In questo momento sono nel bel mezzo dei nostri ricordi

In questo momento sono nel bel mezzo dei nostri ricordi

In questo momento sono nel bel mezzo dei nostri ricordi

Ho quasi fatto clic su Invia, oppure è meglio fermarsi? Ci pensavo.

E così, sono stesa sul pavimento della mia camera da letto. Qui sembra ancora tutto tranquillo. Qua per terra è più facile respirare.

Tiro i fili tappeto sotto di me, mi sento esausta. Mi sto stancando di cercare di far finta che le notti non siano sempre più dure, ritorno nuovamente a quella monotonia. Sono ancora più stanca di mentire a me stessa, cercando di ignorare il fatto che sarebbe più facile se tu fossi qui.
Le 3 di notte sarebbero molto meno minacciose, anche solo sapendo che sei ad un centimetro di distanza.

Credo che la cosa buia e brutta mi ha trovata di nuovo. Questa volta in centro città sarò con in tacchi alti, mano nella mano con i miei amici, in attesa di attraversare la strada per il nostro solito ritrovo al bar, non sto fantasticando di camminare nel traffico.
Lui è vivo come Lazzaro e non dovrebbe esserlo, e tutto sarebbe meno mostruoso se solo potessi parlare di te.

Ci sono delle persone qui, ma sono stata sola da quando ho smesso di sentire la tua voce.
Non posso parlare a chiunque nel modo in cui parlavo con te. Questo nessuno lo sa.
Maggio è qui e sto ancora scrivendo poesie, come ogni settimana.

Io sto ancora dicendo a me stessa che mi fermerò. Ancora non ne sono stata in grado. Ho quella canzone in riproduzione continua, sai quella, la nostra.

Sto ancora aggiornando la playlist su Spotify ma adesso è segreta, mi parlano di quello che noi non siamo mai stati, come se non avessero nulla a che fare con te. Non mi stancherò mai di loro, allo stesso modo non mi stancherò di te, allo stesso modo le mie poesie non stancano di parlarti.

Le notti sono diventate insopportabili, i miei giorni più difficili e mi manchi. Credo che ti scriverò. Il tuo numero ora è sbloccato e sarebbe così facile scriverti qualcosa e fare clic su Invia, le mie dita fanno male per quanto mi trattengo.

Ti voglio scrivere, invece di parlarti ho scritto a quel barista ho incontrato a Portland. Lo lascio parlare tutte le cose che avrebbe fatto per me se solo la mia testa fosse libera. E’ quasi meglio della nostra notte ubriaca, la nostra più bella. So che dovrei avere più cura di ciò che sono, ma non sono io quella.

Mi chiedo cosa hai fatto con la raccolta delle poesie che ti ho mandato negli anni. Penso di scriverti, mi distraggo nuovamente.

Ho tagliato i capelli di sette pollici e adesso sono bionda. Questa è una lezione per me, nel lasciarti andare. Dico a me stessa che posso fare lo stesso con la memoria, con te, con l’elettricità che hai lasciato nel mio appartamento. il ronzio sulla mia pelle non se ne va. Vado ad un appuntamento e tutto quello che posso fare è pensare a te.

Ecco un esperimento: quanti baci ci vorranno per liberarmi del tuo gusto? Non importa, ognuno ha il suo fantasma.
Ecco una confessione: devo cercare di non pensare al tuo nome.

Eccomi qui, cercando di mantenere i miei pensieri lontani da te, sveglia, a osservare ciò che succede fuori dalla finestra.
Che sia troppo tardi o troppo presto, in qualunque modo desidererei osservare te.
Continuo a pensare all’oceano, di perdere me stessa in esso. Voglio solo sentire il mare sulla mia pelle e questo mi distrae da te. Ho pensato molto spesso a raggiungerti, invitarti da qualche parte.

Penso a quello che vorrei dire, se fossi lì con te, ma lo so, lo so, sarebbe una cattiva decisione.

Una delle tante.
Continuo a scrivere tutte le parole che vorrei dirti, magari un giorno, lontano o vicino non importa, niente ormai sembra essere abbastanza.
Ma adesso, non mi interessa.

Adesso vorrei solo te, qui con me, nella mia vita, per dirmi che andrà tutto bene, che andrà bene e basta.
Ho bisogno di sentirti dire che ci saranno solo le cose buone, decidiamo noi.
Voglio che tu mi faccia smettere di pensare all’oceano, le tue dita tra i miei capelli e la tua bocca sulla mia pelle.
In questo momento sarebbe come inciampare sulla roccia, non badando neanche alle mie ginocchia rovinate.

In questo momento sono nel bel mezzo dei nostri ricordi, tu sei la ragione per tutta la cenere sotto al mio letto e gli accendini rotti.
In questo momento vorrei: vorrei tu avessi un brivido, perché ti sto pensando solo per essere abbastanza vicina a te, per farti dire che mi ami, per farmi tenere stretta abbastanza, per far finta, per inventarci un mondo migliore.

Non mi importerebbe altro: lasciami con le labbra gonfie dai tuoi baci, ti manco quanto tu manchi a me.

Ma la cosa è, che ho imparato come aprire una porta e chiuderla. Ho lavorato troppo duramente per costruire un muro sopra quella porta e ho troppa paura che tu possa demolirla. Non credo di potercela fare a riprendere tutte le macerie per farle mie.
Un po’ distrutta, ma pur sempre io.

Immagino di ricadere nelle vecchie abitudini. Immagino me stessa che ricade in ciò che siamo stati.

 

In secondo luogo, sono sempre stata ciò che per te veniva dopo. Non sono stata la protagonista nella mia storia, ma sai ho fatto un sogno: ci incontravamo ogni anno per festeggiare insieme i nostri compleanni. Ogni anno ci prendevamo quel weekend per noi stessi, per essere liberi insieme.
Quando si tratta di te io mi sento debole. Come lo ero nelle nostre notti clandestine, i cuori che tremavano, le tue bugie delle 5 del mattino.

Voglio lasciarti andare.

 

Ho riflettuto sullo scriverti perché mi manchi, perché rendi le cose migliori, perché voglio che tu in qualche modo faccia parte della mia vita.
L’unico modo possibile che ho per cacciarti dalla mia testa è quello che fa male, il più grande da gestire. Ho potuto vivere con quel dolore, io sono una masochista, ma la cosa è che ci sono cose che ho sognato che tu non puoi darmi.
Ho pensato di mandarti un messaggio, avevo voglia di sentire quanto ti manco, a volte le bugie fanno bene.
Stavolta non credo sarei stata in grado di digerire un’altra menzogna. È tutto quello che puoi darmi, giusto?

Parole. Mi manchi. Ti amo. Un semplice scambio di sentimenti inventati, appesi ad un filo che ormai non ci regge più, sta per buttarci giù.

 

Ho pensato di mandare quel messaggio ma forse c’è qualcun altro che mi tiene tra le braccia, che ti tiene tra le braccia.
C’è sempre stato qualcun altro e io non sono mai stata lei.
C’ho pensato davvero, ma sarebbe solo una garza temporanea sopra una ferita più grande.
E questo peggiorerebbe la situazione. Ho digitato un messaggio, ero quasi sul punto di inviarlo.
Ho quasi fatto clic su Invia. Chissà cosa avresti pensato di me.

Volevo scriverti, ma poi ci ho pensato meglio, quindi adesso me ne sto sdraiata su questo letto, a guardare il sole nascere e farsi strada attraverso le persiane.
Adesso mi manchi meno.

 

Testo: Alice Giaquinta e Natalia Vela

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