempo, osando di tanto in tanto un ombretto color champagne o rosso fuoco che si trovavano nello Yo-Yo PUPA (ve lo ricordate?! Io avevo sia questo, che quest’altro). Per di più il rosso spesso lo utilizzavo come blush – che all’epoca chiamavamo fard – sfumandolo con le dita. Che poi, nessuno mi aveva mai spiegato nulla su come truccarmi e madreh all’epoca metteva solo fondo, rossetto marrone ed un po’ di terra, per cui ripensandoci non riesco a capacitarmi di come mi venisse in mente di fare quel tipo di esperimenti…

Arriviamo direttamente al terzo superiore. Il mio stile era rimasto più o meno lo stesse delle medie: un maschiaccio con i jeans larghi, le scarpe da ginnastica e la matita nera sbavata. Mentre alcune delle mie compagne di classe, già si vestivano – e comportavano – da fighe, si stra-truccavano (avete presente gli umpa-lumpa? passavano da bianco latte a color nutella per quanta terra mettevano), insomma io ero il brutto anatroccolo, ma poco mi importava.

Diciamo che all’epoca ero considerata un po’ la secchiona della classe – anche se in realtà i miei voti erano agevolati da una buona memoria e dall’attenzione in classe, più che dallo studio vero e proprio. Un giorno, complice l’abbronzatura, complice un nuovo taglio di capelli oltre alla solita ed onnipresente matita nera, mi decisi a “rubare” un rossetto di mia madre che giaceva inutilizzato. Ricordo che si trattava di un Maybelline di quelli superluccicosi (mi pare fosse un vecchio watershine, di quelli con il pack rosa perlato), ma di cui non ricordo il nome. Si trattava di un color arancio scuro quasi bronzo pieno di sbrillini, ma che mi faceva sentire più in ordine e più carina, viste le mie labbra fantasma.

Andai avanti così fin quando un insegnante, mi disse e ci tengo a sottolineare senza alcun motivo, visto che l’anno scolastico era iniziato da una settimana, che dovevo pensare alle cose serie e non ai trucchi. Ovviamente quando ci penso adesso mi girano i 5 minuti e penso che questa persona sia solo un ignorante, ma non perché di scarsa cultura, ma per il principio che sta dietro a quelle parole (ti trucchi = trascuri lo studio/sei stupida). All’epoca, però non avevo la consapevolezza che ho adesso ed il fatto che si potesse pensare che fossi stupida/non studiavo solo perché mi truccavo, mi fece desistere dal continuare ad usarlo a scuola e lo relegai alle uscite del fine settimana.

Il giorno del mio 18 anni, mi lasciai truccare da mia zia – una cosa leggera, ma colorata – e per i complimenti ricevuti quella sera (soprattutto da Mr. L), in me scattò qualcosa: volevo imparare a truccarmi per apparire più carina. Per cui il fine settimana iniziai ad osare con gli ombretti – senza base – che trovavo nelle trousse e che mettevo con i polpastrelli, visto che non avevo la più pallida idea dell’esistenza dei pennelli. La base era inesistente e quelle rare volte che mettevo il fondo, lo facevo senza mettere la crema, con risultati più che disastrosi per la mia pelle.

Quello stesso anno iniziai a mettere la matita nera come eyeliner per andare a scuola, ma la codina era qualcosa di inguardabile: finiva tonda e netta. Passavano i mesi e io sperimentavo con gli ombretti, facevo sfumature alla meno peggio con gli applicatori che trovavo nelle varie trousse, senza aver mai visto un tutorial – cosa che avvenne solo dopo. Iniziai ad utilizzare l’eyeliner liquido, ma non sapevo ancora fare la codina, finché non mi insegnò Mr. L a farla. Sì, il mio ragazzo mi ha insegnato a fare la riga perfetta che so fare ora e non mi vergogno a dirlo, anzi tuttora gli sono riconoscente per questo.

Arrivata all’università continuai così, fin quando, un giorno, girovagando per il mondo, la mia sfera lancerò su youtube, vidi un video di una Clio abbastanza alle prime armi. Ricordo che si trattava di un video sui correttori. Feci indigestione di suoi video tutorial cercando di assimilare quanto più potevo, poi incappai in Giuliana ed Alice, di cui riproducevo i tutorial nei fine settimana e man mano anche la mattina per andare in università. Poi fu il turno delle Pixiwoo e così via, ormai ero entrata nel circolo dei tutorial su YT, degli ombretti super colorati, dei pennelli ed altri prodotti.

Iniziai a mettere la crema viso e di tanto in tanto a comprare qualche ombretto. Ero così appassionata che chiesi a mia madre “Comprami i pennelli, ti prego!” e credetemi io non sono mai stata la tipa che chiedeva soldi ai genitori, mi sono sempre fatta bastare i soldini che di tanto in tanto mi regalava mia nonna, ma chiedere soldi o cose ai miei genitori è accaduto veramente di rado. Mia madre lì per lì ignorò la mia richiesta, salvo farmeli trovare insieme all’olio indiano di cui avevo straparlato e rotto le bolinas, la sera della Vigilia di Natale. Si trattava di un kit super-economico di quelli venduti da Acqua&Sapone – e che si sarebbero distrutti poco dopo, ma io ero al settimo cielo comunque.

L’estate successiva, anche Mr.L mi regalò il set Basic pennelli Zoeva, che ancora utilizzo senza problemi. Il meccanismo del “Mi trucco per apparire più carina” era diventato “Mi trucco perché mi piace e mi diverte“. Sperimentavo un sacco con i colori ed il focus era dato dagli occhi, il rossetto non lo utilizzavo mai, se non qualche balsamo labbra colorato e la base la facevo alla meno peggio.

Negli anni della triennale la mia tecnica era migliorata, ma come al solito puntavo principalmente sugli occhi, anche con smokey neri o marroni di mattina, finché una docente fece un commento sul mio aspetto. Era il periodo dello scandalo Ruby/Berlusconi, per di più ero una delle pochissime ragazze che si truccava del mio corso. Il primo giorno di lezione, nella fase di conoscenza degli studenti, la suddetta professoressa, appena mi ha vista ha esordito con un bel “Ruby“, salvo scusarsi subito dopo dicendo che scherzava. In quel momento mi sono sentita oltre che presa per i fondelli, anche umiliata, sia per il fatto che a quella frase la classe si mise a ridere, sia perché per quanto bella sia Ruby, non era affatto una bella frase con cui esordire. Da quel momento in poi, per evitare commenti simili da lei o altre persone, iniziai ad evitare gli smokey per andare in università e addirittura per fare una migliore impressione in sede d’esame mi presentavo truccata, ma in maniera più soft. Ombretto champagne, marroncino nella piega e matita blu per contornare l’occhio. Dopodiché inizia ad usare i rossetti liquidi KIKO in colori naturali, in modo da non attirare troppo l’attenzione.

Alla magistrale, ormai il trucco base per me era eyeliner nero, ombretto marroncino nella piega e labbra color carne. Ogni tanto uscivo fuori dagli schemi, usando un ombretto colorato, ma di rado. Ormai avevo capito l’importanza di una buona base e da pendolare, alzarmi 5 minuti prima per pastrocchiare con i colori rischiando di fare schifezze, non faceva più per me. Preferivo affidarmi al mio solito look per dare un’idea di carina, senza troppo sforzo. Ciò non toglie che per uscire il pomeriggio o la sera, mi dedicavo (e dedico) più tempo per sperimentare tutto quello che non potevo la mattina. Man a mano sono arrivati i rossetti colorati: gli arancioni, i rossi, i berry, anche se il mio cuore va sempre sui MLBB con cui di rado si sbaglia.

Oltre al truccare me stessa, in questi anni ho fatto pratica su sorella ed amiche, mamma, zie, cugine (e ormai anche loro amiche) sia per trucchi da tutti i giorni, che per trucchi per un’occasione particolare o addirittura look per feste in maschera o spettacoli, che faccio anche su me stessa quando sono particolarmente ispirata. Ogni volta che trucco qualcuno o che faccio su me stessa qualche look particolare, ricevo sempre complimenti anche da sconosciuti. Non lo dico per vantarmi, ma per spiegarvi la mia frase di prima (quando parlavo della catechista) e per farvi capire che è una passione che ho coltivato negli anni, sperimentando, sbagliando, leggendo articoli e guardando video, e il fatto che gli altri apprezzino ciò che faccio mi riempie di gioia, sempre.

Insomma, in poche parole questi sono gli episodi che più rappresentano la mia storia con il makeup. Nel tempo ho cambiato approccio a questo mondo e non mi lascio tanto buttar giù dalle critiche distruttive e superficiali (quelle costruttive, invece, sono sempre ben accette). Quel poco che so fare, l’ho imparato sperimentando, sbagliando moltissime volte e per tanto tempo, avrei tanto altro da dire, ma il post è già un papello indicibile, figuriamoci se scrivessi ancora. Potremmo star qui fino a domani, però sono brava e non voglio infliggervi questa penitenza, anzi se siete arrivati fin qui vi meritate una statua 🙂

E voi che storia avete avuto con il makeup? Mi farebbe piacere se ne parlaste anche voi in un commento o magari in un post. Fatemi sapere 😉

8 Risposte a “La mia storia con il makeup”

  1. Mi è piaciuto un sacco leggere del tuo approccio al makeup ^__^ anch’io ho avuto la fase “azzurrino” carta da zucchero e altre amenità simili. Ma il mio destino è stato segnato in giovane età (circa 6 anni) quando ho trovato un rossetto rosso di mia madre (che per la cronaca non indossava). Il resto lo immagini

    1. Mamma mia l’azzurrino che incubo… Che poi in alcuni look i vari celesti, verde acqua e via discorrendo stanno benissimo, ma mancando di manualità all’epoca, l’effetto finale era a dir poco orripilante XD
      Caspita a 6 anni già ti era venuto l’amore per il rosso?! Io l’ho scoperto troppo tardi, ma dalla mia parte ho il fatto che non volevo mi si notasse troppo XD

  2. Ciao Ilenia!
    Ero curiosissima di leggere questo post!
    È vero, oggi le ragazzine vanno già in giro con il rossetto rosso, mentre noi a quell’età non avevamo neanche lontanamente preso in considerazione di indossarlo! 😉 Le cose sono molto cambiate!
    Anch’io avevo lo yoyo, però quello con l’azzurro e il rosa!
    Ho immaginato tutti i makeup che riesci a realizzare ora. .. mi piacerebbe vederli! Anche perché immagino siano molto belli, dopo la lip art che ci hai fatto vedere! 🙂

    1. Ciao cara 🙂
      Ma davvero, io alla loro età il rossetto rosso addirittura lo odiavo e ho iniziato a riconsiderarlo solo verso i 22 anni XD
      Eh, anche a me piacerebbe mostrarli, ma ancora non riesco a fotografarli adeguatamente. Già con le labbra sono riuscita a stento, ma fotografare il makeup occhi mi viene davvero difficile T____T
      Grazie comunque per il complimento, sei sempre gentilissima :-*

    1. Mamma mia non mi parlare dell’assenza del mascara! Qualche tempo fa sono entrata in macchina con il mio ragazzo ed ero senza mascara (l’avrei messo in macchina, perché ero in ritardo), mi guarda e mi fa: “Ti manca qualcosa…Sei diversa!” e pensare che per anni non l’ho mai usato, ignorandone totalmente le potenzialità!

  3. Mia cara I…che dirti più o meno ho cominciato come te.
    Usavo solo Mascara,all’età di 13 anni,poi mia mamma mi disse :”perché non metti anche la matita nera?”ed io-timidissima nascosta dietro a due enormi fanali (occhiali)le dissi:”oh si!
    Usavo truccare gli occhi solo con questo due prodotti e niente in giro…orribile!
    Poi ho conosciuto il mio attuale marito e un Natale di non ricordo quanto anni fa,mi regalo’una trousse megagalattica a forma di rosa,girando la parte superiore si aprivano i petali ed era metavigliosa.
    Costava la bellezza di qui milalire…una fucilata!!!
    Poi venne l’età della crema colorata Nivea oddddio!!!e pensare che mi piaceva tanto…o_O
    Usata per anni!!!rabbrividisci pure 😀
    Poi al matrimonio mi trucchi pochissimo ,ancora non ero entrata nel tunnel Clio :-o…poi da 5 anni a questa parte prima che nascesse mio figlio,così in pubblicità la bb cream,curiosa andai su intenet o (l’internet) :-DD…battutina!!!e mi si aprì un mondo che non ho più chiuso ma bensì aperto sempre più, allargato gli orizzonti sempre più.
    Poi ho scoperto il bio o meglio purobio e sono cambiate tante tante cose. ..
    Bellissimo post,i miei complimenti

    1. Franci grazie mille per i complimenti.
      E mi ha fatto un sacco piacere che tu abbia deciso di raccontare anche la tua di storia, in fondo il blogging è anche (e soprattutto) questo: confrontarsi con i propri lettori/amici, se non ci fosse quello, non varrebbe nemmeno la pena scrivere post chilometrici.
      Non rabbrividisco, perché anch’io ho utilizzato un sacco di volte prodotti pessimi, anche se come sai io non sto attentissima all’inci, certo se ho la possibilità di mettere meno schifezze sul viso, tanto di guadagnato, ma sono così curiosa delle performance che possono offrire le varie tipologie di prodotto che l’inci completamente bio passa in secondo piano. Sarò fatta male io?! 😀
      Un bacione Franci :-*

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