Me & Silver

 

Eccoci qui: due soci, due amici, o meglio: cane e gatto.

Nello specifico il cane sarei io, che voglio l'”abitudinarietà”, un capo branco che mi dia delle direttive, alla perenne ricerca di un ordine e una logica per tenere su una casa e una vita intera. Poi c’è il gatto, a ricordarmi che a volte le cose migliori sono quelle che hai fatto senza pianificare, così, come viene viene: lui scombina ogni cosa già dal mattino, quando la sveglia suona alle nove e lui, dormendo sui miei piedi o tra le ginocchia, mi ricorda che infondo posso concedermi ancora un po’ di sonno, specie se dalla finestra entra un raggio di sole primaverile che riscalda le coperte. Non parliamo di come riesce a infilarsi tra le mie faccende, ricavando sempre cinque minuti per le coccole, di come sa recitare un miagolio da morto di fame quando scopre che cucino pesce, delle fusa che partono a comando  nel momento in cui apro l’anta della dispensa, proprio quella in cui conservo le sue scorte alimentari e le mie..

Soprattutto Silver ha dimostrato grandi abilità nel fregarmi da sotto il naso ogni cosa, dalla foglia di insalata (eh si, si mangia anche quella solo per la soddisfazione di farmi passare per fessa) alla spugna del lavello e, detto tra noi, credo provi pure un certo piacere nel portarmela in giro, bella zuppa, per tutta la casa.

Ne conseguono lotte, duelli per difendere il mio piatto e il mio bicchiere dalla sua zampa lesta, molto più tempo a pulire e ore e ore di “spelucchiamento” dei miei indumenti.

Adoro questa foto, scattata da marito tornati da una cena. Non si nota benissimo ma il felino, anziché ruggire, mi stava sbadigliando in faccia. Data l’ora, aveva ragione.

 

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