La mia letterina a Babbo Natale.

È Natale e dovrei scrivere un post consono. 
Dato il mio ateismo e il mio astio verso chi non mi fila (ed eventualmente taglia e cuce) tutto l’anno ma poi si sente in dovere di farmi tanti cari/santi auguri di Natale, non ho grandi idee. Però effettivamente non fare il post natalizio mi sembra proprio da brutta persona, quindi riciclo la lettera a Babbo Natale che mi ero scritta qualche tempo fa e mi salvo in corner.

Caro Babbo Natale.
Non stiamo a sindacare se sono stata brava o meno quest’anno, perché io e te abbiamo due punti di vista completamente diversi. Anzitutto non hai mai lasciato specifiche su quanto bisogna essere pazienti e lasciar correre per risultare delle buone persone; quindi, Babbo, ti dico solo che dopo anni di mal di stomaco, il mio corpo ha imparato a difendersi in automatico. 
Capirai anche te, Natale, che non posso mettere a repentaglio la mia salute mentale. 
Quindi, tenendo conto della salvaguardia della mia salute fisica e mentale, SI, SONO STATA PROPRIO UNA BRAVA BAMBINA.

[E se non sei d’accordo da domani cercati dei nuovi animali da traino, che la carne di renna non è affatto male].

Comunque questa è la mia wishlist: niente giochi, niente ammennicoli costosi, niente tecnologia inutile. Obietterai che pur essendo in grado di trasportare giocattoli in tutto il mondo spinto da qualche renna tu non sia così potente da esaudire tutte le mie richieste.. Ma io ci provo perché –infondo– credo ancora in te.

Dunque, sotto l’albero vorrei trovare:

Una linea diretta e senza fermate Crema-Vercelli
O un’autostrada, tutta per me. O, dai, veniamoci incontro, mi basta anche solo che lungo le tangenziali di Milano i milanesi imparino che si sorpassa (previa segnalazione con le frecce) a sinistra, non a destra.


Una settimana di diarrea cronica per quelli che si lamentano per nulla. Presente quelli che hanno male a un piede e lo fanno passare per un caso di “malattie misteriose”? Ecco, loro, quelli che dal dottore fanno a gara a chi ha speso di più in visite specialistiche, sono sempre in farmacia a contestare un farmaco o l’altro e che, se andassero dal medico solo quando serve, mi farebbero durare la coda mezzora anziché due ore. Siccome sono ancora troppo buona per augurar loro una malattia grave, mi accontento del cagotto.

Il crampo alle dita per i morti di figa. 
Si, per tutti quelli che non solo me la battono pensando che io possa trovare interessanti dei fenoli da circo come loro, ma che insistono nonostante io non dia minimamente corda. 
Li trovi quasi tutti sulla mia lista “con restrizioni” di Facebook.

Un anno di crollo di autostima per quelle che se la tirano troppo. 
Davvero, sii crudele, fai che capitino cose tipo che l’uomo le molla per un cubo peloso di 200kg per un’altezza massima di un metro e quaranta, il capo le umilia davanti a tutto l’ufficio, che si facciano sgamare le calze contenitive o i bustini anti-pancia, che usino un condizionale al posto di un congiuntivo in una sala piena di insospettabili grammar nazi, che si passino un panno bagnato sulla faccia levando i tre millimetri di malta lisciante, che i loro ex raccontino tutto quello che loro non hanno mai raccontato (la verità, in molti casi).
O che si spezzino una caviglia cadendo dai tacchi in pieno centro, mentre hanno appena finito di commentare, nemmeno troppo a bassa voce, la mise purciara di qualche comune mortale.

Il crampo al culo per tutti quelli che non mi cederanno il posto a sedere dal sesto mese di gravidanza in poi. 
È una questione di educazione, non di esibizionismo: se davanti ti trovi una donna gravida, un anziano o un poco-o-per-niente-deambulante DEVI almeno chiedere se vogliono sedersi. Rifletti, caro Babbo: se io mi ritrovo a chiederti questo é perché il tuo carbone, come metodo educativo, é una ciofeca!

Peni, e in gran quantità. 
Non pensare male Babbo, è che ormai questo è l’unico modo per placare tutte le frustrate, stronze, acide, insopportabili e isteriche donnette che rovinano la società: da quella che ti perde i moduli e se ne sbatte perché non sei nessuno, quella che un giorno ti saluta come una sorella ed il giorno dopo manco alza la testa se ti vede, passando per le lagne umane che pur di strappare dei “mi piace” consolatori si lamentano di continuo di stomondodemmerdaanfame, a quelle che non fanno altro se non dare fiato alla ciabatta che si ritrovano al poso della bocca… E non dirmi di sopportare Babbo, perché i problemi vanno risolti alla radice e secondo lo stimato giornalista Perozzi: “cosa manca a una donna novantanove volte su cento?” 
Il ça.. Ahem, L’AMORE!
Il potere di non addormentarmi in treno a bocca aperta
andando in coma per un’ora. O in alternativa quello di far esplodere gli smartphone degli stronzi che fotograferanno e posteranno su Facebook.

Una sgnacchera.
Ma non una gnocca qualsiasi, io voglio una tipo Bocca di Rose, che faccia l’amore non per noia o per professione, ma per passione. Mettimela sotto l’albero, che io le spiego un po’ di storie e situazioni, le do’ un paio di indirizzi e regalo una serata di sano sfogo sessuale agli amici che sono in secca da tempo. 
Ah, e fa’ che possa restare a mia disposizione per tutto il 2013 per sporadiche missioni, che sai mai, la gente si lascia ed io, in tutti questi anni, ho notato che una trombata non potrà risolvere per sempre le pene d’amore, ma il suo buon effetto lo fa.

Il buongusto nel vestirsi per mia cognata. 
Guarda, non è che debba andare in giro con i jeans e le magliette tipo me o col tallieur di Gucci. Mi basta solo che dal suo armadio spariscano le trine ed i pizzi stile mia nonna, gli swarosky, gli strass, la ciniglia, i nastri di raso e le coroncine che pure lo Shun Fa mette fuori solo ed esclusivamente a carnevale. O per lo meno che non si trovino tutti insieme nello stesso abito.
E a proposito di abiti.. Sulle gonne lunghe stile sposa ed i corpetti tieniti preparato per l’anno prossimo.

E per finire..

Uno scatolone di “botte di culo”.
Sfuse, non c’è problema. Impacchetterò io in dosi uguali per tutti i miei amici.

Un chilo di autostima.
Preparamelo in fiale, che le inietto al momento a chi ne ha un disperato bisogno.

Un cargo di pazienza.
Ecco, quello scaricamelo tutto nel cortile dei miei, che buona parte deve andare a mamma e papà in previsione di prossimi sei mesi di gravidanza. Il resto lo darò a quel santo uomo di mio marito. E quel che avanza alle persone che mi vogliono bene ma che spesso subiscono il mio malumore ed il mio scazzo (col quale il più delle volte non centrano). Voglio loro un mondo di bene e vorrei che continuassero a volermene per il resto dei miei giorni.

Grazie Babbo Nat!

Ci sentiamo l’anno prossimo.

p.s. Auguri a tutti i miei lettori, i miei follower, i miei contatti e ai “mipiacciatori” della pagina fan. Se crescete ancora un po’ vi scrivo un libro!




Precedente Vorrei fare la figa ma non ne sono in grado. Successivo Sul matrimonio.