io ODIO Trenitalia!

Odio Trenitalia.
La odio quanto una ladra, una lestofante.. un’associazione a delinquere.
La detesto fin da quando ho posato il sedere su un suo fatiscente treno per andare alle superiori da San Germano a Vercelli, per quei dieci minuti scarsi di viaggio che diventavano anche 30, se non un’ora, e per la marea di disavventure avute con obliteratrici rotte, ritardi, soppressioni di treni e personale a volte veramente poco simpatico.
Mi ricordo le corse per trovare una macchinetta funzionante, poi un’obliteratrice, e nel caso che tutto fosse chiuso o rotto il su e giù per i vagoni verso il capotreno, sempre nella speranza che ti credesse. E non sempre così è stato.
Sguardo indagatore, scazzato, di uno che vede tante tutti i giorni, il controllore è stato per me croce e delizia di molti viaggi; alcuni li avrei voluti strozzare, specie quando andai in giro per due mesi con un abbonamento Santhià-Torino P.N. senza il Formula (che era obbligatorio): alla fine uno mi cazziò e minacciò di multarmi (“ma com’è possibile che non gliel’abbia detto nessuno che non può avere un abbonamento così?) poi, preso da compassione, mi disse di rifare (a metà mese ormai) l’abbonamento. Il giorno dopo non rifeci l’abbonamento, decisi di far finta di niente e di sperare che nessuno se ne accorgesse com’era capitato per due mesi di fila… ovviamente col culo che ho sempre avuto rieccone un altro: “signorina, non può farmi questo abbonamento senza formula”. Ma questo almeno mi spiegò di scrivere “Palestro – Torino P.S.” se non volevo avere anche il Formula assieme.<

br />Ci fu poi il bigliettaio di Vercelli che mi disse che non potevo fare un abbonamento che partiva da Santhià in quella biglietteria. Obiettai che a Santhià facevo biglietti e abbonamenti che partivano da ognidove. “E allora se lo faccia fare a Santhià”. Grazie, stronzo!
Ricordo gli occhi al cielo dei pendolari quando sugli schermi appariva (quando non erano rotti) il ritardo. 5 minuti, ok, ce la faccio… mh, sale a 10 minuti, ma si, corro un po’.. 15, poi 20 e 30 minuti, 40, 50 e SOPPRESSO. Lamentele, ragazzi che devono dare esami, lavoratori che telefonano a colleghi, turisti che sbraitano perchè perderanno la coincidenza e l’aereo. L’atmosfera è quasi da film catastrofico in questi casi e in un attimo qualcuno perde la pazienza e qualche malcapitato si sente ricoprire di insulti.
Veniamo al clou dei disagi, il massimo dei fastidi, quello su cui non ci può proprio far niente Trenitalia: i viaggiatori.
Se vuoi conoscere l’umanità e la sua più colorata varietà, sali su un treno! Mi verrebbe da dire ai miei figli. C’è di tutto. Dal mancato nobile che si schifa a sedersi, al punkabbestia col dobermann, l’africano, il cinese, il marocchino, l’indiano… un mix di colori, lingue e, soprattutto, odori. Si va dall’eccesso della mancata top model che avevo di fianco ieri pomeriggio, la quale si è vaporizzata mezza boccetta addosso, all’uomo con problemi di sudore acido, o a quello con l’alitosi feroce. Che ovviamente capitano d’estate, quando fa caldo, l’aria condizionata è rotta e non puoi proteggerti il naso con una sciarpa.
Ma a parte di questo, che costituirebbe la base per un’enciclopedia socio-demografica, posso solo dire:
TRENITALIA VAFFANCULO.
Te, i tuoi ritardi e, soprattutto, i tuoi rincari del cazzo. 


Ah.. e un abbraccio allo sportellista di oggi, a Santhià, che ha ricordato all’analfabeta cafone che ha tentato di fottermi il posto in fila che c’ero prima io. Grazie, grazie di cuore.

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