Paisanottitudine

Chi segue più o meno assiduamente questo blog avrà notato che ogni tanto tiro fuori il termine paisanot o paisanottitudine.
Ora, non sono sicura che si tratti di un neologismo e di poterne rivendicare al 100% la maternità (sentendomi così una gran figa) però vorrei, in questa sede, chiarire con voi il significato del termine.. Con qualche esempio pratico, giusto per capire se la mia idea di paisanottitudine coincide con la vostra e se ci siam capiti fino a qui.

Direi di procedere in ordine sparso col minimo sforzo.

Anzitutto, paisanottitudine è quando le cose sono sempre andate in un certo modo e così dovranno andare pei secoli a venire; chi cambia è un eretico, o un folle, o un impudente. È quando non si può spostare la sede di una festa perché “l’abbiamo sempre fatta qua in piazza“, quando non si può organizzare una gita culturale perché “abbiamo sempre fatto le cene” o quando chiedi al parroco di fare un concerto in oratorio: no se puede, perché mai s’è visto nel campetto dell’oratorio altro se non palloni e calciatori (al massimo delle partite di terra-mare).

Paesanottitudine è anche quando sbagli a far parte di un’organizzazione piuttosto che un’altra, quando interi clan famigliari non si rivolgono la parola perché negli anni 20 una loro antenata ha rifiutato la mano di un loro bisnonno, sono gli antagonismi che si perpetrano dai tempi del regno d’Italia, ma anche la convinzione che chi non partecipi alla vita sociale del paese sia in disadattato e chi non va a messa sia un peccatore senza speranze né futuro, chi non si sposa é uno poco serio o una donna che non la conta giusta mentre chi si assenta una domenica e salta la messa é infermo o è scappato via dai debiti.

Paisanottitudine è il mormorio che ti si crea intorno quando indossi un paio di pantaloni larghi e coi tasconi (salvo quando questi van di moda e allora sei un eretico a non averli), lo sguardo di disapprovazione se hai un piercing al sopracciglio e gli occhi pallati se hai appena detto che no, non ti interessa minimamente sfilare alla festa del paese col vestito da sera o partecipare alla festa dei coscritti.
Paisanottitudine sono pure i rancori sopiti e i sorrisi finti sotto elezioni, che non son più momento di espressione della democrazia e del perseguimeno del bene del proprio piccolo centro abitato, ma l’occasione per alzarsi l’autostima, far vedere agli altri comuni mortali che si è qualcuno, avere la scusa per tirare fuori il vecchio completo Luisa Spagnoli  per le “grandi occasioni mondane” o per sedersi in prima fila a messa quando non ci si è più messo piede dalla cresima del figlio, 20 anni prima. Sono gli aperitivi offerti al bar quando fino al giorno prima manco ti salutavano, gli auguri e le domande tipo “ma come stai?”, i nomignoli dati senza confidenza e il ritorno all’assenza totale di saluti nel post elezione. Sono le liti in consiglio comunale scatenate solo per dar fastidio al vicino, nella parte opposta, solo perché sono anni che non tagli il pero e le fronde gli vanno nel giardino da mesi.
Ma paisanottitudine è anche il “cazzocheppalle non c’è mai niente da fare”, il “Cos’è? La presentazione di un libro? Ma c’è almeno il rinfresco?” ed il “Ah ma se la organizzano quelli là [leggasi con lieve nota di disgusto] col ca..o che vado”. È il “ah ma non sapevo proprio, non-esco-mai/nessuno-mi-dice-mai-nulla/mica-li-conosco” quando invece si sa di più persino dei diretti interessati, il “ma cosa ci fa tizio con tizia” o il “massaichecosahadettoefattolanipotedellacuginadellagiovannadeldistribitore?”.
È chiedere l’amicizia su FB a persone con cui non parli da anni, con la speranza che la loro vita sia peggiore della tua ed eventualmente risentirtene se così non è; leggerne tutti gli status, i post, guardare ogni singola foto, non commentare e non salutare mai ma poi andare in giro dicendo “ho letto sul Facebook di tizia che ha fatto questo, era con quello e ha detto così..”; guardare le bacheche altrui e inacidirsi fino a non salutare più per un link che non piace o un mi piace non concesso o un commento di ammirazione che si sperava di ottenere con una foto in costume.
È il guardare dall’alto in basso quelli che per te erano degli sfigati a 11 anni e continuare a pensarla così anche se hanno avuto una carriera, una famiglia e una vita che a confronto la tua fa pena, è trovare sempre da ridire anche quando non c’è nulla da contestare, è pensare che la figa della classe sia sempre e comunque il guru a cui riferirsi e sposarsi/figliare/cambiare casa/comprare una cabriolet quando lo fa lei, è far ricadere sui figli colpe, prese in giro e nomignoli dei genitori, sono le mamme che fanno comunella e insegnano ai figli che é sempre bene emarginare il bimbo di colore, il bimbo in difficoltà economiche o il bimbo coi genitori problematici.
Infine, paesanottitudine è andare in panetteria, chiedere se puoi attaccare un manifestìno e sentirti rispondere: “no, perché non sei più venuta a comprare in negozio da me”.
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5 commenti su “Paisanottitudine

  1. Paesanottidudine é la menzogna che ti é stata messa davanti per nasconderti la veritá: ovvero che puoi fare quella beata minkia che hai voglia!

    Seeee, lo so, fa un po’ Matrix questo commento, ma é cosí.

  2. Approvo parola per parola.aggiungo solo che pur avendo vissuto 5anni a genova che non e’ di certo un piccolo paese, ebbene comunque ogni quartiere alla fine si comporta come un piccolo paese, anzi a volte e’ peggio!!!

  3. Approvo parola per parola.aggiungo solo che pur avendo vissuto 5anni a genova che non e’ di certo un piccolo paese, ebbene comunque ogni quartiere alla fine si comporta come un piccolo paese, anzi a volte e’ peggio!!!

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