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Nativi Americani

Il culto della natura per i Nativi Americani comprendeva l’adorazione dei quattro elementi: la terra, il fuoco, l’acqua, il vento ed ognuno aveva la propria personificazione.

Per i Dakota la terra veniva impersonata dallo spirito Tunkan, al fuoco, al tuono e al lampo corrispondevano degli spiriti chiamati Vakinian, i quattro venti assumevano la forma degli spiriti Takushkanshkan, mentre quelli che rappresentavano l’acqua, il mondo subacqueo e quello sotterraneo erano chiamati Unktehi.

Ognuno di questi quattro elementi era collegato con un punto cardinale e con un colore: Tunkan corrispondeva al nord e al colore azzurro, Vakinian all’oriente e al colore rosso, Takushkanshkan al sud e al colore nero e Unktehi all’occidente e al colore giallo.

Disegnando sul terreno le direzioni dei quattro punti cardinali, si ottiene una croce, la quale, aveva un importante significato simbolico nei riti dei nativi in quanto le sue quattro braccia venivano associate ai quattro elementi.

Il simbolo della croce aveva un valore primario nei riti religiosi dei Navajo, infatti disegnavano nel luogo delle cerimonie, servendosi di sabbia colorata, una croce alle cui estremità venivano raffigurate personificazioni degli elementi, figure umane stilizzate rappresentate con le teste rivolte dalla stessa parte, in modo da ottenere una croce gammata (svastica).

Per la maggior parte delle tribù il numero quattro aveva un significato sacro; presso i Sioux i clan erano raggruppati secondo i quattro punti cardinali e durante le riunioni cerimoniali si disponevano in un determinato ordine secondo i quattro settori di un cerchio.

 

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Terra – I quattro elementi

Terra – I quattro elementi


Posted By on Nov 4, 2017

La Terra è la Grande Madre feconda

Quattro elementi: terra

Il concetto di “Madre Terra” è presente in ogni cultura, la Terra è l’archetipo della “Grande Madre feconda”, perché la Natura con la sua linfa vitale alimenta ogni forma vivente.

La Terra è il luogo della metamorfosi, della germinazione: dal seme che si macera nella terra nasce la nuova pianta, è il ventre materno che racchiude in sé la vita, simbolo della funzione materna, della fecondità e della rigenerazione.

E’ la Madre universale dalla quale ogni creatura è stata generata e alla quale ritornerà; l’uomo è legato alla Terra da uno scambio di elementi e di energie: la Natura agisce sull’uomo e l’uomo agisce su di essa.

L’anima della Terra è il movimento di sviluppo della coscienza, collegando elementi della Terra e spirituali operiamo un’evoluzione partecipando alla trasformazione della qualità di coscienza della Terra.

Ogni uomo, a suo modo, opera la trasformazione della realtà, chi trasformando la pietra, chi i metalli, chi il terreno.

Trasformazione è evoluzione,
questo è il senso del laboratorio della nostra vita.

L’uomo da sempre usa le leggi della natura per progredire, ma deve sapere che la natura ha leggi immutabili che devono essere rispettate, non si può disubbidirle, la furia degli elementi naturali può schiacciarlo e distruggere tutto ciò che egli ha costruito.

Si possono spiegare alcune misteri della Terra?

Per quale alchimia il carbonio si trasforma in diamante e un metallo diventa oro?
Qual è l’energia che muta la roccia facendo apparire nuovi metalli?

La scienza può descriverne il processo, ma non dirne il perché, è questo uno dei misteri della Terra e delle leggi della natura.

Nel pensiero collettivo la Terra è l’aspetto materiale della vita, la concretezza, ciò che ha volume e occupa spazio, in contrapposizione al cielo, all’elevazione, al divino.

Il pensiero collettivo distingue il cielo e la Terra, l’alto e il basso, l’anima e il corpo, lo spirito e la materia, questa distinzione ha portato ad attribuire alla Terra significati opposti alla spiritualità.

La Terra e il cielo si chiamano a vicenda avendo le stesse leggi, energie diverse ma convergenti.

L’uno senza l’altra non ha esistenza.
In alto come in basso”, insegnavano gli Iniziati, l’uomo riunisce Cielo e Terra

Alchemy water symbol.svgACQUA
Troviamo nei testi indù “tutto era acqua”, nel Tao “le acque non avevano rive”, nella Genesi “Lo spirito di Dio era sulla superficie dell’acqua

Alchemy air symbol.svgARIA
L’aria, come il fuoco, è considerata un elemento attivo e maschile simbolo dello spirito, dell’attività mentale, rappresenta quindi l’energia della vita che è associata al respiro.

Alchemy fire symbol.svgFUOCO
Il fuoco rappresenta l’energia universale, il suo simbolo è riferito al sole che con i suoi raggi concede l’energia necessaria alla vita, riscalda e illumina

Alchemy earth symbol.svgTERRA
Il concetto di “Madre Terra” è presente in ogni cultura, la Terra è l’archetipo della “Grande Madre feconda”, perché la Natura con la sua linfa vitale alimenta ogni forma vivente.

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CHAKRA

CHAKRA


Posted By on Gen 17, 2021

CHAKRA

Chakra
Chakra picture produced by AuraStar2000TM bio-energy sensor

Chakra è una parola che viene dal sanscrito, antica lingua parlata dalle popolazioni indiane dell’Asia. Chakra significa ruota, circolo, e disco solare, ed è un attributo del dio hindú Vishnu.

I Chakra sono centri di energia della nostra forza vitale.

Ogni chakra corrisponde a una ghiandola endocrina del nostro corpo, ne controlla aree e funzioni fisiche specifiche. Il Chakra in cui si manifestano stress o malattie, risulta più scuro, opaco e torbido. Sbloccare e fare scorrere nuovamente l’energia in quel chakra può guarire il problema fisico.

Alcune medicine alternative, per esempio la cristalloterapia, fanno riferimento alla nozione del chakra sebbene non vi sia alcuna evidenza scientifica circa la loro esistenza.

Esistono sette chakra basici:
  • DELLA CORONA: si trova nella parte superiore della nuca. Corrisponde alla ghiandola pineale ed è responsabile del cervello e del sistema nervoso.
  • DELLE SOPRACCIGLIA: posizionato al centro della fronte (terzo occhio) corrisponde alla ghiandola pituitaria. E’ responsabile della fronte, delle tempie e del sistema carotideo.
  • DELLA GOLA: è alla base della gola e corrisponde alla ghiandola tiroidea. E’ responsabile del collo e del sistema branchiale.
  • DEL CUORE: si trova al centro del petto e corrisponde alla ghiandola timo. E’ responsabile del cuore, dei sistemi di circolazione e cardiaco, dei polmoni e della zona del petto.
  • PLESSO SOLARE: è posizionato tra l’ombelico e la parte inferiore dello sterno. Questo chakra che corrisponde al pancreas, è un centro di energia importante, responsabile dello stomaco, intestino e fegato. Degli occhi, della pelle e del sistema muscolare.
  • SACRALE: Posizionato al centro dell’addome, corrisponde alle gonadi (le ghiandole che hanno la funzione di elaborare gli ormoni regolatori dell’attività sessuale: nell’uomo i due testicoli, nella donna le due ovaie). E’ responsabile del sistema riproduttivo e dell’area lombare.
  • RADICE: si trova tra gli organi sessuali e l’ano. Corrisponde alla ghiandola surrenale. E’ responsabile della struttura ossea, compresi i denti, del nervo sciatico, delle gambe e delle anche.

A secondo delle varie culture, ai chakra, vengono attribuiti specifici colori, elementi della Terra e determinate pietre.

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PREGHIERA ALCE NERA

PREGHIERA ALCE NERA


Posted By on Dic 25, 2019

Preghiera Alce Nera

Tutto ciò che il Potere del Mondo fa,
lo fa in cerchio.
Il cielo è rotondo,
e ho sentito dire che la terra è rotonda come una palla,
e che così sono le stelle.

Il vento, quando è più potente, gira in turbini.
Gli uccelli fanno i loro nidi circolari,
perché la loro religione è la stessa della nostra.

Il sole sorge e tramonta sempre in circolo.
La luna fa lo stesso, e tutt’e due sono rotondi.

Perfino le stagioni formano un grande cerchio,
nel loro mutamento, e sempre ritornano al punto di prima.

La vita dell’uomo è un cerchio, dall’infanzia all’infanzia,
e lo stesso accade con ogni cosa dove un potere si muove.

Le nostre tende erano rotonde, come i nidi degli uccelli,
e inoltre erano sempre disposte in cerchio,
il cerchio della nazione, un nido di molti nidi,
dove il Grande Spirito voleva che noi covassimo i nostri piccoli.

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Solstizio d’estate – Litha

Solstizio d’estate – Litha


Posted By on Giu 20, 2019

Intorno al 21 giugno il sole celebra il suo trionfo, in quello che è il giorno più lungo dell’anno, ma che allo stesso tempo, rappresenta l’inizio del suo declino.

Infatti, dopo il Solstizio d’Estate, le giornate iniziano lentamente ma inesorabilmente ad accorciarsi fino al solstizio d’inverno, in quella che è la fase “calante” dell’anno.

Solstizio deriva dal latino solstat, “il sole si ferma”

e, infatti, pare quasi che il sole indugi un po’ in questa posizione prima di riprendere il suo cammino discendente.

Il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva rispetto all’equatore celeste, per poi riprendere il cammino inverso: inizia l’estate astronomica.

E’ il tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare. La mistica forza che unisce cielo e terra è ora più forte.

Questa verità era conosciuta dagli antichi popoli che pare fossero a conoscenza del fatto che le “ley lines”, le misteriose linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica energetica tramite la potenza solare.

Anche monumenti come menhir, dolmen e cerchi di pietre erano forse focalizzatori artificiali del sistema energetico terrestre.

I cristalli possono essere potentemente caricati al solstizio e siccome il granito dei megaliti di Stonehenge contiene una grande quantità di quarzo, questo cerchio si attiva al Solstizio, generando un forte campo energetico.

Non a caso la cerimonia del Solstizio d’Estate è la festa più elaborata e più famosa compiuta dai moderni ordini druidici, che la celebrano ogni anno appunto a Stonehenge.

Nel 1999 sono ripresi i rituali dopo una sospensione di dieci anni decretata nel 1988 dalle autorità britanniche per motivi di ordine pubblico.

Il Neo-Druidismo chiama il Solstizio d’Estate Alban Heruin, “Luce della riva”.

Infatti, la festa è al centro dell’anno, al suo volgere, così come la spiaggia è il luogo d’incontro di mare e di terra dove i due confini si uniscono.
Nelle tradizioni antiche la “terra” era la zona astronomica al di sopra dell’equatore celeste e l’ “acqua” quella inferiore. Il sole trovandosi nel loro punto d’incontro è come sulla riva del mare.

Mazzetti di erbe collocati sotto il cuscino favoriscono i sogni divinatori.

Le erbe giocano un ruolo di primo piano nelle tradizioni solstiziali e di San Giovanni.

Si raccolgono piante aromatiche da bruciare sui falò solstiziali, piante che danno poco fumo e hanno un buon aroma, come timo, ruta, maggiorana. È comune credenza che moltissime piante raccolte in quest’epoca abbiano poteri quasi miracolosi.

Il vischio è una pianta solstiziale molto importante nella tradizione celtica: secondo lo scrittore romano Plinio pare che gli antichi Druidi raccogliessero questa pianta con un falcetto d’oro, strumento che univa la forma lunare al metallo solare. I rami di vischio al Solstizio d’Estate assumono un aspetto dorato, il famoso Ramo d’Oro dei miti.

Il sambuco tagliato la vigilia del Solstizio, sanguina nelle leggende britanniche.

Il seme di felce permetteva di trovare tesori nascosti, mentre il leggendario fiore di felce (che non esiste, al pari del seme, in quanto la felce è una pianta pteridofita, cioè che si riproduce tramite spore) rendeva invisibili i suoi fortunati raccoglitori.

In tutti i paesi europei si raccolgono erbe ritenendole impregnate di miracolose virtù.

La verbena porta prosperità, mentre l’artemisia sacra ad Artemide sorella di Apollo, protegge dal malocchio. Si riteneva in particolare che l’energia solare si raccogliesse in fiori come la calendula o l’iperico, la miracolosa “erba di San Giovanni”.

Proprio tutte queste virtù magiche che terapeutiche attribuite alle piante, spiegano l’abbondare di leggende riguardanti coloro che più di ogni altra persona conoscevano le erbe magiche: le streghe.

L’usanza antica di certe donne di recarsi nude a raccogliere erbe ricorda antichi riti in cui le donne andavano nude nei campi per propiziare il raccolto, spesso danzando.

Forse dietro le storie dei raduni di incantatrici e di fattucchiere nella notte di mezza estate, si cela anche il ricordo dei riti solstiziali celtico-germanici intorno ad un albero (il noce di Benevento!) o delle feste licenziose in onore della dea Fortuna nell’antica Roma che si tenevano appunto il 24 giugno: ricchi e poveri, liberi e schiavi, accorrevano ai templi, banchettavano e danzavano.

Fortuna è la Dea della casualità assoluta, del caos benefico e rigeneratore.

La somiglianza di queste feste con i Saturnali del Solstizio d’Inverno fanno del Solstizio Estivo una sorta di capodanno o di carnevale, un periodo “caotico” in cui il cosmo si rinnova e si ricrea, con conseguente rimescolamento dei ruoli sociali e capovolgimento delle norme morali.

In questo benefico caos assumono rilievo i due elementi primordiali: fuoco e acqua, contrapposti ma pur sempre complementari, dove il primo simboleggia i poteri della divinità maschile e la seconda quelli della divinità femminile (o, se si preferisce il Sole e la Luna).

L’acqua del Solstizio è direttamente collegata alla luna e al segno del Cancro.

Il glifo di questo segno zodiacale è composto da due segni spiraliformi che si oppongono in un simbolo simile allo Yin-Yang orientale, forse indicanti le due metà dell’anno che ora si incontrano.

Nelle celebrazioni solstiziali l’acqua è rappresentata dalla rugiada o “guazza di San Giovanni”, cui sono attribuiti poteri miracolosi: fare ricrescere i capelli, ringiovanire la pelle o addirittura propiziare la fertilità.

Non era raro che molte giovani donne si bagnassero nude nei prati con la magica rugiada la notte di San Giovanni.

Fuoco di Litha

Il fuoco viene simboleggiato dai falò accesi un po’ ovunque in Europa nella notte solstiziale. Sono simboli solari e accenderli significa rafforzare l’energia dell’astro che d’ora in avanti va declinando.

Un’altra interpretazione esalta il loro valore purificatorio, con cui vengono scacciati gli spiriti maligni e le malattie.

Non bisogna dimenticare infatti che in questo periodo caotico, di “passaggio”, così come gli esseri umani hanno libero accesso a regni e poteri soprannaturali, così anche le entità malefiche possono vagare indisturbate per il nostro mondo.

Nel folklore nord-europeo la vigilia di San Giovanni è una delle tre “notti degli spiriti” insieme alle vigilie di Calendimaggio e di Halloween/Samhain.

Ad ogni modo tutte le tradizioni popolari europee vedono l’accensione di fuochi sulle colline, processioni notturne con fiaccole e ruote infuocate gettate lungo i pendii. Si danza intorno ai falò e si salta sulle fiamme quando queste si abbassano.

In Scandinavia il falò del Solstizio era il “fuoco di Baldur”. Baldur, figlio di Odino, era il giovane dio che veniva ucciso nel fiore degli anni e probabilmente nell’antichità si sacrificavano uomini per rappresentarne la morte. Forse Baldur era uno spirito della vegetazione, lo spirito della quercia celebrato da alcuni miti nordici e celtici.

Infatti, le leggende narrano di una lotta eterna tra due opposte divinità, il Re della Quercia e il Re dell’Agrifoglio, dove il primo rappresenta il Dio dell’anno crescente (cioè della metà dell’anno in cui la luce solare prevale sulle tenebre notturne) e il secondo raffigura il Dio dell’anno calante (la metà dell’anno in cui la notte prevale sul giorno).

Se in inverno era il Re dell’Agrifoglio a soccombere, a Litha-Casmaran era il Re della Quercia a dover cedere di fronte all’avversario. E questo spiega perche i fuochi solstiziali erano alimentati con legno di quercia, la quercia fiorisce intorno a Casmaran e segna il passaggio tra anno crescente e anno calante.

La morte estiva del Re della Quercia aveva varie forme: bruciato vivo, accecato con un ramo di vischio o crocifisso su una croce a T.

L’idea di due divinità o di due re che combattono eternamente tra loro appare in molte culture.

Ma se nelle mitologie più antiche il signore abbattuto risorgeva ogni anno, in modo che la luce e l’oscurità regnassero in equilibrio tra loro, in tutti questi miti più tardi, probabilmente per influenza dei culti solari legati alla regalità, la vittoria dei personaggi “luminosi” è sempre definitiva e la morte di quelli “oscuri” senza appello.

Nelle leggende riguardanti il duello eterno dei due re appare spesso una figura femminile che rappresenta la Dea, la quale non combatte, non si schiera e non soccombe ma costituisce un perno immobile tra le due figure, simbolo della Morte in Vita.

Infatti, anche se ora la terra è esuberante nella sua fertilità, è pur sempre uno zenith transitorio in cui la Natura presiede alla morte del Re della Quercia e all’insediamento del suo oscuro ma necessario gemello.

Litha (dal nome della dea sassone del grano affine a Demetra e a Cerere ) rappresenta anche il ciclo agricolo incentrato sui cereali.

Nelle Isole Britanniche questo ciclo venne narrato nella storia di John Barleycorn (lo spirito dell’orzo) che vive dalla semina fino al momento della sua morte ad opera della falce, ma che poi rinasce dal suo stesso seme, in un ciclo senza fine ma con momenti ben definiti, caratterizzati da celebrazioni rituali.
In questo ciclo il Dio muore e discende agli inferi dove la Dea della Terra lo soccorre e lo fa rinascere.

Litha non è una festa di carattere esclusivamente maschile.

Nella celebrazione del Solstizio d’Estate è uso onorare sia il Dio che la Dea.

Pare che in questo periodo i culti relativi alla Dea Diana, divinità strettamente legata alla luna, entrassero in grande fermento. Ad essa ed alle altre dee lunari era associata infatti la famosa rugiada che si raccoglieva all’alba del Solstizio d’Estate, liquido dalle grandi proprietà magiche.

Celebrare Casmaran – Litha

Possiamo raccogliere le erbe del solstizio e conservarle come portafortuna. La pianta sacra del solstizio d’estate è l’iperico. L’iperico raccolto a mezzogiorno del solstizio era capace di guarire molte malattie, mentre le radici raccolte a mezzanotte cacciavano via gli spiriti maligni.

L’iperico era appeso sulle porte per proteggere le abitazioni dagli spiriti malvagi, e il suo nome greco hyperikon significa appunto “proteggere” o “sconfiggere un’apparizione”.

Com’è nella tradizione bruciare nove ceppi nei fuochi di Beltane, è anche costume tirare nove tipi di erbe nel fuoco di Litha.

E sono: Iperico, Ruta, Verbena, Vischio, Lavanda, Timo, Finocchio, Piantaggine e Artemisia.

In tutta Europa si traevano (e forse ancora si traggono) presagi ad opera delle ragazze nubili per sapere se si sarebbero sposate ed eventualmente acquisire indizi sull’identità del futuro sposo.

Ad esempio col piombo liquefatto nelle padelle s’individuava, tramite le forme assunte dal metallo, il mestiere del futuro sposo. Altri metodi utilizzavano la chiara d’uovo versata nell’acqua o le fave sbucciate.

In Galles per trovare la propria anima gemella si camminava intorno ad una chiesa nove volte e si metteva alla fine di ogni giro un coltello nella serratura del portone, dicendo:
“Qui c’è il coltello, dove è il fodero?” Il simbolismo è evidente…

Usanze logiche se si pensa che la Natura, al massimo del suo rigoglio, favorisce tutto ciò che riguarda l’amore e la fertilità.

E’ il giorno delle divinazioni e delle magie domestiche, dei piccoli e grandi riti protettivi legati all’elemento fuoco.

Per celebrare Casmaran possiamo fare cose molto semplici.

Ad esempio alzarci all’alba e osservare il sole che spunta, meditando sulle sue qualità e sul suo destino: la massima forza coincide con l’inizio del suo declino.

Possiamo bagnarci con la rugiada solstiziale oppure accendere un piccolo falò nel nostro giardino la vigilia del solstizio e organizzare un piccolo festino con i nostri amici. Ma possiamo anche celebrare ritualmente questo momento con una veglia che cominci a mezzanotte, in fondo è la notte più breve dell’anno!

All’aperto si può tenere acceso un piccolo fuoco oppure si possono accendere candele rosse o dorate, meditare sui significati di questa festa, ascoltare o suonare musica, leggere poesie, magari in compagnia dei nostri amici.

Al momento dell’alba possiamo salutare il sole dicendo:

“Salute a te Sole nel giorno del tuo trionfo!”
Sentiamo l’energia solare che pervade il mondo.
Possiamo fare offerte di vino e di dolci.

Il cerchio della luna

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