Anja – La segretaria di Dostoevskij, Giuseppe Manfridi – Recensione

Anja – La segretaria di Dostoevskij, Recensione

Pietroburgo 1866. Lo scrittore, quasi cinquantenne, Fedor Michajlovich Dostoevskij è afflitto dall’epilessia e reduce dall’aver firmato un contratto capestro col suo mefistofelico editore: si è impegnato a consegnare un nuovo romanzo nell’arco di un mese. In caso contrario perderà i diritti su tutte le sue opere passate e future. Consigliato dagli amici, si rivolge a una scuola di stenografia che gli mette a disposizione la migliore delle sue allieve: Anja Grigor’evna, una graziosa adolescente curiosa del mondo, che ha ereditato dal padre la passione per la letteratura. Fra i due, in ventisei giorni, nascerà un amore estremo a dispetto dello scandaloso divario di età. Anja rimarrà la fedele custode dell’opera di Dostoevskij fino alla propria morte, avvenuta trentasette anni dopo quella del marito.

Proposto al Premio Strega 2020 da Claudio Strinati: «Manfridi, con questo lavoro, tocca a parer mio un apice della sua parabola di autore teatrale, sceneggiatore cinematografico, poeta e narratore. E’ il motivo per il quale ho ritenuto di avanzare la sua candidatura e ne illustro in poche parole le ragioni.

Il romanzo è diviso in tre parti. La prima parte è dove viene presentata la storia della segretaria Anja e i suoi studi da stenografa. La seconda dove avverrà la stesura de “Il Giocatore” mentre nella terza tutto quello che viene dopo e la loro vita insieme dopo essersi sposati. Anja (Anna Grigor’evna) prima di tutto è stata la stenografa di Dostoevskij che lo ha aiutato, costretto da un contratto a scrivere un romanzo in poche settimane, verrà aiutato da Anja. Dostoevskij detterà l’intero romanzo a voce, da qui nascerà il libro.

“Tiene stretto il baratro tra il pollice l’indice, la piccola Anečka. Il cotratto è uno straccetto che lei si porta appresso come un bene ormai svalutato… come un brandello di stoffa con cui non si possa fare più un bel nulla. Avrebbe voluto disinnescare l’inferno, ma è una cimice l’inferno, una cimice nascosta nel suo anfratto e che lì vive, pasciuta per quanto possa esserlo una cimice.”

Il romanzo è scorrevole e per un romanzo storico, dal mio punto di vista, è di facile lettura, lo consiglio a tutti gli appassionati del genere e non.

”Si… sono l’autore, certo. – riprende Fëdor Michajlovič collegandosi al discorso precedente, cosa che la ragazza non si sarebbe più aspettata – Ma anche il lettore. Vi meraviglia?… – e scrolla lui per primo il capo a segnalare l’ovvietà della cosa – Chi scrive, lo fa per leggere ciò che scrive. Per leggere il proprio sogno”.

“Un buon libro, a saperlo interrogare, può offrirti tutte le risposte che cerchi”.

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Foto: @100righediniente

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