Lo stalker

Io me lo immagino, che gioia dev’essere stata quando s’è iscritto a Facebook (il social network in cui trovi tutti, col proprio nome e cognome) ed ha iniziato a visualizzare le “persone che potresti conoscere“.
Mi immagino soprattutto come gli sia mancato il fiato quando, scrollando la lista, ha trovato buona parte dei suoi ex compagni di classe, i suoi vecchi amori non corrisposti (anzi, in certi casi proprio respinto con disgusto) e tutta una serie di persone che non gli hanno reso la vita facile… a cui ora deve dimostrare che è un figo-paura.

Bene, chi mi segue sa che anche io non ho avuto vita facile tra gli undici e i tredici anni.
E saprà anche che solitamente tendo, proprio per quelle che sono state le mie esperienze di vita, a difendere senza remore la categoria degli sfigati.
Però, come diceva Pappalardo, solo ed esclusivamente per questo caso umano… lasciatemi gridare.

Lasciatemi gridare ripensando al momento in cui ho accettato l’amicizia dello stalker in questione e, soprattutto, quando, nemmeno tre secondi dopo mi si è aperta la sua chat con un innocuo “ciao come stai?”. Ed io, da persona educata, ho risposto.
Lasciatemi gridare per ogni volta in cui mi sono dimenticata attiva la chat, oppure l’ho aperta per quei due secondi necessari a vedere chi fosse online e se eventualmente potessi rintracciare mio marito (che soffre di una patologia grave per la quale gli è impossibile vivere con il cellulare acceso, non silenziato e nelle sue immediate vicinanze), secondi che sono stati più che sufficienti allo stalker per vedermi online e ripartire con il “ciao, come va?” a cui, ovviamente per motivi etici, mi son sentita in obbligo di rispondere.
Lasciatemi gridare per tutte le frasi sconclusionate, partorite dopo minuti di digita-cancella, piene di puntini che danno il pathos necessario a far capire che dietro ad una frase come “è da molto che non ti vedo” (ma perché dovrei vederti, santo cielo? Non ti vedo da una decina d’anni, non ho mai sentito l’esigenza di pensarti o cercarti, non sei tra le persone che amo frequentare… Signoreggesù mollami!) si cela il disagio mentale di dovermi a tutti costi mostrare che ora può interagire come non ha mai fatto durante il liceo, permettendomi di rivalutarlo, magari chiedergli anche scusa per non avergli dato l’importanza che meritava… Che davvero, sono la prima a gioire per chi esce dal tunnel dell’insicurezza, ma in questo caso non solo non ne è uscito, ma non mi stupirebbe leggere sul giornale che ha stalkerato ed eventualmente ucciso qualche ex-compagno di scuola.
Lasciatemi gridare per ogni “mi piace” messo a tempo zero su ogni foto del mio gatto. Che ok, Silver è troppo un figo ed ha i suoi fan, ma qui il fatto è che il mio gatto è un mezzo per arrivare subdolamente a me, alla mia attenzione.
Lasciatemi gridare anche per i commenti lapalissiani, inutili e ripetitivi sul micio di cui prima. Tipo che per un centinaio di foto pubblicate i suoi interventi sono sempre e solo tre (con le eventuali varianti o sviste grammaticali):
•Le zampe nascondono ottimi artigli
•Il pelo deve proprio essere morbido e tenere caldo
•è un gatto interessante.
Lasciatemi gridare, infine, per le uniche due volte che l’ho incrociato in giro: non solo non è cambiato di una virgola da quando ci andavo a scuola insieme, non solo non s’è inserito ed eventualmente adattato alla società, non solo non ha imparato a gestire l’ansia nel discorrere con una persona che (per qualche turba mentale a me ignota) ha messo su un piedistallo, non solo non ha imparato a prendersi cura del proprio corpo e della propria igiene.
No.
Ha pure esordito (perché si, ero con un altro mio amico, molto più buono di me, se no mi sarei defilata nella folla) con “Eh si, ma noi è proprio tanto che non ci si vede!!!”, tenendo il tono di uno che ha condiviso con me importantissime esperienze di vita.
Ah, e ci ha tenuto a presentarmi alla sua morosa, informandomi che, quando vanno su FB, lui le fa sempre vedere le foto del mio gatto.
Che.. non so, mi sa un po’ di malato.

Così una sera, dopo migliaia di ripensamenti, riflessioni ed esami di coscienza, l’ho fatto.

Ho pensato che si, è brutto essere presi in giro, derisi, schifati per il proprio aspetto fisico o per una passione in particolare (andate a dire che vi piacciono i Nirvana quando siete circondate da fan delle Spice Girls, se avete coraggio!). Eppure il tempo passa, e com’è stato per me e per molti altri, alla fine si arriva ad un punto in cui smetti di piangerti addosso e ti domandi: va bene, mi prendono in giro. Perché?
Dopo anni (in seguito a quella domanda, che tra l’altro ci troveremo a porre per tutto il resto dei nostri giorni se intendiamo crescere e migliorare!) ho visto persone fare pace con shampoo e sapone, la spazzola, i vestiti, i comportamenti da bambino capriccioso o da lagna depressa o da testa di vitello. Certo, si soffre. Ma si va anche avanti, si fanno altre esperienze di vita e si cresce.. sennò a quarant’anni saremo tutti qui su faccialibro con l’acido allo stomaco e l’ossessione di dimostrare la mondo intero (quando dovremmo invece farlo con noi stessi) che non siamo più degli sfigati.

E bon, in conclusione l’ho eliminato dai contatti e bloccato.

Mi son sentita una brutta persona, ma ho pensato che un NO secco poteva fare più di mille frasi del cappero dette per compassione.

In compenso nel mentre che concludo questo post arriva un messaggio: un blando “ciao come va?” a cui seguirà un’incredibile storia che…

va beh, avrete capito.. morto uno stalker ne arriva comunque un altro.

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