Di cotolette panate al mare

Arrivo al mare ore 15.00
Dispiegamento di creme solari, asciugamani, secchielli e formine. Ombrellone sdraio pronti, temperatura ottima, ventilato.
Nictopino marinaio con cappellino, sandalini, e canotta a righe viene unto di crema solare protezione 50 e messo in costume. Quest’anno è la sua prima volta al mare. Io emozionata mi chiedo se gli piacerà giocare con la sabbia, passeggiare sulla battigia e fare il bagno.

Dopo tre minuti tre di orologio non ho più bisogno di chiedermi nulla: mio figlio è un’irriconoscibile cotoletta panata di sabbia dalla punta dei capelli all’alluce, e continua a mangiarsela. Poi così cementificato si avvia da solo sulla sabbia calda verso l’acqua dicendomi Ciao Ciao.

Il padre lo segue impedendo che si tuffi proprio di testa tra i flutti. Un’ora di panatura e bagni dopo, la belva si addormenta e noi pure.
Io prima di cadere svenuta tra le braccia di Aletopo penso che 15 giorni al mare d’agosto saranno veramente lunghi se non trovo il modo di disciplinare la mia cotoletta all’uso della sabbia. Al mio risveglio un filo di speranza, i tre figli perfetti della signora perfetta e magra accanto al nostro ombrellone, che mi guardava saccente mentre cotoletta si riempiva di sabbia anche nelle orecchie, sono ora impanati pure loro e lei urla isterica dalla cabina.
Mal comune mezzo gaudio, mi sento molto meglio. E dentro di me rido

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