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Job

Mamma e lavoro? Tutto si può <3

Ecco perché io odio, i colloqui di gruppo

Cercare lavoro. Aiuto. Quando lo trovi, è quasi il massimo della vita. Quando fa al caso tuo e riesci a conciliare scuola, impegni, distanza, orari, si grida al miracolo vero.

Una sorta di nirvana.

Colloqui. Il mio pane quotidiano. Un appuntamento al buio che adoro. Mi piace giocarmi ‘tutto’ in quei dieci minuti. Aspetto fresco e curato. Make up soft. Abito semplice, ma non antico. Stretta di mano decisa.

Persona più adatta, proprio non c’è. Ma sì, crediamoci. Ok, (altro…)

Donna, mamma, lavoro

mom and job

Dunque, dunque…

In questi giorni, si parla di occupazione al femminile (wow!). Potrei dire tanto, ma già è stato detto abbastanza. Potrei far scoppiare un’atomica, (scherzo!) preferisco invece, la strada diplomatica. Ma chi ci crede? 😀

Che ci siano due mondi paralleli, è sicuramente intuibile. Quello immerso nelle pari opportunità, e quello abitato dalle persone comuni, o vere.

Io appartengo alle seconda categoria. (altro…)

Shine Adwards…Why not?

In questi giorni sono una trottola, per la scelta della primaria a settembre, per il mio ometto. Quanto lo amo!

Sono emozionata come fossi io, ad iniziare le elementari. Che passaggio importante. Come tutti. Per questo sono in iperattività – già di mio non scherzo – per la scuola preferita per il nano, poi! Preferita da me, per lui. Non è facile. Ho individuato una che d’istinto, e non solo, mi piace. Incrociaveti per noi, speriamo ci sia posto! Devo trovarne altre due, come seconda e terza scelta.

Io sono un tipo esigente, empatico, e indeciso/deciso. Ecco, avete chiara l’idea? In questi giorni scrivo poco, e per caso, ho letto nel gruppo di facebook di instamamme, questa deliziosa iniziativa: Shine Adwards. Cioè? Leggete il regolamento:

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(altro…)

Il pregiudizio al femminile?

A volte sono sorpresa, incuriosita, quasi divertita, leggermente indignata, ma anche un pò basita: già!

Così difficile, aver fiducia nella propria natura femminile: valorizzandola, liberandosi da superficiali giudizi? Emozioni in tasca, avversità a qualsiasi forma terrestre di parcheggio, 😉 colore e vestitini, (anche quelli perchè no!) e poi: mente, cuore, energia, intuito, diversità, passione. Assurdi confini, muri invisibili, preconcetti senza valore, visione falsata di se stesse, da neutralizzare civilmente, con la voglia di apprezzarci, per ciò che siamo.

blog

Oggi al parco: io, Nic, il marito (altro…)

“Impari” opportunità

Nel mio ex impiego,

contesto internazionale, (aeroporto) ho visto molte culture a confronto, stili differenti, atteggiamenti curiosi, sono un’osservatrice di “particolari nascosti”; qualcosa di svelato invece, mi ha sempre stupito…La mia attenzione, si è spesso soffermata, sulle famiglie nord europee, precisamente gli scandinavi: la loro “fresca” espressione famigliare. Mi spiego meglio: ho sempre guardato con un pizzico di stupore, queste donne giovanissime, stra-belle, in perfetta forma, sorridenti, serene, pratiche; quasi tutte in media, con tre figli piccoli al seguito. Famiglie giovani e disinvolte nel mondo, raggianti, perlomeno nell’immagine immediata. Da donna le osservavo incuriosita, da mamma ammirata! Lessi un articolo in merito, sul lavoro nel nord Europa; in Scandinavia a quanto pare, (non ho mai vissuto lì) esistono delle riforme decisive, per la tutela dell’impiego al femminile, permettendo ad una donna, di conciliare maternità, professione, gestione casalinga. Orari flessibili, nidi aziendali, permessi, così leggevo perlomeno. Insomma, un miraggio ai miei occhi, e credo non solo ai miei; e dire che, si considera il nostro, un luogo simbolo indiscusso della famiglia. Forse in apparenza, nelle superficiali, altisonanti parole; non nella sostanza: ottimizzazione del menage famigliare, l’offerta riservata alle donne-mamme. Senza dubbio, aspetto più radicato, non lo è nelle “ideologie sociali”: aride e discriminanti. Leggere queste inserzioni di lavoro: “Solo donne single”, (ma si può scrivere?) fa davvero ridere, per non piangere! Ti fa indignare nella tua completezza. Non nel sentirti chiedere, in fase di colloquio:

“Vuoi “sfornare” ancora?”

La “nostra” situazione lavorativa femminile, è spesso mortificante; in questi frangenti, sento la distanza dalle mie origini italiane: nel momento in cui non ho l’opportunità di essere tale, mentre la tanto istituita famiglia, è l’ultimo pensiero della società odierna e “tutto”, rema contro di essa, quando bisogna quasi”giustificarsi” di essere se stesse! Certo, in molti punti, mi sento estremamente lontana dal mio paese, in altri, essenziali, ne sono parte integrante:

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quando il sedersi insieme a tavola, è genuino incontro umano, comunicazione, nell’esprimere le mie emozioni senza filtri, l’istintivo senso di protezione verso chi amo; la passione verso un’idea, tirando fuori qualcosa di buono. 😉 Quest’ultimo aspetto, è rappresentativo dell’ambivalenza italiana: l’adattabilità, un’arma a doppio taglio, forse. Emozioni a parte, difendere una posizione professionale, conciliando tutto, senza aiuti di nonne e affini, è davvero difficile per una donna; non impossibile, estremamente faticoso, lecito nell’opportunità e offerta adeguata: aspetto innegabilmente incompleto. Le barriere sociali esistenti, sono limitative della persona, la carenze di servizi studiati a tavolino, l’accoglienza verso la maternità: “dettagli” imprescindibili, del diritto umano. Lottare lealmente, per ciò in cui si crede: punto di partenza, su cui crescere ed evolversi civilmente, a beneficio del diritto di essere.

Fate fatica a conciliare tutto?

 

 

 

Non chiamatelo solo aeroporto…

Il lavoro è sacro, qualifica la tua persona;

è diritto sancito dalla costituzione, (in teoria) un mezzo per vivere dignitosamente, anche quando non rappresenta al meglio te stesso. In ogni caso merita rispetto, passione e talvolta una sana, scanzonata riflessione. In questo post, le mie personali considerazioni relative al mio ex impiego, svolto in un luogo di scambio, multiculturale, ignoto, movimentato, selvaggiamente dinamico: l’aeroporto. Parola immediata e suggestiva, nell’immaginario collettivo descrive: la partenza, l’arrivo, gli affari, le vacanze (indubbiamente per gli altri). Per te che sei dentro esprime: costanza, ricca dose di calma, dinamismo, alta tollerabilità allo stress; (nel vero senso della parola) sorriso spontaneo e un improvvisato mantra ‘zen’, dopo l’ennesimo vaffa gratuito, da un qualsiasi ben educato personaggio del momento. Uno sconfinato ‘habitat’, palcoscenico di avventure quotidiane talvolta spassose, altre invece ‘poco raccomandabili’. Un luogo curioso, dove appena assunta i tuoi amici si entusiasmano, perchè tu incontri ‘vip’ e principesse saudite dei nostri giorni, in effetti mai un Brad Pitt riflettendoci meglio! 😉

Spazio incontrastato del tutto è dovuto...’e alla svelta che parte l’aereo’, (alzarsi prima no eh?!) per i Yes please, ci pensano gli anglosassoni, li adoro! Giungla dove nei tuoi disinvolti cinque minuti di pausa, devi velocemente: recarti in bagno e contemporaneamente telefonare ai maschi di casa, ricomporre alla buona un detestabile, odioso chignon, rinfrescare il tuo sobrio make up dai toni neutri, e non dimentichiamo la colazione! Sei sveglia dalle quattro del mattino circa, alle nove e trenta devi pranzare: cappuccino a portar via e cornetto volante, il tutto degustato in corsa, negli sconfinati corridoi a mo’ di slalom, sotto assedio passengers. Individui legittimamente desiderosi d’aiuto: sei il loro miraggio nel deserto…

NY è in ritardo! La valigia distrutta! I bagni fuori uso! Dov’è un bancomat!” (proprio davanti a loro, questa è classica!) “I carrelli accettano solo i due euro, vergognoso siamo in Italia!“…Questo punto condivisibile o meno, è fuori luogo; scaricare la propria motivata frustrazione sulla prima che capita, e cerca di consumare un misero spuntino si può evitare 😉 In aeroporto esistono diverse aziende esterne, differenti mansioni, poco importa: hai una divisa, per niente fashion peraltro e devi rispondere ad ogni pittoresca richiesta, è insindacabile. Sei pagata per occuparti di tutt’altro, dato irrilevante; gentilmente cerchi di indirizzarli ai desk specifici, non ti ascolteranno mai! Chiederanno ad altri cento, prima di dirigersi dove tu, li avevi cordialmente guidati. Del resto…

L’Italia fa schifo e non funziona niente!” Atteggiamento che innervosisce un pochino. Certo non siamo esemplari, prima ad ammetterlo ne sono indignata, fuori luogo sfogarsi con una che sta lì per lavorare, esiste anche chi lo fa o ci prova almeno. Impensabile, il tuo essere in piedi dalle tre e quarantacinque, aver dato il latte al cucciolo, linda e pinta, aver intrapreso con i finestrini della macchina spalancati in pieno inverno, (onde evitare fasi calanti) una buia autostrada; tutto ciò per aprire un ufficio, perchè quello fai per vivere. Facile sentirti dire: ‘Ma come sei in forma!‘ Puoi mangiare quanto vuoi, il tasso di stress psicofisico, non ti farà prendere un grammo! Sinonimo indiscusso di varietà: atletici australiani, che lasciano per te numeri di telefono su di una ricevuta, dialetti mai sentiti prima, ‘venduti’ per lingua ufficiale, adorabili signori che con un grazie, ti illuminano la giornata. Aspetto selvaggio a parte, nel mio cuore è sinonimo di nascita: testimone del mio passaggio da ragazza a mamma, questo conta…

lovissimi

“Aeroporto” è universo denso di incomprensibili conflitti, dove difficilmente troverai solidarietà femminile, attraversando le apparenze, incontrerai delle amiche sincere. Posto in cui, se ti assegnano umanamente turni in apertura per semplificarti l’esistenza, (anche perchè sono gli orari in cui si lavora di più) ti sentirai dire:”Che culo hai il giorno intero a disposizione!” Considerando che sei in piedi dalle quattro del mattino, con una dose di caffeina al limite del consentito, e torni a casa alle tre del pomeriggio, ho i miei dubbi 🙂 Una realtà in cui mi sono adoperata con fatica e impegno, col mio entusiasmo, non priva di cocenti delusioni e bocconi amari, un mondo a cui ad un certo punto, ho ardentemente cercato valide alternative; per una serie di scelte forzate e poco gradite è un capitolo chiuso, ma sono sollevata: nella vita bisogna guardare avanti, correndo qualche rischio, senza perdersi d’animo, sembra facile 😉 Le possibilità sono carenti, una piccola dose di audace trasporto serve sempre. Sono pro miglioramento: soddisfazione ambita per la coerenza di se stessi: bicchiere mezzo pieno che ne dite?

ky

E non chiamatelo solo ‘Aeroporto’ 🙂

Any