L’odissea dell’oggetto X

Sia dato un oggetto, che definiremo con X. Sia data una giovane coppia di quasi-genitori AB a cui serva questo oggetto X. Sia data un’altra giovane coppia CD che possiede X e del quale se ne voglia liberare. Sia data una seconda coppia EF che conosce sia AB che CD e che fa da tramite proponendo a CD di lasciare X ad AB.
E sia data, in definitiva, una coppia aggiuntiva GH che nulla centra e che ha una certa riluttanza nell’usare gli sms.

Secondo logica, qual’è il processo più breve tramite il quale AB possa ottenere l’oggetto X?
Semplice, direte voi: EF mette in contatto AB e CD i quali si accorderanno per andare a prendere l’oggetto X. Una bazzecola.
Ed è qui che volevo arrivare.

Data una soluzione logica, a cui giungerebbe anche un bambino delle elementari, è prassi che si ignori questa in favore di un’alternativa che di logico e funzionale ha ben poco e che ci porti all’oggetto X dopo funamboliche avventure.

Cominciamo con il PRIMO STEP: la coppia EF che deve avvisare la AB dell’oggetto X.

“E” possiede, come il suo partner F, i numeri di telefono sia di A che di B (ed A lo sa bene, in quanto ogni tanto riceve da E degli sms in cui adora spacciarsi per i propri figlioletti, scrivendo con un linguaggio da età pre-scolare).
Né A né B hanno cambiato numero, negli ultimi tre anni.
Nonostante ciò, E chiede a G di chiedere ad AB se a loro interessa l’oggetto X dicendo che ha scritto più volte ad A senza ricevere risposta alcuna (A non ne è sicura, ma ha come il sentore che tutto ciò sia pure stato detto con tono vagamente polemico). G, quando vede di persona AB, da’ loro la notizia e chiede se sono interessati a questo benedetto oggetto X.
AB risponde che si, a loro serve X; G dice allora che dirà ad E di dire a CD di tenere per loro l’oggetto X.

Fin qui, tutto sommato potrebbe ancora andare bene. Logica vuole che, se pure la comunicazione ha previsto qualche passaggio in più, il gioco è fatto: la coppia AB deve più solo mettersi in contatto con CD e andare a ritirare l’oggetto X.
Invece no.

[Ed ora mi raccomando, fatevi uno schemino per quanto segue che la situazione si complica parecchio].

SECONDO STEP.

Tenete conto che la coppia AB non abita nelle vicinanze delle altre coppie e che viene dalle loro parti una volta ogni due/tre settimane, nel week end. Sappiate che E oltretutto non si fa quasi mai vedere quando questa arriva, costringendola a comunicare tramite CD ed F.
AB chiede a GH il numero di CD ma questa non ce l’ha, magari F si.. ma a che serve? EF accompagnerà AB da CD per prendere sto benedetto oggetto X.

AB ha qualche perplessità, ma va beh.

In settimana B parla con F dicendo che nel week-end non potranno esserci, si rimanda al prossimo. F se ne dimentica, così G telefona per sapere allora quando si fan vedere che oggi è già sabato e domani è domenica, che bisogna avvisare con un certo anticipo che non è bello capitare in casa, così, che magari la gente ha i fatti suoi da farsi e magari è via. Allora B domanda se per caso F ha detto loro che quel week-end non ci sarebbero stati, G cade dalle nuvole, A vince cinque euro per aver scommesso giusto e continua a domandarsi perché bisogna tirare in mezzo anche GH per andare a ritirare questo cavolo di oggetto X.

Vi sembra complicato? Bene, passiamo al TERZO STEP.

GH insiste, nella settimana successiva, di esserci nel week-end perché bisogna ritirare X (che sai mai, metti che poi lo danno via..). “E” continua a sostenere di mandare sms ad A, A non riceve alcunché, quindi probabilmente, da qualche parte in Italia, c’è un poveretto che si becca i messaggi di E in lingua pre-scolare.
La coppia AB continua a domandare speranzosa il numero di telefono ma GH continua a non saperlo e a insistere che tanto si va insieme ad EF da CD.. mentre F non è pervenuto.

Ah, dimenticavo un dettaglio non indifferente: E sta sulle palle un po’ a tutti.

Attenzione che andiamo al quarto step.

Causa tutta una serie di imprevisti la coppia AB non riuscirebbe nemmeno a passare di domenica a prendere sto stramaledetto oggetto X, viene quindi chiesto, data la lontananza e la difficoltà a trovare un giorno buono per tutti, se a sto punto non potrebbe passare EF da CD, dato che sono amici.
G, contrariamente al parere di H, dice che va beh, alla malaparata, se proprio, possono passare loro in settimana, anche se in quanto futuri proprietari dell’oggetto X dovrebbero esserci sia A che B.

AB ripete che si, sarebbe bello, ma avendo orari di lavoro particolari ed abitando a km e km di distanza, logica vuole (anzi, ormai implora disperata) che si faccia così.

G, facendo leggere tra le righe che non è proprio convinta della cosa, concorda.. anche se, fa sapere, se ci fossero stati anche loro avrebbero visto altri oggetti, oltre l’agognato X, di cui potrebbero aver bisogno e che la coppia CD dava via. Tipo di un oggetto Y, che effettivamente AB ancora non ha.. ma che G, per buona educazione, non le sembra il caso di chiedere dato se servirebbe una certa faccia tosta che non ha.

AB a sto punto fa’ spallucce (nel mentre la logica è corsa a suicidarsi), l’importante è sto stra-cavolo di oggetto X, chissene.

F, esasperato pure lui da quanto si sta protraendo questa situazione, dice che chiederà e passerà lui a prendere X senza fare ulteriori storie.

G non sembra convinta, A scommette dieci euro che se ne scorderà.

QUINTO –e ultimo, se Dio vuole– STEP.

Siamo giunti all’atto finale di questa lunga catena di eventi e passaparola (la Susi nel mentre ha un crollo d’autostima per quanto sia complicata questa sfida rispetto ai suoi quesiti).

Colpo di scena: A e B possono fermarsi ancora il lunedì mattina.

F non c’è, è via.
E è a lavoro.

Non rimane che avvisare GH, dato che sto numero di telefono di CD risulta ancora non pervenuto.

H dice che chiederà a E.
“E”, velocemente in pausa, dice ad H che CD è a casa tutta la giornata. H avvisa AB, concludendo con “mettetevi d’accordo con E per andare insieme a prendere X ed eventualmente Y”.
“A” pensa “Stocadso che andiamo con E, facciamo le cose come andavano fatte fin da subito”. E scrive ad E chiedendo numero di telefono ed indirizzo, sperando che la risposta arrivi prima di notte fonda.

Sembra quasi fatta.

“E” manda sms in cui compaiono via, numero civico ed un numero di telefono però di nove cifre anziché dieci. “A” bestemmia in aramaico (e preciso: non ha mai studiato alcuna lingua morta, è il potere di Satana che ormai la pervade), riscrive ad E dicendo che il numero è sbagliato, non può essere di nove cifre, sicuramente ne manca una, che controlli meglio e re-invii per piacere.
“E” risponde con “prova così” più lo stesso numero di prima.
“A” vorrebbe ribattere con tutto il cuore che, razza di deficiente, il numero è uguale, però colpo d’occhio: sembrerebbe mancare la prima cifra, il classico “3”. Prova ad aggiungerlo, il telefono squilla e finalmente risponde C.
“A” ha grande desiderio, a questo punto, di rispondere ad E dicendole “mancava la prima cifra, demente!” ma il tempo è tiranno e avvisa C che, dopo pranzo, passano da lei a ritirare sto fottuto oggetto X.

Contenti che in fin dei conti per il pomeriggio presto si torna a casa (la coppia AB ha un animale domestico che sicuramente, essendosi trattenuta un giorno in più del dovuto, avrà finito le scorte alimentari) viene inserito l’indirizzo sul navigatore: il numero civico non corrisponde, ma può essere la via nuova, l’importante è arrivare li, dai che poi si butta l’occhio e si trova.

Invece no.

La via c’è, ma del numero nemmeno l’ombra perché la strada finisce prima.

AB telefona a CD dicendo che sono sulla via, C dice che scende in strada ad aprire.
AB attende, ma nella via nessuno scende e nessun cancello si apre.
“A” chiede anche a dei passanti se per caso la via continui, ma no, è tutta lì.
“A” ri-telefona a C, dicendo che non trova comunque la casa. C è perplessa: ma non è che siete andati troppo avanti o siete nella via dietro? Cosa vedete intorno?.
“A” descrive la via, davanti a lei ha anche la sezione statale di una nota scuola professionale della città, lì ubicata da almeno una decina di anni.
-Ma… siete a *nome-di-un-paesino-della-provincia*?-. Domanda C.
-Ehm, no-. Deglutisce A; B si volta con due occhi da licantropo sotto i raggi della luna piena. -Siamo a *nome-del-capoluogo-di-provincia*-.
-Ma no! Ma non vi hanno detto che abitiamo a *nome-di-un-paesino-della-provincia*???-.

No.

No ed era anche facile intuire che sarebbe finita così.

Perché ci sono interi corsi di laurea pronti a insegnarci che quando un messaggio, per andare da un punto all’altro, passa per più di una bocca qualcosa nel mentre si perde.

Anzi, ce lo spiega già solo il gioco del telefono senza fili, dove il primo dice “mi piace tantissimo la Nutella” ma l’ultimo riporta (quelle poche volte che non ci si arrende per l’incomprensibilità che ha raggiunto il messaggio) “mi sono bruciato il culo sulla padella“.

Eppure, ragazzi, il mondo va così: ogni anno spendiamo soldi per far si che la tecnologia ci semplifichi la vita per poi complicarcela noi da soli, probabilmente perché siamo dei maghi del fraintendimento, degli azzeccagarbugli nati, degli esperti in supercazzole prematurate con scappellamento a destra. Perché ciò?

Non lo so, confido che la scienza prima o poi ci regali una risposta certa e plausibile.

E possibilmente anche la cura che permetta ad E di scrivere ad A degli sms normali.

Precedente Ode al Vaffanc*lo. Successivo Richieste da futura mamma.