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Preghiera alla natura

Preghiera alla natura


Posted By on Dic 31, 2018

 

Chinook nativi americaniPreghiera alla Natura

Invochiamo la terra, che è la nostra casa, con le sue meravigliose profondità e le svettanti altitudini, la sua vitalità e abbondanza di vita, e insieme chiediamo:”

“Insegnaci e mostraci il cammino

Invochiamo le montagne, le cascate e gli olimpi, le alte vallate verdi e le praterie pieni di fiori, le nevi che non si sciolgono mai, le vette del profondo silenzio, e chiediamo: “Insegnateci e mostrateci il cammino”.

Invochiamo le acque che solcano la terra, da orizzonte a orizzonte, che confluiscono nei fiumi e nei ruscelli, che cadono sui nostri campi e giardini, e chiediamo: “ Insegnateci e mostrateci il cammino”.

Invochiamo la terra che ci offre nutrimento, il suolo che nutre, i campi fertili, i giardini e gli orti abbondanti, e chiediamo:
”Insegnateci e mostrateci il cammino”.

Invochiamo le creature dei campi e delle foreste e dei mari, fratello e sorella lupo, cervo, aquila, e colomba, la grande balena e il delfino, la bellissima orca e il salmone, che dividono con noi la casa del nord, e chiediamo:
“ Insegnateci e mostrateci il cammino”.

Invochiamo la luna le stelle e il sole, che governano i ritmi e le stagioni della nostra vita, e ci ricordano che siamo parte di un immenso e meraviglioso universo, e chiediamo:
” Insegnaci e mostraci il cammino”.

Invochiamo tutti coloro che hanno vissuto su questa terra, i nostri amici e antenati, che hanno sognato tutto il bene possibile per le future generazioni, e sulla cui vita si innalza la nostra vita, e rendendo loro grazie chiediamo:
” insegnateci e mostrateci il cammino”.

E in fine invochiamo ciò che per noi vi è di più sacro, la presenza il potere del grande Spirito dell’amore e della verità che scorre nell’universo che sia con noi.

” Insegnateci e mostrateci il cammino”

 

Preghiera alla natura dei Chinook,  nativi americani del Nord-Ovest del Pacifico

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Ishtar

Ishtar


Posted By on Set 28, 2018

La Grande Madre
Isthar

Ishtar la Grande Madre è nuda, poiché la Verità non ha bisogno di coprirsi di veli.

Sul suo capo spicca l’emblema lunare, nella mano destra Ishtar ha una coppa, simbolo di gioia e abbondanza perché contiene il nettare della Vita.

Nella sinistra, un loto, fiore che nasce sott’acqua ma che diventa di purezza ineguagliabile una volta sbocciato alla superficie.  Il significato è dunque chiaro e fedele all’assioma del vero magista: “Ex tenebris ad Lucem…”.

La Dea della Luna il cui culto era forse il più diffuso durante l’antichità era la babilonese Ishtar.

Nei diversi paesi in cui era venerata veniva adorata con svaríati nomi.

Era Astarte a Canaan, Attar in Mesopotamia, Athtar nell’Arabia Meridionale, Astar in Abissinia; Atargatis in Siria; Astarte in Grecia; mentre Artemide sembra essere il termine generico usato per ognuna delle molte manifestazioni di questa grande e potentissima dea, la divinità corrispondente in Egitto era Iside.

Ishtar è una personificazione di quella forza della natura che rivela se stessa come colei che dà e toglie la vita.

Essa è la Madre di Tutti.

Porta gli appellativi di Argentea, Produttrice di Semi, e Gravida. la dea della fertilità, dalla quale proviene il potere della riproduzione e della crescita per i prodotti dei campi, tutti gli animali e l’uomo.

Per una naturale transizione essa divenne la dea dell’amore sessuale e la protettrice delle prostitute. Esso è Colei che Apre l’Utero, il principale rifugio delle madri nelle doglie del parto.  Perciò tutta la vita emana da lei; piante, animali, esseri umani sono suoi figli.

Ma Ishtar possiede un carattere duplice.

Non è soltanto la dispensatrice della vita ma anche la distruttrice. Come la luna, nel suo periodo crescente tutte le cose si sviluppano, e nella sua fase calante tutte le cose «sono diminuite e rese infime». Ma questa non è la fine, la luna crescente ritorna di nuovo.

La luce subentra all’oscurità anche quando l’oscurità vince la luce. La Dea della Luna appare ancora una volta nella sua fase creativa e benefica.  Ishtar, “la via, la vita, la salvezza degli uomini e degli dei; e tuttavia la medesima che è rovina, morte, e distruzione”.

Ishtar regnava, successivamente, su tutti i cicli o mesi lunari dell’anno; e la fertilità dell’anno, tutto ciò che era nato durante i dodici mesi, veniva considerato un suo frutto. Questa idea era splendidamente espressa nella credenza che suo figlio, Tammuz, era la vegetazione di tutta la terra. Veniva chiamato Urikittu, il Verde.

Nel mito, col sopraggiungere della virilità, diviene il suo amante. Anno dopo. anno, però, essa lo condanna alla morte, e al volgere dell’anno, intorno al tempo del solstizio estivo, egli muore e scende nell’oltretomba.

In Mesopotamia, il rigoglio primaverile ha vita molto breve, bruciato dal sole estivo, e per questo la morte di Tammuz non avviene in autunno ma all’inizio dell’estate.

Alla sua morte, la dea, e tutte le donne con lei, prendono il lutto nel mese chiamato con il suo nome, Tammuz. Il lutto rituale per Tammuz richiama il digiuno annuale dei lamento per la morte di Adone. Il lutto di Afrodite per Adone o di Ishtar per Tammuz è l’origine mitica del digiuno delle lamentazioni, che costituì un rituale di primaria importanza nella religione della Grande Dea.

Il Ramadan,una delle cerimonie religiose più importanti- dei maomettani, corrisponde al lutto per la morte di Tammuz. Così anno per anno, Tammuz periva e discendeva nel mondo infero. Ishtar e tutte le donne prendevano il lutto per lui, e infine essa intraprendeva il pericoloso viaggio nella terra del Non Ritorno, per liberarlo.

Lì, mentre passava davanti a ciascuna delle sei porte che proteggono il luogo le venivano strappati i suoi brillanti gioielli. Ed infine, dopo essere stata privata della sua forza per la perdita dei gioielli, doveva combattere contro sua sorella Allatu per il possesso di Tammuz.

Ishtar è considerata Regina sia degli Inferi che del Cielo e della Terra poiché come Luna essa passa attraverso i Mondi Superiore e Inferiore. Quando la Signora Ishtar era via negli inferi, sulla terra cadeva una terribile depressione e disperazione. Durante la sua assenza non poteva essere concepito nulla. Né gli uomini, né gli animali, alberi o piante potevano moltiplicarsi, e, cosa ancora peggiore, non lo desideravano neppure.

Il mondo intero viene descritto sprofondato in una sorta di inattività senza speranza, in lutto in attesa del suo ritorno. Era soltanto dopo il suo ritorno sulla terra che la fertilità, e anche del desiderio sessuale, poteva ritornare ancora una volta operante.
La seducente dea aveva molti amanti. Era venerata come colei-che accettava-tutto.

Nell’epica di Gilgamesh viene detto in che modo essa tentasse alla fine di sedurre Gilgamesh, ma questi era l’eroe, e il suo compito era quello di vincere la dea. Questo tema di Gilgamesh, l’eroe, è peraltro piuttosto tardo.

Essendo una dea Ishtar doveva agire secondo la sua natura, e la sua natura è tale che dove essa ama, lì deve darsi. Come la luna, non può mai essere posseduta. È sempre vergine. Questa concezione della natura della dea è in deciso contrasto con l’ideale del matrimonio esemplificato da divinità come Era.

La fedeltà alla parola data è il principio che viene venerato. Nel caso di Ishtar si tratta di fedeltà, non ad un contratto, ma al sentimento attuale, alla realtà come è vissuta nel momento.

Dalle iscrizioni e invocazioni che sono state preservate su monumenti, monete, e simili, possiamo ricostruire qualche aspetto del modo in cui gli antichi concepivano le sue qualità e il suo potere.

Viene rappresentata come la Dea di Tutto, Regina del Cielo, l’Onorata, La Vacca Celeste. Era nata dalla spuma del mare. In una delle sue forme era rappresentata anche come mezzo pesce, una sorta di sirena o leviatano, abitatrice delle acque primordiali. Come suo figlio Tammuz, Ishtar è chiamata Uríkíttu o La Verde, produttrice di tutta la vegetazione.

Il suo simbolo era un albero convenzionale chiamato Ascera, che veniva trattato come se fosse la dea stessa. Era chiamata anche Dea della Terra, Signora delle Montagne, La Regina della Terra e Padrona dei Campi. Nella sua persona è Dea del Cielo, Dea della.Terra e Dea degli Inferi.

Nella sua fase luminosa o sopramondana, Ishtar veniva adorata come la Grande Madre che porta la fecondítà sulla terra e si prende cura dei suoi figli. Promuoveva la fertilità dell’uomo. quella dei campi, e degli animali dei campi. Era la dea della maternità.

Come Regina del Cielo si riteneva che guidasse le stelle. Essa stessa una volta era stata una stella, la stella del mattino e della sera, che accompagnava Sinn, l’antico dio della luna, in veste di moglie. Ma in seguito prese il posto del dio e regnò di sua luce propria.

Divenne quindi Regina di tutte le Stelle e Regina del Cielo. Di notte viaggiava attraverso il cielo su un carro tirato da leoni o da capre. Gli antichi arabi chiamavano Case della Luna le costellazioni zodiacali, mentre tutta la striscia zodiacale era chiamata la «cintura di Isbtar», un termine, che si riferisce al calendario lunare degli antichi, per i quali i mesi erano le dodici lune dell’anno solare.

Perciò Ishtar era la Dea del Tempo, i cui movimenti dirigevano la semina e la mietitura e controllavano il ciclo annuale delle attività agricole. Come Regina degli Inferi, però, diveniva ostile all’uomo e distruggeva tutto ciò che aveva creato precedentemente nella sua attività sopramondana. In questa fase era chiamata Distruttrice della Vita.

Era la Dea dei Terrori Notturni, la Madre Terrificante, dea delle tempeste e della guerra. Era anche colei che inviava i sogni e i presagi, la rivelazione e la comprensione delle cose che sono nascoste. Era per mezzo della sua magia che gli uomini ottenevano potere e conoscenza, spesso conoscenza illecita, delle cose segrete e nascoste la cui comprensione reca di per sé il potere.

Ishtar intraprendeva il pericoloso viaggio negli inferi e, sebbene piena di dolori, vinceva alla fine l’oscurità e sorgeva di nuovo come luna nuova, piccola all’inizio ma con il potere di ricreare se stessa. Perciò, come Sinn, che la precedette, e come Osiride degli Egiziani, diventò la Dea dell’Immortalità, la speranza della vita dopo la morte.

Nelle sue forme continuamente mutevoli essa interpreta tutti i possibili ruoli femminili. È chiamata figlia e sorella del dio lunare, il quale nello stesso tempo è anche suo figlio. È la Donna, la personificazione, come direbbero i Cinesi, di yin, il principio femminile, l’Eros.

Per le donne è il principio stesso del loro essere; per gli uomini la mediatrice tra se stessi e la fonte segreta della vita nascosta nelle profondità dell’Inconscio.

a cura di Cristina tartaglino

INNO A ISHTAR (VIDEO)

MITOLOGIA BABILONESE

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Dea Madre nell’antico Egitto

Dea Madre nell’antico Egitto


Posted By on Nov 19, 2017

Forza fecondatrice

Dea Madre nell'antico EgittoFin dalle epoche più remote gli egizi veneravano la forza fecondatrice simboleggiandola con la dea-madre e poiché qualsiasi fecondità trae le sue origine nella terra divenne la divinizzazione della terra stessa.

Tuttavia non potendo l’universo essere formato solo dalla terra, ma anche dal cielo, la dea-madre non solo aveva l’aspetto della dea-terra ma anche della dea-cielo, cioè diventa la dea primordiale dalla quale tutto ha origine.

La dea-cielo venne rappresentata da un avvoltoio o da un vacca con l’epiteto “Mehet-ueret” (la grande-piena o la grande distesa d’acqua), mentre come dea sotterranea è simboleggiata dal serpente che esce dalla terra.

La dea-madre è anche la dea dei morti in quanto la vita è destinata a finire ed i morti sono affidati alla terra.

Le dee Uaget o Nekhbet, protettrici del Basso ed Alto Egitto a partire dalla I Dinastia, sono antiche dee-madri e hanno come simboli il serpente e l’avvoltoio, anche Hathor era una dea-cielo e una dea-terra.

Hathor la vacca-celeste che al calar della notte inghiottiva per il sole per poi rendergli la vita al mattino seguente.
Mut (Madre) simboleggiata da un avvoltoio era una dea-cielo ed anch’essa era all’origine del mondo.

Neith di Sais era una forma di dea-madre, particolarmente venerata dalle donne con l’appellativo “la madre che ha donato la vita al sole”, così come Renenutet dea del raccolto, rappresentata con un serpente al posto della testa alla quale si riconoscevano benefici influssi.

Alla dea-madre si facevano offerte di cibi, frutta, vegetali e ciò veniva considerato un rito capace di annullare qualsiasi influenza magica e maligna.

La trasformazione dell’ideologia all’interno della società fa sì che la madre non sia più considerata a se stante, ma divenga anche sposa.
Il principio maschile del dio creatore assumerà un’importanza notevole che si accrescerà con il passere del tempo.

Osiride, considerato il dio-creatore fin dall’epoca preistorica, è il frumento che viene seminato ed essendo la dea-madre rappresentata spesso come bovina avrà il medesimo carattere di dio fecondatore.

Ad Elefantina il dio Khum era l’acqua fecondante ed in seguito diverrà un dio-creatore considerato “formatore” dei corpi divini ed umani che modellava con limo e argilla sulla ruota da vasaio.

In Alto Egitto Min, dio della fertilità, rappresentava la forza riproduttiva della natura ed in principio era il figlio della dea-madre Kamutef e non il suo sposo.

Horus era figlio di una dea-madre, figlio di Hathor, la vacca celeste, il cui nome significa “la dimora di Horus”, la dea allora non aveva un nome era soltanto colei che dava vita ad Horus.

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Terra – I quattro elementi

Terra – I quattro elementi


Posted By on Nov 4, 2017

La Terra è la Grande Madre feconda

Quattro elementi: terra

Il concetto di “Madre Terra” è presente in ogni cultura, la Terra è l’archetipo della “Grande Madre feconda”, perché la Natura con la sua linfa vitale alimenta ogni forma vivente.

La Terra è il luogo della metamorfosi, della germinazione: dal seme che si macera nella terra nasce la nuova pianta, è il ventre materno che racchiude in sé la vita, simbolo della funzione materna, della fecondità e della rigenerazione.

E’ la Madre universale dalla quale ogni creatura è stata generata e alla quale ritornerà; l’uomo è legato alla Terra da uno scambio di elementi e di energie: la Natura agisce sull’uomo e l’uomo agisce su di essa.

L’anima della Terra è il movimento di sviluppo della coscienza, collegando elementi della Terra e spirituali operiamo un’evoluzione partecipando alla trasformazione della qualità di coscienza della Terra.

Ogni uomo, a suo modo, opera la trasformazione della realtà, chi trasformando la pietra, chi i metalli, chi il terreno.

Trasformazione è evoluzione,
questo è il senso del laboratorio della nostra vita.

L’uomo da sempre usa le leggi della natura per progredire, ma deve sapere che la natura ha leggi immutabili che devono essere rispettate, non si può disubbidirle, la furia degli elementi naturali può schiacciarlo e distruggere tutto ciò che egli ha costruito.

Si possono spiegare alcune misteri della Terra?

Per quale alchimia il carbonio si trasforma in diamante e un metallo diventa oro?
Qual è l’energia che muta la roccia facendo apparire nuovi metalli?

La scienza può descriverne il processo, ma non dirne il perché, è questo uno dei misteri della Terra e delle leggi della natura.

Nel pensiero collettivo la Terra è l’aspetto materiale della vita, la concretezza, ciò che ha volume e occupa spazio, in contrapposizione al cielo, all’elevazione, al divino.

Il pensiero collettivo distingue il cielo e la Terra, l’alto e il basso, l’anima e il corpo, lo spirito e la materia, questa distinzione ha portato ad attribuire alla Terra significati opposti alla spiritualità.

La Terra e il cielo si chiamano a vicenda avendo le stesse leggi, energie diverse ma convergenti.

L’uno senza l’altra non ha esistenza.
In alto come in basso”, insegnavano gli Iniziati, l’uomo riunisce Cielo e Terra

Alchemy water symbol.svgACQUA
Troviamo nei testi indù “tutto era acqua”, nel Tao “le acque non avevano rive”, nella Genesi “Lo spirito di Dio era sulla superficie dell’acqua

Alchemy air symbol.svgARIA
L’aria, come il fuoco, è considerata un elemento attivo e maschile simbolo dello spirito, dell’attività mentale, rappresenta quindi l’energia della vita che è associata al respiro.

Alchemy fire symbol.svgFUOCO
Il fuoco rappresenta l’energia universale, il suo simbolo è riferito al sole che con i suoi raggi concede l’energia necessaria alla vita, riscalda e illumina

Alchemy earth symbol.svgTERRA
Il concetto di “Madre Terra” è presente in ogni cultura, la Terra è l’archetipo della “Grande Madre feconda”, perché la Natura con la sua linfa vitale alimenta ogni forma vivente.

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Grande Madre

Grande Madre


Posted By on Ott 19, 2017

La divinità femminile primordiale

Grande Madre

La Grande Madre è una divinità femminile primordiale presente in quasi tutte le mitologie.

Rappresenta la terra e il femminile come mediatore tra l’umano e il divino.
Il periodo storico è antichissimo, dal 30.000 al 1000 a.C.

La Madre Terra è il simbolo della Grande Madre, Dea della Natura e della Spiritualità, la fonte divina di ogni nascita che dà e sostiene la vita che a Lei ritorna per rinascere come nei cicli della vegetazione, il suo potere è nell’acqua, nelle pietre, negli animali, nelle colline, negli alberi, nei fiori.

Con le migrazioni dei popoli e la crescita di complessità delle culture, le “competenze” della Grande Madre si moltiplicarono in diverse divinità femminili, per questo motivo la Grande Dea, pur continuando ad esistere e ad avere culti propri, assumerà personificazioni distinte.

Per esempio per sovrintendere all’amore troviamo Ishtar, Astante, Afrodite, Venere, alla fertilità delle donne, Ecate triforme, alla caccia Artemide, Diana, alla fertilità delle sementi, Demetra, Cerere e Persefone – Proserpina.

In Africa la Grande Madre è chiamata Nana e Iside; in America la Dea dall’abito di serpente.

Per i Navajos e gli Apache la Estsanatlehi era la Madre di tutti gli esseri viventi che all’alba del mondo, quando si unì al sole, partorì due gemelli che sconfissero i mostri che popolavano il suolo terreste.

In Asia, nell’area mesopotamica e in quella anatolica fu adorata come Ninhursag, Cibele, e Anahita.

In Cina è chiamata Quan-Yin, in India Durga. In Grecia fu identificata con Gea e Athena, in Italia con Cibele, Bona Dea, Minerva ed Uni e con l’antica Dea Mater Matuta degli etruschi, in Spagna e a Malta con la Dea Astarte, in Irlanda con la Dea Brigit, in Russia con la Dea Lada.

Incisioni rupestri, con evidenti simboli che appartengono al culto della Grande Madre come serpentine, labirinti, bande ondulate, motivi a zig-zag, sono stati ritrovati in Bulgaria e in Russia e datati intorno al 2000 a.C.

Altri reperti importanti sono due statuette della Dea rinvenuti in Turchia e a Creta.: in quella della Turchia, risalente al 6000 a.C., la Dea è rappresentata seduta su un trono, maestosa e regale, con due fiere accanto con le mani posizionate in modo forte e tranquillo sulla testa delle fiere.

Le donne erano considerate e valorizzate e la società era di carattere egualitario, si evidenziava un particolare rispetto verso la Madre Terra come simbolo della Grande Madre.

Il potere della donna era inteso non come dominio ma come capacità di illuminare e trasformare la coscienza umana, un potere spirituale che si manifestava non solo nella conoscenza e nella saggezza, ma soprattutto nella verità, nell’amore e nella giustizia.
Queste qualità verranno in seguito attribuite alla Vergine Maria.

La dispensatrice della nascita e la Madre Terra si fusero con la Madonna, la spiritualità antica della Grande Madre gradualmente si attenuò fino a scomparire come risultato dello scontro tra culture diverse e del successivo affermarsi delle religioni patriarcali.

Demetra
Demetra, figlia di Crono e di Rea, era la grande dea della terra, protettrice della fertilità e dea dei Misteri Eleusini, il suo nome significa “Madre Terra”.
Ecate
Come dea della terra Ecate fu associata al mondo dei morti ed era spesso raffigurata con delle torce nella mano proprio per la sua capacità di accompagnare i vivi nel regno dei morti.
Gea
Nella Teogonia di Esiodo Gea fu la prima creatura nata dal Caos insieme a Tartaro (l’Oltretomba), la Notte, Erebo (l’oscurità) ed Eros (lo spirito dell’amore generativo).
Inanna
Inanna è la dea sumera della fecondità della terra, nelle raffigurazioni preistoriche la possiamo vedere con fianchi prominenti e seni prosperosi.
Iside
L’importanza e la diffusione del culto di Iside deriva dal suo ruolo di sposa e successivamente di madre che la dea svolse nel mito osiriano e quindi considerata “Madre di tutti gli dei
Ishtar
Sul suo capo spicca l’emblema lunare, nella mano destra Ishtar ha una coppa, simbolo di gioia e abbondanza perché contiene il nettare della Vita.
Culto della divinità femminile nell’età neolitica l’esistenza del culto di una divinità femminile, con rappresentazioni che spesso si riducono al solo volto o sotto forma di figurine di pietra o argilla di grossolana fattura.
La Dea Madre nell’antico Egitto
Fin dalle epoche più remote gli egizi veneravano la forza fecondatrice simboleggiandola con la dea-madre e poiché qualsiasi fecondità trae le sue origine nella terra divenne la divinizzazione della terra stessa
Profetesse e sibille presso i popoli germani
Presso i popoli germani le forme di culto erano molto semplici e consistevano principalmente nell’offerta di sacrifici, nella divinazione o interpretazione del volere degli dei.

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