On air from somewhere in Florida!

È arrivato il tragico momento: il dodicesimo giorno, l’ultimo, quello in cui dal nord della Florida (quasi al confine con la Georgia) scenderemo fino a Miami e riprenderemo l’aereo.. Probabilmente stanchi da sei ore di macchina, sudati e depressi. Ma poco importa, il segreto è pensare al prossimo viaggio.
La cosa che più mi fa sorridere è scoprire che so ancora tenere una conversazione in inglese -oh my gosh!- anche se ogni tanto devo girarmi verso mio marito e domandare “..come lo traduco?”; è pure capitato che le parole mi uscissero di bocca con estrema naturalezza, usando frasi fatte imparate non so dove.
Meglio di un corso d’inglese.
Per l’appunto: imparare una lingua non è facile e, anche se fai il corso con tanto di attestato, non puoi ritenerti “studiato” se non ti eserciti “sul campo”. Per dire, al liceo avevo la media del 9 nelle verifiche di grammatica.. Ma quando si partiva col “listening” e con “conversation” la prof scuoteva la testa e partiva col ritornello: Zanetti, guardati i film in lingua madre. Ed aveva ragionissima. Ogni volta che ho dovuto parlare in inglese pensando al libro di grammatica, al tempo verbale adatto, allo SVOMPT (la struttura della frase inglese) e ai paradigmi, partorivo cose tipo “hi. My name is Paola And i’m a student..”; qualsiasi cosa mi rispondessero seguiva il mio “cheniuripit?” ed un imbarazzante siparietto alla cui fine l’interlocutore sorrideva, si arrendeva e salutava. Quando invece si è costretti a interagire con stranieri, la televisione e la radio trasmettono solo in lingua madre.. E l’unico modo per non morire di fame é ordinare nella lingua del cameriere.. TaaDaaah! Si impara 🙂
D’altronde se c’è in gioco la sopravvivenza.. Si acquisisce ogni informazione. Anche come costruire un’arca in caso di diluvio universale.
So… Let’s go!
We’ve got to spend about.. Six hours in a car.. Oh yes, i will survive! Yeaaaah!

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