Ultimo giorno di scuola elementare. Visto dalla mamma

“Cinque anni sono passati in un lampo”.
Ma cosa state dicendo?

Cinque anni di orecchie nei quadernoni, cinque anni di attese davanti ad un cancello, cinque anni di grembiuli sporchi, cinque anni di riunioni dei genitori e mancano i pennarelli, e fate portare il materiale, e non arrivate in ritardo.
5 anni di diari, di compiti sui diari, di avvisi di probabile sciopero sui diari, e adesso come facciamo con Nicco domani?
5 anni di astucci pieni di penne colorate, evidenziatori e goniometri. 5 anni di troppe schede appiccicate sui quaderni, tanto da farli pesare il doppio, 5 anni di lacrime alle recite, 5 anni di costumi cuciti a mano la sera per le recite, 5 anni di tuoi occhi luccicanti nel vedere che Si, anche stavolta eravamo li a vederti.
Ma che corse ci era toccato fare.
5 anni di foderine ai libri, di matite spuntate, di disegni appesi in cucina, 5 anni di pagelle scritte in corsivo uguali alle mie, 5 anni di riunione dei genitori e gruppi Whatsapp che oggi finalmente possiamo abbandonare. 5 anni di Nooo ti sei dimenticato di studiare la fotosintesi, domattina ti devi svegliare prima, 5 anni di merende nella tasca davanti dello zaino, 5 anni di zaini troppo pesanti ma che hai sempre portato tu, fin da quando era più grande di te.

5 anni di scoperte tue e mie, tu che non sapevi scrivere, io che non sapevo che poi avresti inventato horror e disegnato fumetti; tu che non sapevi fare origami, e che adesso insegni tu a farli grazie a chi ti ha dato modo di sperimentare oltre il programma scolastico l’importanza di avere passioni. 5 anni di laboratori di teatro, di opera lirica, gioco di scacchi,
5 anni di “Com’è andata oggi?, “Bene” “Cos’hai fatto?” “le solite cose”
e poi i racconti minuziosamente dettagliati arrivati nei momenti più impensati, le paure confessate in macchina prima di entrare, i “ciao mamma di Nicco” dei tuoi amici, le doppie porzioni degli gnocchi a mensa, i carciofi bleaaah non li ho mangiati.
5 anni mano nella mano uscendo di casa alle 8.15 col sole, con le strade allagate, con l’ombrello rotto, con 30 gradi, col freddo e il cappellino calato sugli occhi e la lezione difficile da ripetermi fino al momento di entrare. Cinque anni di verbi, equazioni, insiemi, aree e perimetri, analisi grammaticali e temi, ma troppo pochi, io ne ho fatti di più.
5 anni di aule con disegni e lavoretti appesi, che vi mancheranno, perché diventeranno più grigie ad ogni grado di scuola superiore.
5 anni non sono volati, 5 anni sono stati lunghi e ci hanno permesso di crescere, tu anche in altezza per fortuna, per me non c’è più speranza.
5 anni non ce li ridarà nessuno quindi teniamoceli stretti questi ricordi che ad arrivare a ricordare “quando facevo le elementari” ci vuole poco, ma tu ancora non lo sai perché si vuole sempre essere più grandi quando non si sa ancora di non essere più piccoli.
Io ti chiederò ancora tante volte “Com’è andata oggi?” e tu ancora risponderai “bene” ma è in quei racconti estemporanei al semaforo, quando abbiamo fretta, quando non è il momento, che io conto di trovarti, spero, sempre.

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