Torciata di s. Giuseppe – indietro nel tempo a Pitigliano

Sono incappucciati da un saio, sotto un camice bianco, portano sulle spalle un grosso fascio di canne fiammeggianti. Sono i torciatori che la notte di San Giuseppe, al segnale convenuto, s’incamminano in fila dalla via Cava del Gradone a valle del paese lungo il fiume Meleta per poi risalire fino alla piazza del Comune. Qui è stato eretto un enorme pupazzo di canne, è l’Invernacciu, simbolica rappresentazione dell’inverno che muore.

I torciatori, in tutto una quarantina, arrivati in piazza appiccano il fuoco all’Invernacciu che in pochi secondi si trasforma in un enorme falò.

La Torciata di San Giuseppe, diretta discendente d’antichi falò, ha origini perdute nella notte dei tempi che ogni anno, nell’equinozio di primavera, rievoca la leggenda propiziatoria dell’arrivo della Primavera. Fin dall’epoca etrusca veniva infatti celebrato il rito del “seme sotterrato simbolo di vita” in occasione di questa festività, coincidente con la fine dell’inverno, venivano anche appiccati enormi fuochi.

Nella Piazza gremita di persone, al crepuscolo e ad un segnale convenuto i torciatori che, incappucciati in rustici sai, iniziano la loro marcia dalla Via Cava del Gradone portando in spalla un grosso fascio di lunghe canne fiammeggianti all’estremità a guisa di torce.

Nel buio della notte è suggestivo lo spettacolo di questi uomini che, come fiaccole moventi in lontananza, vanno avvicinandosi alla volta del paese. Frattanto, i figuranti del Corteo Storico dopo aver sfilato nella stupenda cornice del centro storico del paese, raggiungono l’affollata Piazza e si schierano sulle larghe gradinate mentre gli sbandieratori si esibiscono giocando con l’invernacciu. Ed ecco che, tra le esclamazioni di gioia, spuntano nel plauso della folla i portantini con la statua del Santo, poi il primo torciatore ed in crescendo tutti gli altri che vanno man mano schierandosi in circolo attorno all’Invernacciu e, dopo la tradizionale benedizione del Vescovo, addossano i loro fasci di canne fiammeggianti all’invernacciu il quale, in pochi secondi divampa in un enorme falò.
Poi pian piano la magia si spegne, le fiamme si consumano lentamente lasciando al suo posto la brace che verrà raccolta dalle donne come segno di buon auspicio. E’ questo il grande, breve ma affascinante, rituale che torna ogni anno a riconquistare l’antico cuore dei pitiglianesi

 

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