Fisse particolari non ne ho mai avute.

Ascoltavo discorsi di molte donne infastidite da questo gesto d’amore. Non per alzare polveroni: sono scelte, desideri, emozioni insindacabili e proprie. Forse un po’ è stato il sentirmi ripetere quanto fosse faticoso, abbastanza improbabile vista la mancanza di prodotto in gravidanza (beata ignoranza), quanto si diventi dipendenti. Tutto questo per dirmi che, sicuramente non ne sarei stata capace. Mi ha caricato. Niente latte nemmeno dopo il parto, nulla, perfino il seno moscio. Un po’ perplessa:

‘Tranquilla, scende il terzo giorno’.

Confermo. Ti svegli e senti tirare quelle due cose lì. Durissime: uelà che bocce! L’allattamento al seno. Un gesto naturale dicono, materno, primordiale. In teoria. In pratica ti trovi un batuffolo di ciccia, con due occhioni in cerca d’amore: l‘ho fatto proprio io! Sei quasi stupita, e che fatica! Lo guardi, sconfini nel suo profumo di buono. Lo baci, lo annusi, ti infastidisci quando qualcuno lo tocca troppo per i tuoi gusti. Tipo animale selvaggio, nobile: tu mamma.

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Allattare: istruzioni per l’uso; anzichè prendere il latte, come primo approccio, Nic mi si addormentava beatamente. Io abbastanza sfiduciata. Qualcosa non torna: ma come i neonati non sanno già come fare? Eh No! Ci vuole pazienza, seguire i giusti consigli tecnici degli esperti e ascoltarsi. Quella è la parte più difficile all’inizio. Alcuni bimbi sono pigri, o semplicemente è la prima volta che lo fanno, come noi del resto.

La seconda sera di prove, la puericultrice esaurita (per fortuna le altre erano bravissime) mi ha trattato da perfetta idiota. Ancora lo ricordo: ‘Dammi qua, devi allattarlo non coccolarlo!’ – Prende il biberon e con poca grazia, gli schiaffa in bocca quel coso. Tu a due giorni dal parto, sei come travolta da qualcosa di immenso, più grande di ogni cosa. Non sai leggere le tue emozioni, così taglienti, tenere, vere. Ho trattenuto le lacrime, quelle folli, inaspettate, incontenibili. Chiamiamoli pure ormoni. Uscita dal nido in uno stato iperemotivo mi sono detta:

Io voglio allattare! Come si è permessa quell’acidona a farmi sentire incapace? Io ci riprovo!

Come tirerà mai un cucciolino così? Energicamente! 😉 Il bello di avere una carnagione chiara: ragadi garantite. A proposito i paracapezzoli li ho trovati inutili, nemmeno si attaccava. Le perle di saggia praticità della mia amica neomamma: ‘Prova Purelan!’ Forse esiste un’alternativa bio, devo informarmi. Protegge, idrata, rimette a nuovo il capezzolo malridotto, santa subito. Certo ci vuole un po’ di sopportazione. Trattieni il respiro i primi venti secondi e il più è fatto ;)Tanto latte, da poterci allattare una tribù. Un tiro così vorace del nano, da provocare un forte riflesso di emissione. Ingorghi, bruciori, impacchi caldi sul seno. Tutto normale, come conoscerci.

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Niente ciuccio o biberon: Nic non li voleva, e io non avevo necessità. Gesto di intima dolcezza, nostro; allattare in pubblico o davanti i parenti mi ha sempre infastidito, è risaputo: io sono strana. Intimità, per dire ti amo senza parlare, per farti sentire protetto, per guardarci negli occhi; piccola salvezza quando tuo figlio ha una bella dissenteria e la tetta è una mano santa, o la febbre e si nutre di te. Quando prende il seno qualche minuto per rilassarsi e fare sogni d’oro. Anche a tre anni. Quando smettere? Mi sentivo criticata, un po’ stanca e confusa. Ho provato un paio di volte senza riuscirci. Volevo davvero? Rispettare i propri tempi. Si smette in due del resto, gradualmente e senza forzature esterne.

Ho in me un ricordo davvero forte ed emozionante. Se tornassi indietro, sarei meno “insicura” davanti le critiche inopportune del prossimo. Non ai miei occhi, ma a quelli dell’altro. Un altro inconsapevole e feroce. Allattare è faticoso, non è così naturale. Lecita intimità. Un nutrimento reciproco, fatto d’amore. 

Scrivo questo post, per la settimana mondiale dell’allattamento al seno. Molte mie amiche sono state giudicate per non aver allattato, non preoccupatevi se siete tra queste, accade anche allattando a lungo. Inconsueto rispettare la peculiarità umana.

Le vostre esperienze?