Pillole di un ritorno dalla Sardegna

Strade vuote, negozi chiusi, solo i supermercati fanno sì che la mia pausa pranzo abbia un senso.
Il grande open space della redazione semivuoto, anzi più vuoto che semi, pochi ticchettii sulle tastiere, silenzio, nemmeno i fattorini che urlano “C’è da firmare la fatturaaaa” o il “Buonasera a tuttiiii” di quello del distributore di caffè.
Silenzio perfetto, per ora nessun bug che mi costringa a rapportarmi coi tecnici, dato che sono il referente in questi giorni.

Stesso silenzio anche a casa perchè Nictopino è a spassarsela dai nonni in Toscana,tornati dal mare e con il nido chiuso, in questa settimana di nostro lavoro lui scorrazza tra cani, gatti, nonni e caprette e al telefono giusto il tempo di un “TAOO MMINAA VOJO BENE” che è già scappato dal nonno.
E meno male.
Va bene così anche se la sera continuo a far piano perchè penso che lui dorma dietro la porta della sua cameretta e la mattina appena alzata cerco di sentire il suo respiro, ma 150 km sono troppi per avvertirlo, lui è in un altro lettino molto più fresco che questo in una Roma più torrida di quando siamo partiti.
Eh sì, perchè da 4 giorni siamo tornati da due settimane nella splendida Sardegna.

La mia prima volta in una terra e in un mare che mi sono rimasti nel cuore, e sicuramente ci torneremo, perchè è proprio una meraviglia: azzurra, verde, divertente, genuina e chic, riposante e allegra, con i bancomat sempre intasati e i mercatini ad ogni angolo.
Con il gelato buonissimo e il vino forte, i nomi incomprensibili e affascinanti e l’acqua trasparente, il vento da ogni lato e la gente di mare e di montagna al tempo stesso.
Con i bar dei vip e le boutique, i pastori e il pane carasau; i dolci al miele e la meravigliosa zuppa gallurese che zuppa non è.

Ci sarebbe voluta un po’ meno frenesia per riposarsi di più e scorrazzarsela ben bene (ma chi l’ha detto che le strade sono brutte?) ma con un duenne scatenato già tanto quel poco che siamo riuciti a vedere e imprimerci nella mente.

Incantati dalla piccola e romantica Porto Ottiolu, divertiti dal caos di san Teodoro, rifocillati dalle delizie tipiche di un agriturismo a Padru, rapiti dal mare verde smeraldo di Lu Impostu e Cala Brandinchi, dai negozi e dall’atmosfera rarefatta e un po’ troppo finta di Porto Cervo dove non fanno entrare i bambini nei bar, deliziati dal cibo di una signore che dice che ha tirato su migliaia di bambini con le sue polpette.
Stupita di essere riuscita a legegre cinque libri in 14 giorni e pure qualche rivista, a me il gossip in vacanza (e non solo) me piaceeeee, birrette, qualche sigaretta quando Nctopino dormiva, molti gelati. Le vacanze con gli anni cambiano, ma l’importante è riuscire a farne

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