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Festività e Celebrezioni


Solstizio d’estate – Litha

Solstizio d’estate – Litha


Posted By on Giu 20, 2019

Solstizio d'estate - Litha

Intorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell’anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l’inizio del suo declino.

Infatti, dopo il Solstizio d’Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, in quella che è la fase “calante” dell’anno.

Solstizio deriva dal latino solstat, “il sole si ferma”

e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po’ in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente.

Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l’estate astronomica.

E’ il tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte.

Questa verità era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le “ley lines”, le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare.

Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.

I cristalli possono essere potentemente caricati al solstizio e siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico.

Non a caso la cerimonia del Solstizio d’Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno appunto a Stonehenge.

Nel 1999 sono ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci anni decretata nel 1988 dalle autorità britanniche per motivi di ordine pubblico.

Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d’Estate Alban Heruin, “Luce della riva”.

Infatti, la festa è al centro dell’anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d’incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono.
Nelle tradizioni antiche la “terra” era la zona astronomica al di sopra dell’equatore celeste e l’ “acqua” quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d’incontro è come sulla riva del mare.

Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori.

Le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni.

Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. È comune credenza che moltissime piante raccolte in quest’epoca abbiano poteri quasi miracolosi.

Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d’oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare.
I rami di vischio al Solstizio d’Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d’Oro dei miti.

Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche.

Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori.

In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù.

La verbena porta prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dal malocchio. Si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni”.

Proprio tutte queste virtù magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l’abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altra persona conoscevano le erbe magiche: le streghe.

L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando.

Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento!) o delle feste licenziose in onore della dea Fortuna nell’antica Roma che si tenevano appunto il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorrevano ai templi, banchettavano e danzavano.

Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore.

La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d’Inverno fanno del Solstizio Estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo “caotico” in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali.

In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali: fuoco e acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, dove il primo simboleggia i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile (o, se si preferisce il Sole e la Luna).

L’acqua del Solstizio è direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro.

Il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell’anno che ora si incontrano.

Nelle celebrazioni solstiziali l’acqua è rappresentata dalla rugiada o “guazza di San Giovanni”, cui sono attribuiti poteri miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità.

Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni.

Fuoco di Litha

Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po’ ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l’energia dell’astro che d’ora in avanti va declinando.

Un’altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie.

Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di “passaggio”, così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.

Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre “notti degli spiriti” insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Halloween/Samhain.

Ad ogni modo tutte le tradizioni popolari europee vedono l’accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii. Si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano.

In Scandinavia il falò del Solstizio era il “fuoco di Baldur”. Baldur, figlio di Odino, era il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e probabilmente nell’antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici.

Infatti, le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell’anno crescente (cioè della metà dell’anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell’anno calante (la metà dell’anno in cui la notte prevale sul giorno).

Se in inverno era il Re dell’Agrifoglio a soccombere, a Litha-Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all’avversario. E questo spiega perche i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia, la quercia fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante.

La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T.

L’idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture.

Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l’oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi “luminosi” è sempre definitiva e la morte di quelli “oscuri” senza appello.

Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non combatte, non si schiera e non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita.

Infatti, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all’insediamento del suo oscuro ma necessario gemello.

Litha (dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere ) rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali.

Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell’orzo) che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali.
In questo ciclo il Dio muore e discende agli inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere.

Litha non è una festa di carattere esclusivamente maschile.

Nella celebrazione del Solstizio d’Estate è uso onorare sia il Dio che la Dea.

Pare che in questo periodo i culti relativi alla Dea Diana, divinità strettamente legata alla luna, entrassero in grande fermento. Ad essa ed alle altre dee lunari era associata infatti la famosa rugiada che si raccoglieva all’alba del Solstizio d’Estate, liquido dalle grandi proprietà magiche.

Celebrare Casmaran – Litha

Possiamo raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna. La pianta sacra del solstizio d’estate è l’iperico. L’iperico raccolto a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cacciavano via gli spiriti maligni.

L’iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.

Com’è nella tradizione bruciare nove ceppi nei fuochi di Beltane, è anche costume tirare nove tipi di erbe nel fuoco di Litha.

E sono: Iperico, Ruta, Verbena, Vischio, Lavanda, Timo, Finocchio, Piantaggine e Artemisia.

In tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sarebbero sposate ed eventualmente acquisire indizi sull’identità del futuro sposo.

Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle s’individuava, tramite le forme assunte dal metallo, il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano la chiara d’uovo versata nell’acqua o le fave sbucciate.

In Galles per trovare la propria anima gemella si camminava intorno ad una chiesa nove volte e si metteva alla fine di ogni giro un coltello nella serratura del portone, dicendo:
“Qui c’è il coltello, dove è il fodero?” Il simbolismo è evidente…

Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che riguarda l’amore e la fertilità.

E’ il giorno delle divinazioni e delle magie domestiche, dei piccoli e grandi riti protettivi legati all’elemento fuoco.

Per celebrare Casmaran possiamo fare cose molto semplici.

Ad esempio alzarci all’alba e osservare il sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino: la massima forza coincide con l’inizio del suo declino.

Possiamo bagnarci con la rugiada solstiziale oppure accendere un piccolo falò nel nostro giardino la vigilia del solstizio e organizzare un piccolo festino con i nostri amici. Ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momento con una veglia che cominci a mezzanotte, in fondo è la notte più breve dell’anno!

All’aperto si può tenere acceso un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascoltare o suonare musica, leggere poesie, magari in compagnia dei nostri amici.

Al momento dell’alba possiamo salutare il sole dicendo:

“Salute a te Sole nel giorno del tuo trionfo!”
Sentiamo l’energia solare che pervade il mondo.
Possiamo fare offerte di vino e di dolci.

Il cerchio della luna

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Beltane

Beltane


Posted By on Feb 14, 2019

Beltane
Beltane

Le celebrazioni di Beltane cadevano nel mese lunare di Aprile-Maggio, identificato nel calendario di Coligny con il nome di Giamonios il “Tempo della Fine dell’Inverno”.

Beltane (fuoco di Bel) era la festa sacerdotale del fuoco sacro che concludeva la stagione fredda segnando il passaggio dalla prima alla seconda metà dell’anno.

Bel era il dio della luce e a lui, con l’aspetto di fuoco sacro, era dedicata la cerimonia di Beltane, i Druidi accendevano mediante frizione il fuoco servendosi di sette diversi tipi legname.

Durante questo giorno si celebravano i riti della fecondità della terra, nei quali la Dea Madre si univa al Dio Solare così da fornire i frutti per la sopravvivenza.

Alcuni studiosi sostengono che in questo giorno si offriva in sacrificio una vittima, a volte umana, in modo che la terra fosse fertile nella stagione che doveva arrivare e forse è proprio Beltane la cerimonia descritta da Cesare durante la quale si bruciavano i manichini in vimini pieni di uomini.

Tuttavia il solo fatto che il bestiame passasse tra due fuochi per preservarlo dalle malattie mediante il fumo, porta a pensare che era più un sacrificio simbolico che reale.

Infatti, nel libro “Tochmarc Emire” l’eroe irlandese Cú Chulainn così descrive la celebrazione:
”Beiltane, vale a dire fuoco benefico, cioè i due fuochi accesi dai Druidi con grandi incantesimi. Facevano quindi passare le mandrie tra questi due fuochi per proteggerle dalle epidemie ogni anno”.

Le cerimonie druidiche sono proseguite fino agli inizi del XX secolo in alcune parti della Scozia, dell’Irlanda e dell’isola di Man.

Era usanza, il trenta aprile, alzarsi molto presto ed andare a cogliere fasci di ginepro, di frassino e di edera senza recidere alcun ramo con lame di ferro.

Alla sera si accendevano i fuochi sacri che ardevano sulle colline fino a poco prima del sorgere del sole. Solo in quel momento i partecipanti potevano recarsi alle fonti sacre per berne l’acqua e bagnare dei cristalli con i quali si spruzzavano le persone e il bestiame per proteggerlo.
All’alba del primo maggio, quando il sole si stagliava nel cielo, tutti i partecipanti iniziavano balli e canti che proseguivano per tutta la giornata.

In Scozia molti clan conservavano delle palle di cristallo chiamate pietre di vittoria, se immerse in acqua la rendevano medicamentosa sia per gli uomini sia per gli animali.

In quasi tutti i riti di Beltane celebrati dai contadini nelle campagne inglesi del XVIII secolo, si accendeva un fuoco sul quale era posto un calderone pieno di uova, latte e farina di avena, successivamente si impastava una torta che presentava nove protuberanze.

Alla fine della cottura una parte dell’impasto era versato a terra come offerta e si spezzettavano le focacce ottenute chiamando quindi quegli animali che di solito erano predatori di bestiame o si nutrivano delle scorte alimentari.

In Galles la festa era celebrata nelle notti tra il primo e il tre di maggio, quando nove uomini, avendo cura di non avere nessun oggetto metallico con se, andavano per i boschi a cercare la legna di nove alberi differenti.

Il tutto era portato sul luogo della festa e con schegge di quercia veniva acceso il fuoco; a questo punto i partecipanti iniziavano a saltare sopra le fiamme o correvano intorno al falò accompagnati dalle grida degli altri che intanto mangiavano le focaccine precedentemente preparate.

Durante la festa era consumata anche molta birra e idromele, sostanze che presso i Celti erano ritenute in grande considerazione in quanto in grado di porli in comunicazione con il mondo spirituale.

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Imbolc

Imbolc


Posted By on Gen 31, 2019



Imbolc

Imbolc è l’antica festa irlandese del culmine dell’inverno, che cadeva tradizionalmente il 1º febbraio, nel punto mediano tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera.

Imbolc è sia la promessa della fine dell’inverno ma anche il riposo della Dea dopo aver dato alla luce il Dio a Yule.

Nel culto irlandese di Imbolc, o Festa di mezzo inverno, le divinità coinvolte sono:

Brighit, rappresentata spesso come tre sorelle (fanciulla vergine, madre feconda e vecchia) ovvero le tre manifestazioni e fasi della natura. Il nome della dea deriva dal gaelico breo che significa fuoco, in relazione alla luce del Sole che torna.

E’ una divinità trina, accompagnata dalle sue due sorelle, per rafforzare l’dea del suo enorme potere.  E’ colei che porta la luce, non solo intesa come luce diurna, ma anche come illuminazione della mente.

E’ infatti una dea che patrocina il sapere, le arti e e tutto ciò che ha a che fare con il pensiero creativo e con la conoscenza.

In epoca cristiana Brighit è divenuta Santa Brigida

ed ha conservato tutti i suoi attributi, ovvero il fuoco, l’acqua, il grano, il serpente (a volte rappresentato da un bastone), la croce di Brighit e il mantello di colore verde.

Il termine Imbolc in irlandese significa “in grembo”, in riferimento alla gravidanza delle pecore, ad indicare che in origine si trattava di una festa legata alle pecore da latte.

In questo periodo venivano infatti alla luce gli agnellini e le pecore producevano latte.
La festività celebrava la luce, che si rifletteva nell’allungamento della durata del giorno, e nella speranza per l’arrivo della primavera.

Era tradizione celebrare la festa accendendo lumini e candele.

Imbolc

Sono sotto lo scudo
Della generosa Brigit ogni giorno;
Sono sotto lo scudo
della generosa Brigit ogni notte.
Sono protetto
Dalla Levatrice di Maria,
Ogni alba e ogni tramonto,
Ogni notte e ogni giorno.
Brigit è la mia compagna,
Brigit è l’ispiratrice delle mie canzoni,
Brigit è la mia aiutante,
è la migliore delle donne, la mia guida fra tutte le donne.

(Antica preghiera di invocazione a Brighit delle
Highland scozzesi )

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Solstizio d’Inverno 21 Dicembre

Solstizio d’Inverno 21 Dicembre


Posted By on Dic 21, 2018

La notte del solstizio invernale è la notte più lunga dell’anno.
Solstizio d’Inverno

L’oscurità trionfa prepara il cammino e si trasforma in luce; si attende l’alba quando la Grande Madre darà vita al Sole Bambino, che porta con sè la speranza e la promessa dell’estate.

E’ il momento dell’anno in cui gli spiriti della Terra riposano per prepararsi al lavoro che ci sarà nel ridare alla Terra nuova vita con la Primavera.

Nelle tradizioni germanica e Celtica precristiana, Yule è la festa del solstizio d’inverno, nel paganesimo e nel neopaganesimo rappresenta uno degli otto giorni solari e viene celebrata intorno al 21 dicembre nell’emisfero settentrionale e intorno al 21 giugno in quello meridionale.

Le famiglie pagane portavano un albero in casa in modo che gli spiriti dei boschi potessero rimanere al caldo nei mesi invernali. Venivano appese delle campanelle così da poter riconoscere quando uno spirito era presente, oltre a del cibo ed infine veniva posta una stella a cinque punte a capo dell’albero.

Solstizio d'inverno

Gli antichi greci festeggiavano una celebrazione simile per assistere il Dio Kronos in battaglia contro Zeus e i Titani.

I Romani invece festeggiavano il Dio Saturno, la festa Saturnalia iniziava a metà dicembre per finire il primo di Gennaio. I Sassoni celebravano Modranect il 24-25 Dicembre, la notte della Madre, era la celebrazione della nascita del sole per il solstizio d’inverno.

Il giorno che seguiva la notte della Madre era per festeggiare la rinascita, il ritorno della speranza e della vita.

L’etimologia della parola “Yule” (Jól) non è chiara probabilmente deriva dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la “ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore e inizia a risalire”.

Yule è celebrato attraverso il fuoco e con l’uso di un ceppo.

Questa antica tradizione di matrice inglese si svolge usando un ceppo di Quercia che viene tagliato, decorato con aghi di pino e pigne e quindi bruciato nel caminetto per simbolizzare il sole che ritorna.

Anche la ghirlanda è un simbolo di Yule perchè rappresenta la ruota che sempre gira e il cerchio senza fine che ogni volta si compie: la natura infinita della vita. E’ tradizione fare una ghirlanda di vischio e rami di abete per simboleggiare l’antica ruota attraverso cui passavano i pagani.

Ci sono tanti modi per celebrare questa festa: per esempio fare un albero solstiziale  decorato con tante piccole raffigurazioni del sole, si possono accendere candele o luci per rappresentare la nascita delle nostre speranze per il nuovo anno.

Gli alberi sempreverdi sono un elemento fondamentale delle celebrazioni del solstizio invernale. Quest’albero, che mantiene le sue foglie tutto l’anno, è un simbolo della persistenza della vita anche attraverso il freddo e l’oscurità dell’inverno.

In Scandinavia si offrivano agli alberi birra e pane.

L’albero di Yule rappresenta la fortuna per una famiglia, un simbolo della fertilità dell’anno che verrà.

Bere Wassail, una bevanda a base di vino e o sidro con frutta e spezie, a Yule è una delle più tipiche tradizioni inglesi. La parola Wassail deriva da Wes Hal che significa “alla tua salute”.

Anche se cade nel momento più scuro dell’anno, Yule è un momento sacro e di pace.
La concentrazione del singolo dovrebbe essere verso la famiglia, gli antenati, la pace e la serenità.

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Rituale per Samhain

Rituale per Samhain


Posted By on Ott 30, 2018

Altare per Samhain

Per la celebrazione di Samhain sull’altare si mettono mele, melegrane, zucche, zucchine, ed altri frutti del tardo autunno; vanno bene anche fiori autunnali come calendule e crisantemi.

Si scrive su di un pezzo di carta un aspetto della vita dal quale desideriamo liberarci: rabbia, un’abitudine dannosa, sentimenti riposti male, malattie.

Inoltre ci deve essere di fronte all’altare un calderone o un altro oggetto simile. Ci dovrebbe essere anche un disco piatto segnato con un simbolo di una ruota con otto raggi.

Prima del rituale, ci si siede tranquillamente a pensare ad amici e persone care che non ci sono più. Senza tristezza, sapendo che sono andati verso cose superiori, ricordando che la realtà fisica non è quella assoluta, e che le anime non muoiono mai.

Samhain, il capodanno celtico, è diventato anche il capodanno Wicca.
Questa è la notte in cui la Dea entra nel Mondo di Sotto per confrontarsi con il Dio nel suo aspetto di Signore della morte e della rinascita, il padrone del tempo.

La ruota inizia a girare seguendo i passi della Dea e del Dio che coraggiosamente scende nel regno degli spiriti. E cosi iniziamo a scendere in profondità dentro noi stessi e nella dimensione della realtà in cui vivono gli spiriti.

Questa notte il velo tra i mondi è più sottile, e noi onoriamo gli spiriti dei nostri antenati, diamo loro il benvenuto con amore perché ci possano fare visita.
In questa notte sacra, siamo liberi di muoverci indietro e avanti nel tempo per vedere le nostre vite passate e per trovare i sogni che diventeranno il nostro destino.

A Samhain cerchiamo di capire noi stessi e i nostri viaggi spirituali mentre entriamo nel tempo del sogno.

Lasciamo andare il nostro vecchio io, logora forma dell’esistenza, e nel regno dello spirito, dove la forma non esiste più, cerchiamo un sogno, perchè tutte le nuove vite iniziano prima di tutto con un sogno.

E’ giunta l’ora del cambiamento.

Lasciamo la luce e nell’oscurità ci addentriamo. Lo facciamo con gioia perché sappiamo che è solo un altro giro della potente Ruota dell’Anno.

Si invocano le Divinità
Si solleva una melagrana e, con il coltello dal manico bianco ben pulito, si buca la scorza del frutto prendendo alcuni semi che verranno posati su un piatto con sopra disegnata la ruota.
Si solleva la bacchetta e ci si pone di fronte all’altare dicendo :

In questa notte di Samhain Io segno il Tuo passaggio,
O Re Sole, dal tramonto alla Terra della Giovinezza.
Io segno anche il passaggio di tutti quelli che sono andati prima,
E di quelli che andranno dopo.
O Dea Graziosa, Madre Eterna,
Tu che desti alla luce colui il quale ora è caduto,
Insegnami a scoprire che nel tempo della più grande oscurità,
C’è la più grande luce.

Quindi si assaggiano i semi della melagrana si guarda il simbolo con otto raggi sul piatto: la ruota dell’anno, il ciclo delle stagioni, la fine e l’inizio di tutto il creato.
Si accende un fuoco nel calderone (va bene una candela).
Ci si siede di fronte ad esso, tenendo il pezzo di carta in mano, ed osservando la fiamma dicendo:

O Saggia della Luna Calante,
Dea della notte stellata,
Io creo questo fuoco nel Tuo calderone
Per trasformare ciò che mi tormenta.
Possano le energie invertirsi:
Dall’oscurità: luce!
Dal male: bene!
Dalla morte: nascita!

Si da fuoco al pezzo di carta con le fiamme del calderone
Si osservano le fiamme del fuoco e poi si dice :

“Siamo sulla breccia del tempo, perchè questo giorno non appartiene al vecchio anno né a quello nuovo.
Poiché non vi è distinzione tra gli anni, non vi è distinzione neanche tra i mondi.
Coloro che abbiamo conosciuto e amato in passato sono liberi di ritornare da noi in questo luogo.
Che ciascuno di voi, a suo modo, si metta in comunicazione e percepisca la presenza di una persona cara che ritiene perduta e da questo ricongiungimento tragga forza.
Sappiate che non c’è fine né inizio.
Tutto gira costantemente, in una danza a spirale che gira e rigira senza mai arrestarsi.
In questo punto di svolta, Samhain è la sacra festa che segna la fine dell’estate e l’inizio dell’inverno: un tempo per celebrare, un tempo per salutare il Dio che inizia il suo viaggio nel tunnel dell’oscurità alla fine del quale risplende la luce di nostra Signora.
Il vecchio anno si conclude, Il nuovo anno va ad iniziare.
La Ruota gira e gira ancora
Salutiamo la nostra Signora
Diamo il benvenuto al nostro Signore
Dea Estate la fine si avvicina
Il Dio Inverno i suoi primi passi muove sul sentiero
Salute e arrivederci
Graziosa Dea, ti ringraziamo per le gioie dell’estate
Ti ringraziamo per l’abbondanza;
per i frutti , il raccolto, la mietitura
Ritorna ancora quando la Ruota girerà
Per restare di nuovo con noi.
Se nostro Signore accetta la mano,
accompagniamolo nell’oscurità,
per poi ritornare nella luce.
Indicando il fuoco :
Ecco il simbolo del nostro Signore:
colui che governa la Morte e ciò che sta al di là;
colui che dimora nell’Oscurità;
il Marito/Fratello della luce
Possa egli proteggerci e guidarci
In tutto ciò che facciamo,
dentro e fuori questo Cerchio
Con la nostra Signora al suo fianco,
possa farci superare le difficoltà
e accompagnarci con speranza verso la luce.

Samahain
Preghiera

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Samhain

Samhain


Posted By on Ott 30, 2018

Samhain

Le origini di Samhain nascono nelle isole britanniche, dove i primi abitanti furono i Celti provenienti dall’Irlanda.

La tradizione fu portata negli Stati Uniti dagli emigrati che, spinti dalla terribile carestia dell’800 (Famen), emigrarono numerosi nella nuova terra ed infine approdò anche in Italia.

Quando terminava la stagione estiva e i pastori celti riportavano a valle le loro greggi per prepararsi all’arrivo dell’inverno, il cambiamento della stagione veniva celebrato con una festa, che iniziava il 31 Ottobre, fine dell’anno, e terminava il 1° Novembre, l’inizio del nuovo anno.

Questa festa chiamata Samhain, che in gaelico significa fine dell’estate ma, solo in virtù dei riti ad essa collegati, ha anche assunto il significato di riunione, raduno.

L’importanza data dai Celti a Samhain risiede nella concezione dell’universo e del tempo che aveva questo popolo. Da qui, la carica sfrenata dei festeggiamenti, dei travestimenti tra canti e balli.

Samhain aveva anche un altro significato.
I celti temevano che il 1°Novembre le forze degli spiriti potessero unirsi al mondo dei viventi, poteva allora accadere che i morti tornassero dall’aldilà per unirsi ai vivi e festeggiare con loro.

Poiché i Celti, come tanti altri antichi popoli, ritenevano che il giorno finisse all’ora del tramonto, facevano iniziare la festa la sera del 31 Ottobre

RITI E INVOCAZIONI
Samhain si celebra il 31 ottobre.
E’ diffusa la credenza secondo cui gli spiriti dei morti vaghino attraverso la terra per benedire o maledire i vivi.
Per placarli un antico rito prevedeva offerte di cibo e vino.
Poco importa se abbiamo agito con accortezza nelle nostre relazioni, quando muore qualcuno ci ritroviamo sovente con il fardello dei gesti incompiuti, delle parole che vorremmo aver pronunciato, dei sentimenti inespressi.

Samhain ci fornisce una meravigliosa opportunità per sancire la chiusura non solo con i trapassati, ma anche con quelle persone con cui per qualsiasi motivo non siamo più in contatto.

E’ il momento più propizio per guarire le ferite e per contemplare la nostra mortalità.

PREGHIERA

RITUALE

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