Promesse

Da ieri la mia bacheca di facebook è un pullulare di bilanci del 2017: positivi (pochissimi) negativi con valide motivazioni (non molti) e negativi-vi-prego-mettetemi-un-like-che-mi-scende-l’-autostima (parecchi).

Io, che sono controcorrente come un salmone che deve depositare le uova, non anelo a farvi il resoconto del mio 2017 (non saprei nemmeno da dove cominciare e avrei qualche difficoltà a omettere turpiloqui vari).

Preferisco chiudermi questa porta alle spalle e guardare avanti, alle promesse e ai buoni propositi che intendo fare per il 2018.

Del tipo:

Prometto di finire tutti i libri lasciati a metà

Anche quelli che mi fanno rimpiangere di averli comprati.
Anche quelli che trattano di argomenti che non mi interessano più.
Anche quelli che ho tenuto in casa perché buttare i libri è un atto blasfemo.

prometto di ascoltare musica nuova

Anzi, di fare tabula rasa su iTunes e bandire tutti i brani più ascoltati per uscire dalla mia comfort-zone musicale, trarre nuove ispirazioni e staccarmi da certi brani che portano con loro un carico di ricordi che anche basta.

prometto di andare a vedere tutte le mostre che reputo interessanti

Con o senza Santo Marito Martire al seguito che, totalmente digiuno di storia dell’arte, spesso mi guarda con aria interrogativa in attesa che gli spieghi perché “quella roba che saprebbe fare anche Nano all’asilo” valga milioni di euro.

prometto di finire i barattoli di creme profumate già aperti

Almeno liberiamo un po’ di spazio in bagno così finalmente sappiamo dove ritirare il rasoio elettrico.

 

 

 

PROMETTO DI non alimentare flame sui social

Non seguirò più i profili dei complottisti (amici o parenti che siano), se vedrò articoli “sensibili” non andrò a leggerne i commenti e tantomeno risponderò anche qualora la mia onestà intellettuale lo imporrebbe; eliminerò e, se ce ne sarà bisogno, continuerò a bloccare i casi umani che ogni tanto vengono a dibattere berciare cazzate in italiano confuso sul mio profilo, il tutto mantenendo comunque il sorriso nella vita reale.

prometto di appuntarmi immediatamente le idee

Senza rimandare a “quando ho tempo” perché quello è un termine indefinito che probabilmente esiste solo in un mondo ideale con giornate da 36 ore.

Senza menarmela perché non lo sto scrivendo ordinatamente su un’agenda, prenderò il primo supporto (cartaceo o digitale) che mi capiterà sottomano o registrerò note vocali, insomma… qualsiasi cosa purché l’idea non cada nel dimenticatoio.

E se mi sentite dire “tanto me lo ricordo” tiratemi uno schiaffo che sappiamo benissimo tutti che non è vero.

prometto di non prendermela più

Che si tratti di chi c’è stato finché aveva bisogno di una spalla su cui lagnarsi del partner, di chi ha passato con me il tempo libero perché sperassi gli presentassi papabili tromba-amiche, di chi continua a raccontare cazzate come se avessi la memoria a breve termine, di chi fino all’ultimo ha sperato in un mio cedimento.

Davvero, amen.

Ringrazio il 2017 per avermi fatto scoprire quanto so essere forte e chi è davvero al mio fianco ogni volta che sono in difficoltà ma soprattutto per avermi insegnato che non è la quantità di tempo dedicatami dagli altri a fare di me una buona o una pessima persona.

Prometto di essere costante con le sedute dalla psicoterapeuta

Che non farò come l’anno scorso quando, in balia di uno sfrenato ottimismo (forse dovuto all’effetto delle benzodiazepine ancora in corpo), non mi sono più fatta vedere per sei mesi et voilà, al primo periodo critico sono tornata quasi al punto di partenza.

Rispetterò l’appuntamento settimanale anche quando mi sembrerà di non aver nulla da dire perché so di avere questo brutto vizio di rispondere “non è niente” quando in realtà, dietro a questo niente, si nasconde di tutto. Terrò a portata di mano il diario alimentare e non mollerò di segnare tutte le volte che cerco del cibo pur non avendo fame.

E infine,

Prometto di rispettarmi

Di riconoscere quando sono stanca, stufa, frustrata e priva di entusiasmo.

Prometto di non dire più “si” quando penso “stagrancippadiminchia“, di sentirmi libera di rifiutare proposte, inviti, richieste di aiuto se reputo che la cosa non mi interessi, mi danneggi o mi porti un carico di stress inutile; di non perdere più tempo solo perché rifiutare pare brutto, di non dire più “infondo cosa mi costa?” di non temere che il prossimo si dispiaccia (e anche se lo fa, pazienza).

Prometto, insomma, di ascoltare quella Paola che è rimasta sepolta sotto strati di buona educazione, indecisione e paura del prossimo.

E mi fermo qui, che nove promesse sono già tante se penso che ho solo 365 giorni per metterle in pratica. Ce la farò? Non ne ho ideo, ma ce la metterò tutta.

Promesso.

Promesse

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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