Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore? | alice giaquinta

Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore? 

Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore?

 

Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore?

 

“Ti piace l’amore?”
“Prima di questa estate lo leggevo nei libri e non capivo perché gli adulti si scaldavano tanto. Adesso lo so, fa succedere cambiamenti e alle persone piace essere cambiate. Non so se piace a me, però che l’ho e prima non c’era.”
“Ce l’hai?”
“Sì, mi sono accorto di avercelo. È cominciato dalla mano, la prima volta che me l’hai tenuta. Mantenere è il mio verbo preferito.”
“Cose buffi dici. Sei innamorato di me?”
“Si dice così? È cominciato dalla mano, che si è innamorata della tua. Poi si sono innamorate le ferite che si sono messe a guarire alla svelta, la sera che sei venuta in visita e mi hai toccato. Quando sei uscita dalla stanza stavo bene, mi sono alzato dal letto e il giorno dopo ero a mare.”

“Allora ti piace l’amore?”
“È pericoloso. Ci scappano ferite e poi per la giustizia altre ferite. Non è una serenata al balcone, somiglia ad una mareggiata di libeccio, strapazza il mare sopra, e sotto lo rimescola. Non lo so se mi piace.”
“Il bacio che ti ho dato, quello almeno ti è piaciuto?”
“Quello non era dato a me, era sbattuto in faccia a loro due per terra.”
Seduti di fianco in poca luce, le parole venivano su svelte, a bollicine.
“Allora te ne devo uno tutto tuo?”
[…]
Era così bellissima vicina, le labbra appena aperte. Mi commuovono quelle di una donna, nude quando si accostano a baciare, si spogliano di tutto, dalle parole in giù.
“Chiudi quei benedetti occhi di pesce.”
“Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere.”
“Da dove ti spuntano questi complimenti, piccolo giovanotto?”
“Che complimenti? Dico quello che vedo.”
“Ora basta.”
Mi passò le dita sopra gli occhi e poi con quelle dita scese ai lati del naso, passando per la bocca, fino al mento. E poi mi posò le labbra sulla bocca mezza aperta dalla meraviglia.
“Meraviglia,” dissi quando si staccò, facendolo pianissimo.
“Questo era tuo. Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore?”
“Be’ sì, se è questo, sì.”
Pensai che avrei capito tutti i libri da quel momento in poi.
[…]
Se ne aggiunsero ancora, di baci tra le barche. Dopo ognuno mi accorgevo di crescere, più delle ferite. Non chiedeva più di chiudere gli occhi. Vedevo le sue palpebre abbassarsi, e poi serrarsi al momento preciso del contatto di labbra. Mi passò anche le dita tra i capelli, mi studiava la faccia, le spuntava un sorriso e poi di nuovo un bacio. Le mani si facevano carezze. Restammo seduti di fianco, le ginocchia tirate su. I baci spingevano dai talloni puntati nella sabbia. Risalivano le vertebre fino alle ossa del cranio, fino ai denti. Ancora oggi so che sono il più alto traguardo raggiunto dai corpi. Da lassù, dalla cima dei baci si può scendere poi nelle mosse convulse dell’amore.
[…]
Ci staccammo, le labbra intorpidite. La via verso le case fu alla cieca, prendendola affiancati. Ad un bivio ci separammo, sciogliendoci le mani senza necessità di altro saluto.

Te lo chiedo ancora, ti piace l’amore? Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi.

 

  1. Un giorno mi piacerebbe dirti che
  2. Ritrovarsi vicini
  3. Salvami da questo malamore
  4. Diamoci del tu e odiamoci per finta
  5. A volte mi chiedo che fine avremmo fatto
  6. Io mi scuso, sono andata via

 

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Te lo chiedo ancora, ti piace l'amore?
Meireles Neto