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Imbolc

Imbolc


Posted By on Gen 31, 2019



Imbolc

Imbolc è l’antica festa irlandese del culmine dell’inverno, che cadeva tradizionalmente il 1º febbraio, nel punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera.

Imbolc è sia la promessa della fine dell’inverno ma anche il riposo della Dea dopo aver dato alla luce il Dio a Yule.

Nel culto irlandese di Imbolc, o Festa di mezzo inverno, le divinità coinvolte sono:

Brighit, rappresentata spesso come tre sorelle (fanciulla vergine, madre feconda e vecchia) ovvero le tre manifestazioni e fasi della natura. Il nome della dea deriva dal gaelico breo che significa fuoco, in relazione alla luce del Sole che torna.

E’ una divinità trina, accompagnata dalle sue due sorelle, per rafforzare l’dea del suo enorme potere.  E’ colei che porta la luce, non solo intesa come luce diurna, ma anche come illuminazione della mente.

E’ infatti una dea che patrocina il sapere, le arti e e tutto ciò che ha a che fare con il pensiero creativo e con la conoscenza.

In epoca cristiana Brighit è divenuta Santa Brigida

ed ha conservato tutti i suoi attributi, ovvero il fuoco, l’acqua, il grano, il serpente (a volte rappresentato da un bastone), la croce di Brighit e il mantello di colore verde.

Il termine Imbolc in irlandese significa “in grembo”, in riferimento alla gravidanza delle pecore, ad indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte.

In questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e le pecore producevano latte.
La festività celebrava la luce, che si rifletteva nell’allungamento della durata del giorno, e nella speranza per l’arrivo della primavera.

Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele.

Imbolc

Sono sotto lo scudo
Della generosa Brigit ogni giorno;
Sono sotto lo scudo
della generosa Brigit ogni notte.
Sono protetto
Dalla Levatrice di Maria,
Ogni alba e ogni tramonto,
Ogni notte e ogni giorno.
Brigit è la mia compagna,
Brigit è l’ispiratrice delle mie canzoni,
Brigit è la mia aiutante,
è la migliore delle donne, la mia guida fra tutte le donne.

(Antica preghiera di invocazione a Brighit delle
Highland scozzesi )

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Solstizio d’Inverno 21 Dicembre

Solstizio d’Inverno 21 Dicembre


Posted By on Dic 21, 2018

La notte del solstizio invernale è la notte più lunga dell’anno.
Solstizio d’Inverno

L’oscurità trionfa prepara il cammino e si trasforma in luce. Si attende l’alba quando la Grande Madre darà vita al Sole Bambino, che porta con sè la speranza e la promessa dell’estate.

E’ il momento dell’anno in cui gli spiriti della Terra riposano per prepararsi al lavoro che ci sarà nel ridare alla Terra nuova vita con la Primavera.

Nelle tradizioni germanica e Celtica precristiana, Yule è la festa del solstizio d’inverno.

Nel paganesimo e nel neopaganesimo rappresenta uno degli otto giorni solari e viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.

Le famiglie pagane portavano un albero in casa in modo che gli spiriti dei boschi potessero rimanere al caldo nei mesi invernali. Venivano appese delle campanelle così da poter riconoscere quando uno spirito era presente, oltre a del cibo.  Infine veniva posta una stella a cinque punte a capo dell’albero.

Solstizio d'inverno

Gli antichi greci festeggiavano una celebrazione simile per assistere il Dio Kronos in battaglia contro Zeus e i Titani.

I Romani invece festeggiavano il Dio Saturno, la festa Saturnalia iniziava a metà dicembre per finire il primo di Gennaio. I Sassoni celebravano Modranect il 24-25 Dicembre, la notte della Madre, era la celebrazione della nascita del sole per il solstizio d’inverno.

Il giorno che seguiva la notte della Madre era per festeggiare la rinascita, il ritorno della speranza e della vita.

L’etimologia della parola “Yule” (Jól) non è chiara probabilmente deriva dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la “ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”.

Yule è celebrato attraverso il fuoco e con l’uso di un ceppo.

Questa antica tradizione si svolge usando un ceppo di Quercia che viene tagliato, decorato con aghi di pino e pigne e quindi bruciato nel caminetto per simbolizzare il sole che ritorna.

Anche la ghirlanda è un simbolo di Yule perchè rappresenta la ruota che sempre gira e il cerchio senza fine che ogni volta si compie: la natura infinita della vita. E’ tradizione fare una ghirlanda di vischio e rami di abete per simboleggiare l’antica ruota attraverso cui passavano i pagani.

Ci sono tanti modi per celebrare questa festa.

Per esempio fare un albero solstiziale  decorato con tante piccole raffigurazioni del sole, si possono accendere candele o luci per rappresentare la nascita delle nostre speranze per il nuovo anno.

Gli alberi sempreverdi sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. Quest’albero, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno.

In Scandinavia si offrivano agli alberi birra e pane.

L’albero di Yule rappresenta la fortuna per una famiglia, un simbolo della fertilità dell’anno che verrà.

Bere Wassail, una bevanda a base di vino e o sidro con frutta e spezie, a Yule è una delle più tipiche tradizioni inglesi. La parola Wassail deriva da Wes Hal che significa “alla tua salute”.

Anche se cade nel momento più scuro dell’anno, Yule è un momento sacro e di pace.
La concentrazione del singolo dovrebbe essere verso la famiglia, gli antenati, la pace e la serenità.

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Nativi Americani

Il culto della natura per i Nativi Americani comprendeva l’adorazione dei quattro elementi: la terra, il fuoco, l’acqua, il vento ed ognuno aveva la propria personificazione.

Per i Dakota la terra veniva impersonata dallo spirito Tunkan, al fuoco, al tuono e al lampo corrispondevano degli spiriti chiamati Vakinian, i quattro venti assumevano la forma degli spiriti Takushkanshkan, mentre quelli che rappresentavano l’acqua, il mondo subacqueo e quello sotterraneo erano chiamati Unktehi.

Ognuno di questi quattro elementi era collegato con un punto cardinale e con un colore: Tunkan corrispondeva al nord e al colore azzurro, Vakinian all’oriente e al colore rosso, Takushkanshkan al sud e al colore nero e Unktehi all’occidente e al colore giallo.

Disegnando sul terreno le direzioni dei quattro punti cardinali, si ottiene una croce, la quale, aveva un importante significato simbolico nei riti dei nativi in quanto le sue quattro braccia venivano associate ai quattro elementi.

Il simbolo della croce aveva un valore primario nei riti religiosi dei Navajo, infatti disegnavano nel luogo delle cerimonie, servendosi di sabbia colorata, una croce alle cui estremità venivano raffigurate personificazioni degli elementi, figure umane stilizzate rappresentate con le teste rivolte dalla stessa parte, in modo da ottenere una croce gammata (svastica).

Per la maggior parte delle tribù il numero quattro aveva un significato sacro; presso i Sioux i clan erano raggruppati secondo i quattro punti cardinali e durante le riunioni cerimoniali si disponevano in un determinato ordine secondo i quattro settori di un cerchio.

 

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Rituale per Samhain

Rituale per Samhain


Posted By on Ott 30, 2018

Altare per Samhain

Per la celebrazione di Samhain sull’altare si mettono mele, melegrane, zucche, zucchine, ed altri frutti del tardo autunno; vanno bene anche fiori autunnali come calendule e crisantemi.

Si scrive su di un pezzo di carta un aspetto della vita dal quale desideriamo liberarci: rabbia, un’abitudine dannosa, sentimenti riposti male, malattie.

Inoltre ci deve essere di fronte all’altare un calderone o un altro oggetto simile. Ci dovrebbe essere anche un disco piatto segnato con un simbolo di una ruota con otto raggi.

Prima del rituale, ci si siede tranquillamente a pensare ad amici e persone care che non ci sono più. Senza tristezza, sapendo che sono andati verso cose superiori, ricordando che la realtà fisica non è quella assoluta, e che le anime non muoiono mai.

Samhain, il capodanno celtico, è diventato anche il capodanno Wicca.
Questa è la notte in cui la Dea entra nel Mondo di Sotto per confrontarsi con il Dio nel suo aspetto di Signore della morte e della rinascita, il padrone del tempo.

La ruota inizia a girare seguendo i passi della Dea e del Dio che coraggiosamente scende nel regno degli spiriti. E cosi iniziamo a scendere in profondità dentro noi stessi e nella dimensione della realtà in cui vivono gli spiriti.

Questa notte il velo tra i mondi è più sottile, e noi onoriamo gli spiriti dei nostri antenati, diamo loro il benvenuto con amore perché ci possano fare visita.
In questa notte sacra, siamo liberi di muoverci indietro e avanti nel tempo per vedere le nostre vite passate e per trovare i sogni che diventeranno il nostro destino.

A Samhain cerchiamo di capire noi stessi e i nostri viaggi spirituali mentre entriamo nel tempo del sogno.

Lasciamo andare il nostro vecchio io, logora forma dell’esistenza, e nel regno dello spirito, dove la forma non esiste più, cerchiamo un sogno, perchè tutte le nuove vite iniziano prima di tutto con un sogno.

E’ giunta l’ora del cambiamento.

Lasciamo la luce e nell’oscurità ci addentriamo. Lo facciamo con gioia perché sappiamo che è solo un altro giro della potente Ruota dell’Anno.

Si invocano le Divinità
Si solleva una melagrana e, con il coltello dal manico bianco ben pulito, si buca la scorza del frutto prendendo alcuni semi che verranno posati su un piatto con sopra disegnata la ruota.
Si solleva la bacchetta e ci si pone di fronte all’altare dicendo :

In questa notte di Samhain Io segno il Tuo passaggio,
O Re Sole, dal tramonto alla Terra della Giovinezza.
Io segno anche il passaggio di tutti quelli che sono andati prima,
E di quelli che andranno dopo.
O Dea Graziosa, Madre Eterna,
Tu che desti alla luce colui il quale ora è caduto,
Insegnami a scoprire che nel tempo della più grande oscurità,
C’è la più grande luce.

Quindi si assaggiano i semi della melagrana si guarda il simbolo con otto raggi sul piatto: la ruota dell’anno, il ciclo delle stagioni, la fine e l’inizio di tutto il creato.
Si accende un fuoco nel calderone (va bene una candela).
Ci si siede di fronte ad esso, tenendo il pezzo di carta in mano, ed osservando la fiamma dicendo:

O Saggia della Luna Calante,
Dea della notte stellata,
Io creo questo fuoco nel Tuo calderone
Per trasformare ciò che mi tormenta.
Possano le energie invertirsi:
Dall’oscurità: luce!
Dal male: bene!
Dalla morte: nascita!

Si da fuoco al pezzo di carta con le fiamme del calderone
Si osservano le fiamme del fuoco e poi si dice :

“Siamo sulla breccia del tempo, perchè questo giorno non appartiene al vecchio anno né a quello nuovo.
Poiché non vi è distinzione tra gli anni, non vi è distinzione neanche tra i mondi.
Coloro che abbiamo conosciuto e amato in passato sono liberi di ritornare da noi in questo luogo.
Che ciascuno di voi, a suo modo, si metta in comunicazione e percepisca la presenza di una persona cara che ritiene perduta e da questo ricongiungimento tragga forza.
Sappiate che non c’è fine né inizio.
Tutto gira costantemente, in una danza a spirale che gira e rigira senza mai arrestarsi.
In questo punto di svolta, Samhain è la sacra festa che segna la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno: un tempo per celebrare, un tempo per salutare il Dio che inizia il suo viaggio nel tunnel dell’oscurità alla fine del quale risplende la luce di nostra Signora.
Il vecchio anno si conclude, Il nuovo anno va ad iniziare.
La Ruota gira e gira ancora
Salutiamo la nostra Signora
Diamo il benvenuto al nostro Signore
Dea Estate la fine si avvicina
Il Dio Inverno i suoi primi passi muove sul sentiero
Salute e arrivederci
Graziosa Dea, ti ringraziamo per le gioie dell’estate
Ti ringraziamo per l’abbondanza;
per i frutti , il raccolto, la mietitura
Ritorna ancora quando la Ruota girerà
Per restare di nuovo con noi.
Se nostro Signore accetta la mano,
accompagniamolo nell’oscurità,
per poi ritornare nella luce.
Indicando il fuoco :
Ecco il simbolo del nostro Signore:
colui che governa la Morte e ciò che sta al di là;
colui che dimora nell’Oscurità;
il Marito/Fratello della luce
Possa egli proteggerci e guidarci
In tutto ciò che facciamo,
dentro e fuori questo Cerchio
Con la nostra Signora al suo fianco,
possa farci superare le difficoltà
e accompagnarci con speranza verso la luce.

Samahain
Preghiera

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Equinozio di primavera

Equinozio di primavera


Posted By on Mar 19, 2018

Equinozio di primavera

L’Equinozio di primavera, come quello d’autunno, è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio.
Astronomicamente è il momento in cui il sole si trova sopra all’equatore celeste ed è l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano quelle di buio.

E’ il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, associata presso varie culture a concetti come fertilità e resurrezione.
E’ il momento della rinascita dei nuovi progetti, il momento in cui è possibile realizzare quei sogni che sono nati nel periodo freddo; il momento adatto per rinascere con la Natura e fondersi con Madre Terra, celebrarla e gioire della Vita che sboccia e si manifesta in tutte le sue forme.

Nel mondo ellenico, dopo l’Equinozio, si svolgeva le Adonìe, festa della resurrezione di Adone, bellissimo giovane amato dalla dea Afrodite che fu ucciso da un cinghiale (forse il dio Ares ingelosito).
Adone era in realtà il dio assirobabilonese Tammuz, a cui i fedeli si rivolgevano chiamandolo “Adon” (Signore).
Egli dimorava sei mesi all’anno negli inferi, come il sole quando si trova sotto all’equatore celeste (autunno e inverno).
Si festeggiava a primavera la sua risalita alla luce quando si ricongiungeva alla dea Ishtar, l’equivalente dell’Afrodite greca.
Allo stesso modo si festeggiava Persefone che ritornava nel mondo dopo aver trascorso sei mesi nel regno dei morti.

Tutti questi miti ci mostrano la morte, più o meno simbolica, del Dio e la sua rinascita a un nuovo ciclo vitale nonché l’unione di un simbolismo celeste (il cammino del sole nel cielo) e un simbolismo terrestre (il risveglio della Natura) in cui riecheggia il tema del matrimonio fra una divinità maschile, celeste o solare, e una femminile, legata alla terra o alla luna.

La primavera era, infatti, la stagione degli accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il Dio e la Dea si accoppiavano per propiziare la fertilità.
Erano accesi dei fuochi rituali sulle colline e, secondo la tradizione più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra.

Come per altre festività stagionali antiche, questo giorno è stato in parte assorbito dalla chiesa cristiana e associato a due giorni cristiani: il primo è la festività dell’annunciazione della Vergine benedetta Maria, che cade il 25 marzo.

Il secondo, naturalmente, è la Pasqua.
Il termine “Easter” con cui in inglese si designa la Pasqua, ci riporta a un’antica divinità pagana dei popoli nordici, la dea Eostre, assimilabile a Venere, Afrodite e Ishtar, la quale presiedeva ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e alla fertilità dei campi.

I popoli Celti denominavano l’equinozio di Primavera “Eostur-Monath” e in seguito “Ostara”.
Il nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, e, infatti, si tratta di una divinità legata al sole nascente, anzi “risorto” e al suo calore.
A Eostre era sacra la lepre, simbolo di fertilità e animale sacro in molte tradizioni.

I Britanni associavano la lepre alle divinità della luna e della caccia e i Celti la consideravano un animale divinatorio.

Nella tradizione buddhista una leggenda narra di come una lepre si sacrificasse per nutrire il Buddha affamato, balzando nel fuoco. In segno di gratitudine il Buddha impresse l’immagine dell’animale sulla luna.

In Cina la lepre lunare ha un pestello e un mortaio con cui prepara un elisir d’immortalità.

I Nativi americani Algonchini adoravano la Grande Lepre che si diceva avesse creato la Terra.
Nell’antica Europa i Norvegesi rappresentavano le Divinità lunari accompagnate da una processione di lepri che portano lanterne.
Anche la Dea Freya aveva come inservienti delle lepri e la stessa Dea Eostre era raffigurata con una testa di lepre.

La lepre di Eostre, che deponeva l’uovo della nuova vita per annunciare la rinascita dell’anno, è diventata l’odierno coniglio di Pasqua che porta in dono le uova, altro simbolo di fertilità.

Così le uova pasquali si ricollegano alle tradizioni pagane in cui si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che collega Eostre alle divinità arboree della fertilità.

L’uovo non è scelto a caso ma è da sempre e per qualsiasi cultura, simbolo di vita, di creazione, di rinascita.

La nascita del mondo da un uovo cosmico è un’idea universalmente diffusa che era celebrata presso molte civiltà alla festa equinoziale di primavera, quando la natura risorge.

In numerose mitologie un uovo primordiale, embrione e germe di vita, è il primo essere a emergere dal Caos: è l’”Uovo del mondo” covato da una Grande Dea e dischiuso dal Dio Sole.

L’Equinozio è il giorno in cui si commemora la discesa della giovane Dea nel mondo sotterraneo e il suo ritorno trionfante alla superficie della terra, portando con sé i doni della luce, del calore e della fertilità per tutta l’umanità.

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