Referendum si, grazie

Permettetemi uno sfogo.
Un piccolo sfogo da persona mediamente acculturata e mediamente intelligente.
Di quella (modesta) che basta per leggere e informarsi sulle questioni del nucleare, dell’acqua e del legittimo impedimento, che ti permetta di capire testi scritti, pagine di wikipedia e di discernere le opinioni politiche da quelle apolitiche.

Quella che credo sia sufficiente per andare a votare al referendum del 12 e 13 giugno.

Non voglio discutere in questa sede se sia giusto dire si o no alle questioni proposte, ci mancherebbe, non parliamo di politica; tuttavia mi sorgono spontanee alcune riflessioni che un po’ ne puzzano, tipo:

Ho come l’impressione che l’italiano percepisca il referendum come una questione per studenti comunisti perditempo, che so, come se queste domande fossero solo d’interesse a chi vota a sinistra.

Ho come l’impressione che in Italia ci sia una certa ritrosia nel pensare che si, infondo il popolo abbia un potere decisionale.

Ho come l’impressione che l’italiano provi acredine nei confronti di questo potere, dato che, una volta presa una strada da seguire, l’italiano avrebbe di lamentarsi solo di sé stesso e non potrebbe più dare la colpa al “governo ladro”. Anzi, ho come l’impressione che l’italiano adori lamentarsi senza sapere bene il senso di ciò di cui si lamenta e ami farlo anche quando non è necessario.

Ho come l’impressione che in tanti, qui, in questa nazione, abbiano voglia di riempirsi la bocca di “governo di merda” e “fan ciò che vogliono” ma poi, quando si da loro l’opportunità di esprimere un giudizio, non si sappia nemmeno da dove cominciare. Lo testimonio io con quanto ho sentito dagli aventi diritto al voto: “Ma cosa c’è il 12 giugno?“, “Cosa si vota?“, “Aaaah ma si, il referendum… ma figurati se raggiungono i numeri…”.

Ho come l’impressione che l’esercizio della democrazia, in un’Italia in cui se ne lamenta la mancanza, richieda poi troppo disturbo e fatica, dato che l’affluenza cala di volta in volta.

Ho, purtroppo, la netta sensazione che ci sia un’overdose di apatia tra chi è in età da voto, troppe convinzioni raccolte chissà dove, in anni e anni di messe, comizi televisivi e preconcetti duri a morire come le specie infestanti, troppe frasi fatte senza un riscontro oggettivo, troppe regole di vita assimilate senza domandarsi il perché. Un po’ come la tradizione che se voti a sinistra non puoi andare in chiesa.

Io comunque un po’ ci spero, che qualcuno alzi il sedere. Di sicuro le nuove leve -sarà che gliel’han detto su Facebook- lo faranno, di sicuro chi ha colto l’occasione per informarsi, chi ha un po’ di coscienza civica, chi ha un po’ di senso di responsabilità lo farà. Sai mai che convincano anche i genitori ed i nonni a uscire di casa, magari con la scusa di un gelato post-voto.

Sai mai.

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2 commenti su “Referendum si, grazie

  1. Anonymous il said:

    Non sono un lettore di blog, capito su questa pagina cercando su google: “I miei genitori non votano al referendum”. Giusto per capire le reazioni di chi è figlio come me e vuole a tutti i costi partecipare liberamente, o comunque appagare il desiderio del “mal comune mezzo gaudio”. In ogni caso il tuo post mi è piaciuto molto e ci tenevo a dirtelo; spero tu si sempre attiva e interessata alle necessità del Paese e sia pronta a discuterne civilmente con chiunque. I fanatici, disinteressati sono gli etichettatori di partiti…cioè le scorie, è proprio il caso di dire, di questo vecchissimo bilateralismo estremo nazionale, che bisogna contrastare. Ciao!!! 🙂

  2. grazie mille! hai detto bene: bilateralismo estremo nazionale 🙂 finchè ci si arena a titolare così la gente non si andrà mai avanti verso il “nocciolo” delle questioni!

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