Gli spari nel sogno sono per noi

Alle tre di notte di stanotte Nictopino ha deciso che era il momento. Il momento di farci impazzire per tre ore abbondanti. In una lunghissima girandola di camomille, ciucci tirati oltre le sponde di vimini del lettino, infruttuose caricate del carillon, tentativi di ninne-nanne che ottenevano l’ilarità dell’infante invece che il suo rilassamento, mezz’ora di vigoroso andirivieni sul passeggino l’ha steso.
Alle 6.15. E facendo due rapidi calcoli mi rimanevano solo 60 minuti prima della sveglia. Riflettendo a fondo sulla giustezza della scelta di un figlio unico, mi sono addormentata di un sonno greve e pesante, un sonno nero e foriero di immagini negative.

Ad un certo punto da una finestra sparano a Nictopino, io lo so anche se non vedo, sento arrivare un ambulanza. Aletopo e i miei genitori cercano di non farmi preoccupare. “Dov’èèèèè Nicco?- urlo io. Non sanno cosa dirmi, sono impauriti, lo vedo.

‘Ha preso l’autobus’ mi dicono (è un sogno quindi prendetemi comunque sul serio, sicuramente Freud avrebbe eretto un monumento ai meandri della mia psiche)
E invece me lo trovo a terra con quelli del pronto soccorso che per rianimarlo gli stanno facendo uno strano massaggio sulla schiena. Gli chiedo come sta, dico che sono la sua mamma.
E suona la sveglia.

Stamani prima di due caffè non riuscivo nemmeno a muovermi dal sonno. Adesso, invece, pure

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