Lettera aperta ai genitori haters di staminchia

Normalmente non parlo mai di cronaca.

D’altronde l’ho sempre detto: questo non è un blog serio.

Consideriamolo pure una raccolta di cazzate, ricette e qualche tutorial. Non ho oltretutto le competenze linguistiche necessarie, la professionalità o anche solo la velleità di poter affermare che quanto scrivo possa arricchire l’intelletto del mio prossimo.

Tutto ciò per dirvi che quello che andrò a scrivere è un parere come tanti e, proprio come tutti gli altri (vostro compreso), non richiesto.

La notizia penso la conosciate tutti: in provincia di Arezzo una donna dimentica la propria figlia in auto per circa 6 ore, provocandone la morte per arresto cardiaco. Ho allegato apposta un articolo scarno, perché quello che è successo è tremendamente semplice e non ha bisogno di molte spiegazioni. Due righe, lapidarie, bastano e avanzano com’è stato per tutti gli altri casi simili a questo.

Ovviamente su Facebook, il social che tanto amavo quando era frequentato solo da nerd brufolosi e da qualche lungimirante che ne aveva intuito le potenzialità in ambito pubblicitario, è partita la solita carneficina; non c’è nemmeno bisogno che vi pubblichi alcuno screenshot, basta cercare un link alla notizia ed è, minimo, mezzo metro di commenti.

E lo capisco.

Prima di facebook andavamo al bar e, tra un caffè ed un saluto, commentavamo a voce.

D’altronde è cronaca, è su tutti giornali e telegiornali, poi la notizia è di quelle che colpiscono duro allo stomaco: abbiamo bisogno noi in primis di parlarne perché discuterne fa bene, ci fa digerire tragedie come queste più facilmente. La differenza stava nel fatto che usciti dal bar il nostro commento aleggiava ancora lì per qualche istante e all’ora dell’aperitivo se ne erano già abbondantemente perse le tracce.
Come per tutte le altre discussioni fatte al bar o in un qualsiasi luogo pubblico.

Adesso il commento scritto permane, è lì, ristagna, lo rileggono, rilanciano, condividono.. e si arriva al sopracitato mezzo metro di commenti in cui tutti sproloquiano le proprie (sacrosante, eh) considerazioni. Come per tutte le altre discussioni su Facebook o in un qualsiasi altro social network.

Questo però -permettetemi- è FOTTUTAMENTE diverso.

Bimba morta in auto: genitori chiudono profili facebook

QUESTO è la parte avariata di internet, dei social, la sorte deviata delle discussioni (inutili ma, ribadisco, sacrosante) di cui prima. È la prova che l’avere sotto alle dita un qualcosa che possa permettere di approcciarti a gente che non conosci dovrebbe essere concesso previo permesso di un prefetto, come per il porto d’armi.

Perché di questo si tratta: ferire. Anzi, infierire. Volutamente, sapendo e desiderando la sofferenza altrui perché boh, sembra che tutto ciò che facciamo da dietro un monitor o uno smartphone e che colpisca chiunque meno che noi sia lecito e privo di conseguenze.

E dato che adesso anche io sento un po’ ribollirmi le budella, carissimi leoncini (ma soprattutto care leoncine-mammine-perfettine-di-staminchia): lasciate sfogare un po’ di rabbia repressa anche a me con questa lettera aperta a voi tutti dementi telematici che vi siete presi la briga di scrivere minacce e insulti ai genitori di Arezzo.

Genitori Haters

Lettera aperta ai genitori haters di staminchia

Carissimi voi,
esempi di perfezione organizzata, dedizione alla famiglia e praticanti fedeli del multitasking estremo.

Come prima cosa vi invidio: avere tante certezze, soprattutto quella di essere un perfetto genitore (anche quando di figli non ne avete) è una cosa che fa vivere davvero sereni. Beati voi perché io, che prima di andare a dormire mi faccio la conta dei probabili traumi che posso aver procurato a mio figlio, fatico alla grande e ci impiego mezzora a prendere sonno. Beati anche per il tempo che avete da perdere, io trovo faticoso persino recarmi sulla pagina fan di Salvini per dirgli quanto il suo ultimo intervento in tv mi abbia permesso di risparmiare sui lassativi.

A vedere come vi prendete la briga di cercare il profilo Facebook di una sconosciuta, magari sbagliare (perché il tempo è tiranno, dieci secondi per verificare sono davvero troppi in questo mondo che corre) e inondarli di messaggi d’odio mi sovviene una prima considerazione: o non scopate, o non scopate bene o non scopate abbastanza.

Inoltre, a vedervi dietro uno schermo, così, infoiati come iene in vista di un cadavere, a darci dentro a insultare una persona che non vi capiterà mai di incontrare ma manco per sbaglio mi fa sorgere una curiosità: chi lo sa se riuscireste a ribadire quanto scritto vis-à-vis (in faccia, per chi non è pratico di francese, ndr), senza un confortevole schermo a proteggervi? Ve lo dico io: NO, perché, a parte quando perdete tempo su facebook, siete persone per bene.

E a vedervi elevare su un piedistallo di perfezione, contornati da premi tipo miglior-mammina-perfettina-di-staminchia o papà-dio-del-quality-time, mi sovviene anche la domanda: ma voi siete stati così over-the-top nel vostro ruolo di genitori da garantirmi che avete tutto il diritto di insultare (sempre da dietro uno schermo, ovvio) una poveretta che ha appena commesso il peggior errore di tutta la sua vita?

Ah, ancora un’ultima domanda.

Ma vi siete mai chiesti se il vostro giudizio sia così necessario a quei due genitori che hanno appena perso una figlia?

Perché, a mio avviso, quella madre e quel padre si stanno già dando abbastanza colpe. In un momento come questo il vostro messaggio carico di insulti non ha alcun valore aggiunto ai loro occhi, ai miei e alla società in generale. Però vi capisco: annoiarsi è una brutta cosa, io preferisco darmi al DIY, voi all’ insultare chi non avrà mai la forza (o almeno così credo) di rifilarvi in faccia due sacrosante pizze. Scelte di vita, of course.

Comunque, se proprio vi fa stare meglio, anche io, di fronte a notizie come queste, sul subito penso che sia impossibile dimenticarsi un figlio in auto. E mi si strazia il cuore al pensiero.

Poi mi ricordo di quella volta che ho litigato con mia sorella perché convinta che lei si fosse presa il mio carica batteria dato che, porca miseria, io l’avevo visto proprio lì, sulla  sua scrivania e le ho mandato qualcosa come quattro sms (abbastanza scurrili) affinché controllasse. Stavo anche scrivendo il quinto quando poi mi sono seduta e, proprio su quella sedia, a 130 km da quella scrivania, c’era il fottuto caricatore della discordia.

Mi ricordo di quando sono andata a fare le prove a casa di amici con la mia auto, abbiamo suonato, siamo andati a bere ed il giorno dopo, chiedendo se avevo lasciato lì il mio golfino nero, mi sono sentita rispondere: “il golfino non l’abbiamo visto, in compenso abbiamo trovato una punto grigia sotto casa: è mica la tua?”.
E per amore di precisione specifico: per entrare in casa io dovevo per forza passare per il garage. Che fosse vuoto proprio non l’avevo notato.

E mi ricordo delle volte che papà, mamma o zii, si sono dimenticati di venire a prendere me ed i miei cugini a scuola, della strada di fianco il nido che per due volte ho quasi preso contromano, degli appuntamenti dimenticati, le coincidenze perse per aver letto male gli orari dei treni, della grandissima figura fatta con una casa editrice della mia città perché ho sbagliato indirizzo ed avevo pure il cellulare scarico per avvisare, della strettoia poco dopo il semaforo presa troppo larga (una strettoia fatta ogni giorno, per sette anni!) e del fornello dimenticato acceso, con gatto super peloso in casa, per tutta una mattina.

Quindi, anziché prendermi la briga di cercare uno sconosciuto su Facebook per insultarlo, non faccio altro se non controllare ossessivamente di non aver lasciato il nano in auto per due settimane. Poi l’ansia passa e torno la solita, comune mamma mortale che sa di dover tenere mille occhi aperti e prova a farlo nonostante uno o due ogni tanto si chiudano.

E a tutti voi che ve uscite dicendo che chi sbaglia non dovrebbe avere diritto a figliare faccio presente una cosa: vi è solo andata bene.

Perché qualsiasi mamma/papà sa (e ammette) che in tutta la sua carriera da genitore ci sono stati almeno due o tre momenti in cui ha avuto la certezza che qualcuno, da lassù, ha davvero messo la mano sui suoi figli: come quella volta che così, d’emblée, gli sono scappati dal marciapiede e si sono fiondati su una strada fortunatamente deserta, quando li hanno fermati poco prima che si infilassero in bocca una biglia lasciata sotto al divano da un nipote di cui non si ricordano manco il nome ben cinque anni prima o quando si sono arrampicati sulla sedia per affacciarsi ad una finestra lasciata aperta chissà da chi, chissà da quanto, chissàperchéccazzonessunolhachiusa.

I genitori perfetti sono figure mitologiche.
Manco i vostri lo sono stati.
Manco voi lo siete o lo sarete.

Esistono piuttosto genitori che PROVANO a fare tutto al meglio. E questi genitori, tra lavoro, bollette, impegni e qualsiasi sarcazzo che possa capitare nella vita a un comune mortale, si stancano, si distraggono e si convincono persino di aver lasciato il/la proprio/a figlio/a al nido mentre se lo sono dimenticati in macchina, sotto al sole..

..E che dei giudizi che inviate così solerti su facebook non sanno proprio cosa farsene.

Come se le vostre scoregge di mail valessero qualcosa in mezzo a quel dolore atroce che stanno vivendo.

 

 

 

 

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