Ti porto dentro, ti porto addosso.

Ti porto dentro, ti porto addosso.

Ti porto dentro, e ti porto addosso.

Ai concerti, quelli belli, quelli con le migliaia di persone,

che parti la mattina presto e stai tutto il giorno in piedi

e ci portiamo la pizza con la mortadella e dieci bottiglie di acqua frizzante di cui la metà è destinata a diventare calda e imbevibile,

quelli dove si arriva ad un certo punto in cui si pensa di tornare a casa, quelli che quando si spengono le luci parte il boato,

quelli dei baci durante il pezzo più bello della canzone più famosa, quelli che puntualmente ti capita quello alto due metri davanti.

Ti porto a suonare ai citofoni e a scappare, e ad avere il fiatone dopo cento metri, scherzare sull’età che non abbiamo più pur sapendo di essere ancora giovani,

pur sapendo che il mondo può essere ancora nostro, che possiamo ancora dare qualcosa.

Ti porto alle serate estive, quelle verso le otto e mezza, col crepuscolo e le cicale, una bella terrazza, le famiglie che rientrano dal mare,

e l’odore di frittura di pesce, ti porto in quei momenti in cui forse sarebbe il caso di andare a casa a dormire ma poi ci viene un’idea,

ci viene da andare da qualche parte ancora, e rimontiamo in macchina, i tuoi pantaloncini corti, la mia maglietta larga, le tue fasce per capelli,

le mie Vans, i baci di sfuggita per non distrarsi dalla guida, tra i semafori di Roma e il basso iniziale di “She” dei Green Day.

Ti porto al mare, nelle spiagge attrezzate, a litigarsi l’ombra, a contendersi l’ultimo panino con le melanzane e il Galbanino,

a condurre dibattiti sull’eterna lotta tra il thè al limone e quello alla pesca, ti porto tra gli scogli a sentire le onde che si infrangono come tutti i pregiudizi che ho sempre avuto sull’amore.

Ti porto negli abitacoli con l’aria condizionata rotta e i finestrini tirati giù, tutti e quattro, davanti e dietro,

maledire i rallentamenti sull’autostrada che ci fanno rimanere fermi e boccheggianti,

seguire le tue indicazioni stradali che arrivano troppo tardi quando c’è da girare a destra o a sinistra, ricalcolo percorso, orario di arrivo posticipato e non me ne importa comunque niente.

Ti porto dentro, ti porto addosso.

Ti porto a quelle feste in spiaggia dove c’è la musica di merda e i cocktail annacquati, ti porto agli sguardi d’intesa che vogliono dire che

la nostra comparsa l’abbiamo fatta e possiamo andarcene, ti porto ai litigi e agli insulti pesanti,

al fare la pace per colpa di una battuta detta al momento che ti accenna un sorriso che vorresti reprimere per orgoglio ma non ci riesci.

Ti porto nell’umidità di Trastevere alle dieci di sera di un giovedì qualunque,

tra i senegalesi che suonano i tamburi e un musicista cinquantenne che guadagna qualche soldo suonando gli assoli di David Gilmour,

ti porto a raccontarci quello che vorremmo fare da grandi, ti porto a domandarci se alla fine ce la faremo, ti porto a risponderci

“Si, purché insieme.”

Che insieme a te, ne sono sicuro, mi riuscirebbe bene tutto.

Ti porto dentro, ti porto addosso. Citazione di Tommaso Fusari

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Ti porto dentro, ti porto addosso
Beth Solano