Aspettare

1981: A couple of young children share an affectionate peck on the cheek. (Photo by Keystone/Getty Images)

Aspetti che ti faccia capire che c’è.
La prima volta, e dopo quella, come una benedizione e come una condanna, tante altre.
Aspetti di sentirti accartocciare ogni cinque minuti, e poi ogni due, ogni uno.
E poi chi cazzo conta più.
Aspetti di respirare ancora.
Aspetti di sentirlo piangere. Aspetti di sentirti ridere.
Aspetti la montata lattea, aspetti il latte, aspetti, – par bleu – il ruttino.
Aspetti il tuo posto in una graduatoria, aspetti di sapere come riuscirai pure a lavorare, aspetti e speri (fortissimo) di arrivare a fine mese.
Aspetti il dentino, oh gioia, il secondo, aspetti… ma quanti so ‘sti dentini???
Aspetti la prima parola, aspetti i primi passi, aspetti i primi bernoccoli al profumo di arnica, aspetti che raggiunga il tuo passo.
Non fai in tempo ad aspettare che ti ha già superato.
Aspetti di sapere quanto brucia un termometro, aspetti in innumerevoli sale fatte proprio per questo, aspetti responsi, diagnosi, terapie, aspetti di tornare a respirare.
Aspetti fuori da porte con pupazzi disegnati sopra, aspetti su scomode seggioline dove il tuo sedere non entra, aspetti davanti a muri graffiati di scritte oscene.
Aspetti libri, figurine mancanti, aspetti fatine dei denti e babbi natale.
Aspetti in spogliatoi puzzolenti, aspetti al bordo di piscine, campi da calcio, piste, aspetti ascoltando ore di solfeggi assordanti.
Aspetti e prendi così tanto freddo, e così tanto caldo.
Aspetti in macchina, in piedi, aspetti e guardi tutti gli altri che come te aspettano. 
Aspetti e poi agiti la mano, ogni volta, perché quel sorriso che ti fa, riconoscendoti, vale tutto l’aspettare.
Aspetti di togliere le ruotine a una bici.
Aspetti che si aprano sipari, fischino arbitri, escano quadri.
Aspetti lavoretti, post it, aspetterai messaggi che non ti manderà, aspetterai contando fino a 10 prima di arrabbiarti sul serio.
Aspetti e ti sembreranno sempre tardi quelle ore che prima erano presto.
Aspetti fino a quando, un giorno ti dirà “Non c’è bisogno che mi aspetti”.
E lì comincerai ad aspettare seriamente

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