Non il solito post sul 25 Aprile

È venerdì 24 aprile ed ho già un gran mal di testa.

Tralasciamo il fatto che domani probabilmente rimarrò imbottigliata in autostrada in mezzo agli amanti della scampagnata last-minute (cosa che due anni fa mi costò qualcosa come un’ora da Genova a Camogli dove ovviamente solo Gesù, camminando sulle acque, sarebbe riuscito a posteggiare) e attaccata alle ruote posteriori di ciclisti-dalle-irrealistiche-aspettative che, proprio perché confinati al livello amatoriale, anziché impegnarsi nella dura salita all’Abetone in rispettosa e civile fila indiana viaggiano accostati in tre a contarsi i cazzi propri (cosa successa invece ogni santa qualvolta abbia fatto la strada che da Lucca porta al pistoiese, da marzo a ottobre).

Domani sarà il venticinquesimo giorno d’Aprile, 115° giorno dell’anno al quale seguono 250 giorni prima della fine dell’anno.

Ovvero l’anniversario della liberazione.

Ovvero il giorno in cui l’italico popolo di Facebook, Twitter e social network vari, si spaccherà in due: chi il 25 aprile lo festeggia e chi no.

Per cui domani staccherò volontariamente 3g e wi-fi, anzi, probabilmente segregherò il mio telefono in un antro remoto della mia borsa per evitare di cedere alla tentazione e di aprire l’app di Facebook, leggendo così tutta una serie di sproloqui revisionisti contornati dall’intramontabile status-slogan: “IO IL 25 APRILE NON C’HO GNIENTE DA FESTEGGIARE”.

Si, avete letto bene: “gniente”.

Se sarete fortunati magari i vostri occhi sanguineranno un po’ meno leggendo “gnente”, ma ad ogni modo: vaffancuore.

Perché ogni benedetto 25 aprile mi ritrovo in bacheca tutta una serie di considerazioni sgrammaticate e alquanto inesatte storicamente su com’è andata in realtà la guerra, su quel sant’uomo del duce (“ducie mia lucie”, cit.) e su sta sinistra partigiana che s’è comprata sti falsi di editori e ministeri dell’istruzione per diffondere notizie inesatte e di parte.

Sarò ripetitiva, ma vaffancuore di nuovo.

Anzi, vaffancuore a Zuckenberg che ha sdoganato i social network e li ha resi alla portata di tutti tutti, anche di chi s’è trovato per caso il pollice opponibile nella mano e può così scrivere le sue profonde considerazioni. Rimpiango, in questi momenti, quando internet, le chat e i primi abbozzi di comunità virtuali erano roba da nerd pallidi e asociali, mentre tali ominidi ci aspettavano fuori da scuola per deriderci ed eventualmente sgonfiarci le ruote della bicicletta. Perché si, internet è una cosa meravigliosa che abbatte distanze e barriere, semplifica la vita, fa viaggiare informazioni e permette di prenotare qualsiasi cosa risparmiando tempo e denaro.. ti fa persino trovare l’anima gemella; però purtroppo da’ modo anche ad una pletora di persone afflitte da gravi problemi esistenziali di scrivere cose opinabili, tipo “col duce si che era meglio”, “ci vuole una bella dittatura”, “è stata tutta colpa di Hitler che sennò vincevamo la guerra con grande vigore italico”.

Il tutto nel nome del “ho diritto a scrivere ciò che penso“.

E vaffacuore again, dato che la manfrina del “sarò libero di pensarla come mi pare, no?” è tra le giustificazioni di cui s’è più abusato nella storia dei dibattiti, dai tempi dei romani all’era del WWW: se è per quello si, hai anche il diritto di tirare una scoreggia fetida in un vagone strapieno di gente, di parlare a venti centimetri dal naso altrui con un’alitosi pestilenziale e, volendo, di raccontare una barzelletta durante una veglia funebre. Non c’è una legge che formalmente impedisca di farlo ma non ci vogliono tre lauree ad honorem per capire che prima o poi qualcuno il setto nasale te lo fracca a craniate.

Chiariamo un punto fondamentale che, secondo me, ultimamente è andato abbastanza perso tra gli amanti del parere-cinico-acchiappa-like: avere il diritto di esternare il proprio pensiero non implica necessariamente che le proprie teorie siano da premio Nobel. Per di più la libertà di pensiero comporta una certa responsabilità su quanto viene scritto (e badate bene che ho usato il verbo “scrivere“, non “dire” perché un’amplia fetta di chi si cimenta nello scrivere vaccate si rivela poi un leone da tastiera: aggressivo sullo smartphone ma alquanto pecora nella vita reale) perché allora io domani vado a dire che gli svizzeri stanno preparando la conquista a suon di missili nucleari dell’Italia, noncurante del panico e dell’odio verso i cugini elvetici che sicuramente scatenerò nonostante sia una palla inventata da me.

Essere liberi di poter scrivere ciò che si vuole (anche se vorrei ricordare che esiste il reato di apologia al fascismo, ringraziamo solo che siamo in Italia e quindi possiamo tranquillamente trovare magliette del duce in qualche bancarella sfigata nelle sagre più sfigate della nazione) non equivale al diritto di scrivere minchiate. Fate quindi pace coi libri di storia perché, se proprio volete convincermi che col duce si stava meglio, sciorinatemi almeno delle date corrette o indicatemi a spanne il ventennio giusto; se poi volete dirmi come fate a garantirmelo dato che siete nati dopo il ’45, mi fate un ulteriore favore.

Che pazienza chi conosce a fondo gli ideali fascisti e li sposa con cognizione di causa (anzi, non tanto pazienza… più che altro brivido, terrore e raccapriccio). Ma inneggiare a Mussolini e poi pubblicare le foto di Pertini con la scritta “l’unico, vero, grande presidente” no, ve ne prego, o attaccarvi ribattendo “e allora? Vogliamo parlare di Stalin???” (che centri Stalin con il 25 aprile non lo so, chiedo sempre ma nessuno mi da una risposta valida a parte “il duce comunque ha fatto i campi da calcio“) oppure dirmi che benny (benito, per intenderci) era infondo un brav’uomo che amava l’Italia e che s’è fatto corrompere da Hitler…

Non so. Non ci siamo. Pazienza stare davanti a una figura di Rorschach e disquisire se si vede un toro con le tette o una bottiglia Ferrarelle, pazienza litigare se quello è un azzurro carta da zucchero o un blu cobalto chiaro, pazienza dire che nella panissa ci vada la sausissa o meno.. ma abbiamo i libri di storia. Abbiamo tonnellate di materiale. Abbiamo le testimonianze dirette di una generazione che, purtroppo, va scomparendo (non oso immaginare le cazzate che sentirò quando questa si sarà estinta). Abbiamo libri di narrativa e documentari televisivi di un certo livello. Abbiamo anche storiografi esteri, volendo.
Abbiamo, insomma, delle valide alternative a blog e siti fuffa in grado di raccontarci cos’è stato il ventennio fascista.

Poi sicuramente, proprio per guardare il tutto con occhio critico, non tutti i partigiani sono stati dei santi come non tutti i fascisti sono stati beceri assassini. Ma dire che si rimpiange una dittatura no, mi sanguinano le orecchie. Forse siamo stati troppo fortunati, probabilmente una dittatura ci vorrebbe seriamente per vedere di quanto “coraggio fisico e patriottismo” sono dotati i fascisti-da-tastiera che al momento hanno il sedere comodamente piazzato su un divano, magari con una bevanda poco italica tipo la coca-cola in mano; bisognerebbe vedere le loro facce nel momento in cui vanno al cinema e non possono vedere Jurassic Park, Avatar o Interstellar perché pellicole non italiane, oppure quando battezzano i propri figli e devono rinunciare ai nomi tamarrissimi che avevano in mente (beh, forse questo non è un male..).
Niente più programmi tipo Report, le Iene, Striscia la notizia, nemmeno la libertà di leggere un articolo sull’Italia che è uscita ancora prima dei quarti di finale dai mondiali.
E tralascio il discorso delle manganellate e dell’olio di ricino, perché quando si finisce sulle torture, le leggi razziali, gli omicidi perpetrati dall’OVRA e la totale negazione dei diritti umani NESSUNO ha mai nulla di intelligente con cui ribattere (a parte chi crede che quelle spettassero solo ai non italiani, motivo per cui pensano che con la dittatura si starà tutti meglio, senza immigrati.. cari loro, fan quasi tenerezza).

Soprattutto, e qui chiudo perché sento già odore di flame, vorrei vederli senza internet.

Che dite, gliel’avrà detto qualcuno che una delle prime cose che le dittature (di qualsiasi stampo politico) vanno a colpire sono i mass media, soprattutto il web, prezioso veicolo di informazioni e contatti con tutto ciò che è al di fuori del regime?

Non lo so, nel dubbio regalerò biglietti di sola andata per la Corea del Nord.

Buon 25 aprile.

25 Aprile
Vignetta di PaolaZanetti
Precedente Di fighe di paese Successivo A te che sei mamma