Nel mio ex impiego,

contesto internazionale, (aeroporto) ho visto molte culture a confronto, stili differenti, atteggiamenti curiosi, sono un’osservatrice di “particolari nascosti”; qualcosa di svelato invece, mi ha sempre stupito…La mia attenzione, si è spesso soffermata, sulle famiglie nord europee, precisamente gli scandinavi: la loro “fresca” espressione famigliare. Mi spiego meglio: ho sempre guardato con un pizzico di stupore, queste donne giovanissime, stra-belle, in perfetta forma, sorridenti, serene, pratiche; quasi tutte in media, con tre figli piccoli al seguito. Famiglie giovani e disinvolte nel mondo, raggianti, perlomeno nell’immagine immediata. Da donna le osservavo incuriosita, da mamma ammirata! Lessi un articolo in merito, sul lavoro nel nord Europa; in Scandinavia a quanto pare, (non ho mai vissuto lì) esistono delle riforme decisive, per la tutela dell’impiego al femminile, permettendo ad una donna, di conciliare maternità, professione, gestione casalinga. Orari flessibili, nidi aziendali, permessi, così leggevo perlomeno. Insomma, un miraggio ai miei occhi, e credo non solo ai miei; e dire che, si considera il nostro, un luogo simbolo indiscusso della famiglia. Forse in apparenza, nelle superficiali, altisonanti parole; non nella sostanza: ottimizzazione del menage famigliare, l’offerta riservata alle donne-mamme. Senza dubbio, aspetto più radicato, non lo è nelle “ideologie sociali”: aride e discriminanti. Leggere queste inserzioni di lavoro: “Solo donne single”, (ma si può scrivere?) fa davvero ridere, per non piangere! Ti fa indignare nella tua completezza. Non nel sentirti chiedere, in fase di colloquio:

“Vuoi “sfornare” ancora?”

La “nostra” situazione lavorativa femminile, è spesso mortificante; in questi frangenti, sento la distanza dalle mie origini italiane: nel momento in cui non ho l’opportunità di essere tale, mentre la tanto istituita famiglia, è l’ultimo pensiero della società odierna e “tutto”, rema contro di essa, quando bisogna quasi”giustificarsi” di essere se stesse! Certo, in molti punti, mi sento estremamente lontana dal mio paese, in altri, essenziali, ne sono parte integrante:

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quando il sedersi insieme a tavola, è genuino incontro umano, comunicazione, nell’esprimere le mie emozioni senza filtri, l’istintivo senso di protezione verso chi amo; la passione verso un’idea, tirando fuori qualcosa di buono. 😉 Quest’ultimo aspetto, è rappresentativo dell’ambivalenza italiana: l’adattabilità, un’arma a doppio taglio, forse. Emozioni a parte, difendere una posizione professionale, conciliando tutto, senza aiuti di nonne e affini, è davvero difficile per una donna; non impossibile, estremamente faticoso, lecito nell’opportunità e offerta adeguata: aspetto innegabilmente incompleto. Le barriere sociali esistenti, sono limitative della persona, la carenze di servizi studiati a tavolino, l’accoglienza verso la maternità: “dettagli” imprescindibili, del diritto umano. Lottare lealmente, per ciò in cui si crede: punto di partenza, su cui crescere ed evolversi civilmente, a beneficio del diritto di essere.

Fate fatica a conciliare tutto?