Sul matrimonio.

Stasera, con la scusa di un attacco di paturnia-da-donna-gravida, ho fatto sedere mio marito accanto a me, sul divano, e abbiamo guardato insieme “4 matrimoni Italia“.

Ora, io una trasmissione del genere (basata principalmente sulla superficialità, l’invidia, la pochezza e l’acidità di 4 donne di cui forse il matrimonio, inteso come legame duraturo, è l’ultimo pensiero) normalmente l’abolirei dal palinsesto: di megere simili ne ho viste troppe nella vita reale e la paisanottitudine che trapela dai visi incipriati delle concorrenti mi rimanda proprio a quelle piccole personcine di provincia, nella cui vita il matrimonio è l’unica occasione per alzarsi l’autostima facendo vedere che si possono spendere soldi (che spesso non si hanno) ed essere meglio delle altre donzelle del reame.

Eppure mi sintonizzo comunque su Fox Life, guardo la puntata e rido o piango a seconda dei momenti ripresi dalla troupe di Sky.<

br />
La cosa che più mi solleva è che bene o male a nessuna il matrimonio perfetto riesce.
Mettetevelo bene in testa, amiche lettrici e amici lettori, la cerimonia perfettissima non l’avrete manco con Enzo Miccio come wedding planner; sta a voi affrontare i piccoli imprevisti con un certo aplomb e buttarla sul ridere perché quello, seppure è il vostro giorno, è comunque un giorno come tutti gli altri, con gli invitati che, appena hai finito di fare le foto, ti aggrediscono dicendo che loro in quel tavolo non ci vogliono stare, che l’orchestra ha il volume alto, che l’antipasto era poco, le bomboniere scarse, oppure il cuoco sbaglierà a dosare il sale, la cottura del pesce, o il parroco arriverà in ritardo alla cerimonia perché ha dovuto dare un’estrema unzione cinque minuti prima.
Potreste anche ritrovarvi con l’abito fatto a metà perché il sarto s’è sbagliato.

Non è che il mondo diventerà migliore per voi, sappiatelo.

Certo, ci sono quelle cose che sono meno aleatorie e facilmente evitabili (se solo la gente usasse la materia grigia all’interno della scatola cranica). Ad esempio il parente che si lamenta per le bomboniere del FAI (anziché l’uovo Fabergé come ha fatto la cugina di secondo grado) potrebbe anche bersi un bicchiere di vino e godersi il giorno di festa; la cognata esibizionista che vorrebbe il karaoke per far sentire a tutti il suo talento incompreso per la musica potrebbe anche trombare prima e arrivare rilassata, con le endorfine a livelli ottimali; la cugina dovrebbe arrivarci da sola che deve alzare il sedere e andare a recuperare il pargolo che da minimo mezzora mena colpi a caso sulla batteria (che, ricordo, non è un giocattolo ma uno strumento di lavoro) e ha fatto venire il mal di testa persino agli sposi; il parente di ennesimo grado avrebbe dovuto dire almeno il giorno prima che non sarebbe venuto assieme agli altri sette membri della sua famiglia… insomma, può succedere qualsiasi cosa e in qualsiasi momento, l’importante è che non vi distogliate dal motivo principale per cui vi siete presi uno sbattimento simile tra vestiti, ristoranti, invitati e decori floreali:

Che vi Amate.

E se vi amate sul serio ve ne infischiate dei conetti porta-riso coordinati o di andare in un ristorante ordinario a mangiare, se vi amate quel giorno non sarà solo un bel vestito, una torta e una decina di assegni staccati a fine serata. Sarà il giorno numero UNO. Ed è da lì che comincia il bello.

p.s. io sono arrivata al giorno 1584; vi assicuro che sono felice, anche se come bomboniere non ho regalato uova Fabergé 😉

p.p.s. prometto una mini-guida per sopravvivere alla preparazione. Scusate ma sono stanca e perdo di verve.

Precedente La mia letterina a Babbo Natale. Successivo L'amico e la str*a