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C’era una volta una bambina che aspettava impaziente questa festa.

Così da poter scrivere, nero su bianco e, a colori, tutto il suo amore. Un amore egoista, eppure così vero,a volte capriccioso, un amore un po’ ingrato forse: quello di figlia.

Quell’amore che ogni giorno, senti più tuo, perché è naturale così.

L’amore che pretendi e comprendi davvero, solo quando da bambina diventi donna, e poi madre.

E allora chiudi gli occhi e pensi a tutte quelle volte in cui sei stata stupida. Ai ti voglio bene non detti a sufficienza, che ora vorresti gridare al mondo. Pensi al ricordo di quelle mani forti strette alle tue. Dove nulla poteva fare paura. Ad una voce, calma e sempre pronta all’ascolto. Incapace di giudicare. Sogni quello sguardo, un po’ contrariato e un po’ fiero. Quello che custodisci gelosa nel profondo della tua anima.

E sai cosa vuol dire amare. Ora lo sai.

Vuol dire esserci, nonostante tutto. Vuol dire fare notti insonni e preoccuparsi, senza mai darlo a vedere. Significa asciugarsi le lacrime e ricominciare. Vuol dire sbagliare e dare il meglio di sé. Perché un genitore sa attingere a nuove energie, tutte le volte in cui cade e si rialza, più forte. Solo per quell’amore che da bambini non capiamo, quello che non conosce egoismo, ma conosce spesso, la parola errore. Quello per cui vale la pena mettersi in gioco, ogni volta. L’amore per un figlio.

Per fare un padre o una madre, serve tutto. Serve l’amore. Servono capricci su capricci, a cui non sempre sai dire no. Servono lezioni di vita, date dai tuoi figli con assoluta verità. Servono abbracci e sorrisi, frasi dolci dette senza pensare troppo. Servono i ‘ti odio mamma’, o i ‘ti amo zuccherino’. Serve la fatica, tanta, immensa fatica. Serve la sana leggerezza di sapere sorridere dei propri casini.

Serve la voglia di dare. 

Oggi come ieri, penso all’amore. Apro gli occhi e lo leggo negli occhi di mio figlio e nei miei. Chiudo gli occhi e lo sento nell’intimo di ciò che sono. Oggi c’è una donna. Che dice grazie.

Dico grazie a mio padre, per essere la mia guida e il mio faro, oltre qualsiasi distanza, gli dico grazie perché esiste in me, una forza nobile e pura, dettata dal ricordo fiero del suo esempio.

Chi è un genitore? Una persona che sbaglia. Una persona che vuole essere degna, sempre e comunque di questo amore e fa del rispetto, il suo esempio concreto.

Auguri a tutti coloro che si leggono in queste parole 😉