Di parenti molesti e mammitudine

Ah, la mammitudine.

Quel meraviglioso momento in cui facciamo l’upgrade da donna a mamma vivendo esperienze uniche e inimitabili come la gravidanza, il parto e lo stringere quelle piccole, minuscole manine tra le tue ma anche un periodo straordinariamente complicato.

Che già di per sé non è facile vivere, figuriamoci se arrivano, com’è stato per il matrimonio o per i primi mesi di convivenza, i parenti molesti.

Già, loro. Che ci hanno già ampiamente sfrangiato le palle con le foto il giorno delle nozze, sfracassato le gonadi quando abbiamo messo piede nel nuovo nido d’amore ed ora rieccoli a frantumarci, sminuzzarci e polverizzarci gli zebedei mentre stiamo allattando e piangendo insieme per le ragadi.

Che già tentano di prepararci psicologicamente al corso pre-parto raccomandandoci di non aver paura a paccare visite perché siamo stanche, snervate, assonnate e vorremmo gettare la spugna scappando (da sole) ai cairibi. “Piuttosto dite che vi vedrete in giro, quando sarete in vena di uscire e vedere gente” ci dicono.

Ah ah ah.

Le maledette, da anni, mentono sapendo di mentire.
Perché la dura realtà è che i parenti molesti non colgono assolutamente la stanchezza nelle nostre occhiaie, il sonno nella nostra voce flebile o le fiamme che stiamo sputando dalle narici quando suonano alla porta svegliando il neonato appena addormentato. Loro perseverano. Non lo so se perché sono pessime persone dentro o se sono solo pessime osservatrici. Fatto sta che non c’è porta chiusa, telefono spento o rifiuto che tenga: loro arriveranno e l’unica difesa è conoscerli a fondo per contrastarli –quasi– efficacemente.

Il parente ritrovato

Non ti caga da mesi (se non anni), gli ultimi approcci risalgono al matrimonio, dove è palesemente venuto solo per mangiare a sbafo, prendersi la bomboniera (con la classica stizza di chi non vedeva l’ora di levarsi dalle palle) per poi sparire nell’oblio. Ma adesso tutto cambia: c’è un pargolo da spupazzare, con cui tornare un po’ più giovani e spezzare il vuoto in cui naviga da anni la sua vita. Ecco perché non esita a bussare alla vostra porta, smorzando gli entusiasmi se gli dici che il pupo ronfa ma comunque rimanendo (intavolando il best-of dei discorsi di circostanza) finché non avrà l’agognato pargolo tra le braccia.

Soluzione: ma si, dateglielo pure da coccolare. All’una di notte, strillante per qualche motivo che sa solo lui. Dateglielo con un sorriso a quaranta denti e scappate a dormire.

Tata Lucia

Spiace, ma questi ve li ritroverete anche al di fuori della famiglia, dato che il mondo è pieno di cagaca**i e tutti distribuiti con una certa densità nei vostri paraggi. Ancora frastornate dagli eventi, Tata Lucia arriverà a dirvi che lo state tenendo in braccio male. Il perché non è chiaro ma tanto lei, che ha sei figli e cinquantordici nipoti, di sicuro ne sa più di tutte ste’ ostetriche che vengono pagate per niente… ai tempi suoi d’altronde si partoriva e via, di nuovo nei campi a lavorare e tutti zitti e muti.

Soluzione: chiamate l”ostetrica, ditele cosa ha sentenziato Tata Lucia e gustatevi la rissa che ne scaturirà a breve. Si, lo so, non è granché ma vi rallegrerà la giornata.

L’inopportuno

Cominciate a pensare che in giro ci siano persone dotate di poteri paranormali e lui ha proprio quello che gli permette di suonare il campanello quando il piccolo si è addormentato e voi state cercando di capire se avete ancora un paio di tette o se se n’è risucchiata una dalla fame che aveva. Quando gli aprite la porta esordisce sempre con la “che disturbo?” alla quale, sempre per colpa degli ormoni che vi rendono troppo buone, bofonchiate qualcosa a metà tra il NO e LIMORTACCITUA.

Soluzione: eliminate il no e dite solo LIMORTACCITUA

il dispensatore d’ansia

Espletati i convenevoli di circostanza, iniziano: “E adesso come farai…?”.
Come farai col lavoro, coi soldi, con la casa, gli impegni, la vita sociale e quei nove chili che ti si sono appollaiati sull’addome e che, a detta sua, difficilmente vanno via perché adesso sei mamma e col cazzo che riuscirai ad andare in palestra? Perché un figlio è una benedizione ma anche una tragedia, e se poi si ammala? Ma hai qualcuno che te lo guardi? La baby sitter l’hai già trovata? No che poi è probabile che ti lascino a casa, quindi il problema non si pone.

Soluzione: restituitegli il favore infondendo il lui altrettanta paranoia: “Ma ce l’avevi già quel neo lì? No che a me sembra di un colore strano…”.

L’acida con figli.

Immerse in nuvole di ormoni, completamente rapite da quel faccino tondo, arriva lei a portarvi alla realtà: “Si ma non crederti che sarà così per sempre” tuona, e via con l’elenco di quanto potreste andare avanti a non dormire, di come potrebbero crescere male sti’ figli, di quanti capricci potrebbero fare, di come sarà un casino quando gattoneranno, cammineranno, andranno a scuola e ti chiederanno le chiavi della macchina il sabato sera.

Soluzione: ricordatele che vostro figlio potrebbe anche crescere meglio dei suoi.

I rapitori.

Diciamoci la verità: a tutti, escluso qualche sociopatico e la ex-ancora-single del tuo partner, verrebbe voglia di prendere in braccio il tuo neonato e coccolarlo senza pietà. D’altronde è un istinto primordiale: i cuccioli sono geneticamente progettati per scatenare in noi la pucciosità e gli occhi a cuoricino. Tuttavia il buonsenso e l’educazione fan si che una persona normale contenga tale desiderio e, al massimo, chieda alla madre il permesso per farlo.
Per un rapitore invece NO, in quanto parente bypassa queste inutili convenzioni socio-igienico-sanitarie per fiondarsi sul neonato come aquile sulla preda. Discorsi su difese immunitarie, la delicatezza del collo, la necessità di un ambiente sereno e del contatto con la mamma vengono ignorati per soddisfare il desiderio di pucciosità, convinti per l’appunto che essendo parenti voi non solo non obietterete ma ne sarete anche entusiasti.

Soluzione: tagliare loro le mani si si, dateglieli. Ma solo ed esclusivamente durante le peggio cagate.

Quelli che “dallo in braccio al mio bimbo!”.

I legami familiari sono importanti, si sa, ma non vitali quanto il riposo e la serenità della neo mamma e del proprio figlio. Questo tipo di parenti molesti non se ne rende per niente conto e, in nome della pucciosità, preleva il pargolo dalle vostre braccia per gettarlo in pasto ai propri figli e/o nipoti immortalando il tutto con qualsiasi cosa possa scattare delle foto: il vostro neonato in braccio al nipote iperattivo di sette anni (“che tanto già prendeva in braccio sua sorella da piccolo, sa come si fa!”), il fagottino in mezzo a duenni e treenni che vanno alla materna e che lo stanno scambiando con uno dei loro bambolotti (“dai che così inizia già a farsi gli anticorpi, una volta i bimbi stavano tutti insieme e non è mai morto nessuno!”*) o il piccolo, tutto molliccio con ancora gli occhietti semichiusi (nella classica espressione “ma che cazzarola vogliono sti qua?”) che deve già imparare a difendersi dalle “carezze” che la sua cuginetta desidera assolutamente fargli sulla testa, nonostante i continui richiami verbali della parentelanza presente (e leggete bene; richiami VERBALI, ergo nessuno alzerà il culo –se non voi col vostro bacino indolenzito– a salvarlo).

Soluzione: ecco, qui divento seria e propongo davvero di dire NO. Secco ed anche incazzoso se nel mentre vi è salito l’istinto omicida perché a tutto c’è un limite, specie se c’è in ballo la salute di vostro figlio che non è il nuovo bambolotto delle cuginette di ennesimo grado accorse urlanti in reparto.

[*in realtà le statistiche sulla morte infantile negli anni del dopoguerra dicono tutt’altro, ma  ora non stiamo qui a fare i sapientini].

Ed infine, vi lascio con la super soluzione che neutralizza ogni tipologia di parente molesto (pure quelle non elencate che sennò l’omino del SEO mi cazzia che il post è troppo lungo per il popolo dell’internet): il NO. Fermo, anche incazzoso se vi sentite incazzose, detto sorridendo, piangendo, urlando ma comunque DETTO. Che l’arrivo di un nuovo pargolo in famiglia galvanizza tutti, è naturale, ma prima venite voi ed il vostro piccolo che siete reduci da un’avventura fisica e psicologica di immani proporzioni.

Quindi NON ABBIATE PAURA di mandarli affanc*lo.

Che male che vada son parenti molesti in meno da invitare al batttesimo.

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