E’ accaduto qualcosa di sconvolgente: a metà strada tra il mistico è il metafisico. Una cosa che non mi accadeva dal momento in cui ho buttato l’ultimo pacchetto di Marlboro Medium. Anni e anni fa.

Un buco spazio temporale in cui perdere il contatto col mondo intorno a te, per magia lo fa acquisire. Già in tempi non sospetti, uscire senza il 3310 di turno era quasi un accenno di pura utopia.

L’era 3.0 è dentro di noi. Detto da una che ha un blog e qualsiasi social possibile e immaginabile appare forzato e controtendenza. Forse sì, forse no.

 Forse No.

Forse è introspettiva autocoscienza. Forse delirio esistenziale di una trentasettenne (figa, modesta ed intelligente) 😉

Proprio ciò che conosci, non conosci realmente.

WhatsApp, per gli amici WA:

ha svalvolato il mio smartphone (che poi così smart non è) e per tre giorni circa ho chiuso i contatti virtuali. Attimi di smarrimento post dipendenza.

Oddio e mo’? Gente in preda al panico: dove sei?

Comunicare…

Come se per farlo realmente, servisse una chat: fredda, impersonale che ti regala gratuitamente l’effimera persuasione di esserci nella vita altrui. Fatua, quanto pericolosa illusione. Tutto ha un prezzo, nulla è gratis.

La vita ai tempi di WA, regala la garantita ‘certezza’ di non esserci certamente.

Via libera a cuoricini, faccine imbronciate e monologhi vecchio stile. Quelli che fanno tanto romantico linguaggio epistolare. Che io amo. Perché poi è innegabile: scrivere fa bene! Consigliato dai migliori terapeuti per liberarsi nero su bianco di: rabbia, dolore, paura. Mettere le distanze da ciò che dentro, fa rumore. O, nei casi più autentici, darsi un messaggio leggendosi da fuori a dentro.

Eppure l’abbaglio è palpabile: quello in cui il cuoricino non sfiora minimamente l’alchimia di due occhi che si incontrano; la faccina imbronciata non rende giustizia ad un dito medio in grande stile, detto a tu per tu.

C’era una volta, in un’epoca che sembra così lontana, qualcuno che citofonava per voler parlare con te. Senza avvisarti prima, senza chiedertelo, o senza rifletterci troppo.

Lo faceva e basta. E lo facevo pure io. Accadeva, perché era l’unico modo per affrontare la vita. Senza fare da spettatore, esserne reale protagonista.

Il non sapere cosa fa il tuo prossimo, accende la voglia di chiederglielo. L’oblio di questa società fatta di prepotente apparenza.

Felicità fittizia venduta in ogni dove e, pigrizia emotiva. Incapacità di abbandonarsi all’ignoto, non voler più cercare la meraviglia dentro uno sguardo. L’imprevedibilità naturale che fa vivere davvero. L’incertezza di mandare un sms di testo, senza entrare nella spirale tossica del visualizzato senza risposta. Perché pure se di tuo, non cerchi conferme negli altri, in questi vortici, involontariamente accade.

E io non voglio farlo accadere.

La conferma della non conferma e la bellezza dell’ imprevisto.

Allontanarsi, quasi fosse un esperimento sociale, dal mondo che non c’è…per poter tornare dentro, con le dovute distanze.

Ma sì, WA è utile, nulla di più…

 

2 Comments on La vita prima di WA

  1. forleoc@gmail.com
    11/03/2017 at 7:21 PM (7 mesi ago)

    Aiuto, sono un uomo, mi sento un po’ un intruso su pianetadonna, anche se credo che tra tutti i pianeti, sia di sicuro il mio preferito.
    Mi piace come scrivi e mi hai fatto venire voglia di scrivere un pensiero più lungo di 144 caratteri, cosa piuttosto rara oggi..
    Il tuo post “la vita prima di WA” Mi ha fatto tornare in mente alcuni incubi che credevo di aver solo sognato, ma che nonostante tutto mi fanno pensare con nostalgia alla mia adolescenza. Ti ricordi quelle volte in cui prendevi un appuntamento telefonico? Io si mannaggia la miseria, e guarda i meccanismi strani della nostra memoria, mi ricordo solo di quelle volte che è andata male, le altre ci sono state, ma non me le ricordo così bene. Quella volta era una bellissima ragazza, perché io ho sempre puntato in alto, e spesso oltre le mie possibilità di adolescente carino, ma troppo “piccolo” per una coetanea. Il fatto era che non ti potevi muovere da casa, rimanevi in attesa di quella telefonata, il filo al massimo arrivava dall’ingresso alla tua cameretta. Ore passate a guardare il telefono a disco per quella chiamata che aspettavi e che non arrivava, ogni tanto alzavi la cornetta, e la fissavi da vicino prima di portarla all’orecchio, volevi essere sicuro che per qualche improbabile cataclisma non fosse saltata la linea. Non era mai così, a quei tempi funzionava sempre tutto e quell’apparecchio era indistruttibile, avrebbe funzionato anche in caso di attacco nucleare. Beh da questo punto di vista, alla fine, anche se non avevamo le spunte blu, i messaggi subliminali arrivavano lo stesso, e facevano altrettanto male, solo che, al contrario di oggi, impiegavano delle ore ad essere recepiti… ma era davvero meglio allora?

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    • Anuska
      11/03/2017 at 7:33 PM (7 mesi ago)

      Ciao e benvenuto. Su Pianeta Donna, dove scrive una che abita su Venere, c’è spazio anche per i Marziani pensanti 😀 Grazie per aver scritto; beh che dire, non so se era meglio o peggio. Le paranoie esistevano anche per una chiamata che non arrivava. Io ne ho sempre avuti molti di ragazzi pronti a fare quella telefonata, ma puntualmente, quelli che mi interessavano, forse quando telefonavano non erano poi troppo convinti. 😉 Il senso del guardarci negli occhi, con la comunicazione veloce dei social, putroppo a volte, svanisce…

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